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L’8 e il 9 giugno si voterà per le europee e per il rinnovo di molti governi locali e della Regione Piemonte. La sinistra radicale giunge all’appuntamento di nuovo frammentata. Una debolezza che ha ricadute anche sulle lotte sociali.

Il Parlamento europeo

Il 6-9 giugno si vota per l’elezione del Parlamento dell’Unione Europea; 359 milioni di cittadine e cittadini dei 27 stati aderenti hanno diritto al voto. Sarebbe un grande momento di dibattito politico, di partecipazione e democrazia se il Parlamento europeo avesse in primo luogo anche solo i poteri legislativi di quelli nazionali, quando invece tutti i veri poteri sono nelle mani di due istituti esecutivi, il Consiglio dei Ministri e la Commissione europea, ma soprattutto se l’Unione Europea fosse stata costruita per garantire le condizioni di vita e il benessere delle classi lavoratrici e popolari e non, come invece è, per rappresentare e difendere gli interessi delle classi dominanti e del capitalismo sul continente. E l’Unione Europea è anche l’Europa-fortezza che respinge chi fugge dalla fame e dalla guerra trasformando il Mediterraneo in un terribile cimitero. 

A 45 anni del primo voto nel 1979, quando ancora grandi erano le speranze (tuttavia ingannevoli) su una Europa democratica e sociale,  e dopo più di 20 anni di brutali politiche liberiste che hanno disegnato una Europa delle diseguaglianze e dell’ingiustizia sociale, concentrando sempre più la ricchezza verso l’alto, le urne si aprono sotto il cielo plumbeo del conflitto in corso in Ucraina, con le fanfare di guerra che risuonano ogni giorno più cupe, coi i dirigenti politici e i media che fanno a gara nelle dichiarazioni belliche nel tentativo di assuefare le popolazioni alla inevitabilità e alla normalità di questa tragedia.

La guerra, che già era riapparsa in Europa nel 1999 con il bombardamento da parte della Nato, (compresa l’Italia) della ex Iugoslavia, oggi torna a minacciare appieno il futuro dell’Europa, come se, scomparsi ormai i vecchi dirigenti politici che avevano avuto l’esperienza più o meno diretta della seconda guerra mondiale, si ricominciasse da zero, da cento e più anni fa.

Quello che colpisce di più, anche se è il portato inevitabile di questa situazione, è che in questa pessima campagna elettorale, a differenza del passato, la propaganda dei partiti per indirizzare le politiche dell’Unione Europea sono del tutto prive della retorica sulle “magnifiche sorti e progressive” del nostro continente, sugli effetti benefici del processo di unificazione, e sono venuti meno in gran parte anche coloro che proponevano di abbandonare il percorso europeo perseguendo invece soluzioni nazionali. Oggi anche le forze più nazionaliste e reazionarie, hanno scelto un’altra strada; pensano di avere la forza di incidere direttamente sulle scelte dell’UE, definendone un profilo politico sempre più a destra a loro immagine e somiglianza. Ed è l’obiettivo dichiarato della Meloni.

Non c’è niente di stupefacente in tutto questo. A dominare è la crisi profonda degli assetti del capitalismo mondiale, è lo scontro tra le potenze, è il tema della guerra e di quali strumenti bellici devono essere messi in atto per assicurare la “sicurezza“ dell’Europa capitalista, ovverosia la sua capacità di reggere il conflitto tra le potenze imperialiste sul piano economico, geopolitico strategico e quindi anche militare.

Niente magnifiche sorti e progressive, ma il duro scontro inter-imperialista, a cui l’Europa capitalista giunge indebolita nella capacità concorrenziale economica, priva di una struttura statale politica compiuta e quindi anche di una forza militare adeguata a gestire il confronto geopolitico.

Il voto amministrativo

In Italia l’8 e 9 giugno si vota anche per le Amministrazioni locali, un voto non secondario perché coinvolge circa 17 milioni di elettori, quasi la metà dei comuni italiani, tra cui 29 città capoluogo di provincia e tra queste 6 capoluoghi di regione (Firenze, Bari, Perugia, Cagliari, Potenza, Campobasso). Elezioni che avranno quindi un notevole riflesso nei rapporti di forza tra i principali partiti ed anche e soprattutto nella gestione dei poteri locali in alcune grandi città.

Infine si vota anche nella Regione Piemonte, uno dei territori più importanti dal punto di vista industriale, in cui sono chiamati alle urne circa 3.700.000 cittadine/i aventi diritto e in cui la vittoria delle destre è del tutto assicurata.

La pessima campagna elettorale in Italia

La campagna elettorale dei maggiori partiti italiani cerca di tenere il più lontano possibile le grandi problematiche dell’UE compresa la questione della guerra che viene affrontata solo parzialmente; tutti questi cercano di “surfare” sul voto europeo, cercando di manovrare solo al fine di difendere uno spazio elettorale. Meloni usa le elezioni europee per un referendum sulla sua figura, combinando vittimismo e aggressività, mentre gestisce nel paese un processo involutivo e reazionario a che va avanti senza interruzione. La campagna di sostegno a “Giorgia”, altro non è che la propaganda e la pratica della controriforma istituzionale del premierato, di una donna (o uomo) sola al comando.

La controriforma istituzionale è già in opera in ogni atto del governo che agisce solo più attraverso decreti legge (uno a settimana), con un parlamento ormai svuotato di potere in cui solo una Camera fa un simulacro di discussione, mentre l’altra semplicemente registra. Si moltiplicano le leggi repressive, si vara una “riforma” della giustizia che tanto piace ai berlusconiani di Forza Italia e contemporaneamente avanza la famigerata autonomia differenziata di Salvini. Quest’ultimo gioca la sua partita nello scontro interno alle destre in Italia e in Europa sparando a destra e a manca.

Ed è inevitabile, data la loro natura, che questo governo e questi partiti, procedano in mille forme nell’attacco ai diritti delle donne e nella demolizione di quel che resta ancora del welfare e della sanità pubblica.

Giorgia si costruisce come donna del popolo che rompe i ruoli politici impaludati e che si rivolge direttamente alla “gente”; così facendo non fa altro che rinnovare gli schemi operativi delle formazioni dell’estrema destra e fasciste per ottenere consensi mascherando la loro natura e funzione profonda, essere i cani da guardia delle forze capitaliste. E lo deve fare con tanto più forza e falsità perché deve coprire i danni sociali che le sue misure provocano e perché tra poco dovrà proporre una legge finanziaria lacrime e sangue per fronteggiare un debito pubblico altissimo e rispettare le norme del nuovo patto di stabilità.

Il rischio per il movimento dei lavoratori di accorgersi troppo tardi del pericolo costituito da questo governo e delle misure che sta mettendo in atto è molto forte. E lo è tanto più perché straordinariamente debole è l’opposizione di PD e M5S sul piano politico e sociale. Schlein conduce una vaga campagna sui diritti civili e sociali, evita tutti i temi scottanti, compresa la corsa alla guerra, per non far esplodere lo scontro interno al partito e il M5S non è certo in grado di condurre un’efficace campagna contro le scelte e delle forze capitaliste e della UE.

Le mobilitazioni sociali e la costruzione dell’opposizione al governo

Dopo una lunga disputa interna La Confindustria si è dato un nuovo Presidente nella figura di Emanuele Orsini che ha subito debuttato nel ruolo di rappresentante dei padroni, sparando contro quelli che vogliono toccare il Jobs Act, sostenendo la necessità di continuare col fossile e di reintrodurre il nucleare, senza dimenticarsi poi di chiedere altri soldi allo stato.

Vale la pena di ricordare che questo è il periodo in cui tutte le aziende e le banche stanno elargendo cospicui dividenti ai loro azionisti, visti i grandi profitti che hanno fatto.

Meno disponibili sono invece verso le lavoratrici e i lavoratori.

I capitalisti del commercio – comparto economico dove le condizioni di precarietà e sfruttamento del lavoro sono particolarmente pesanti – rifiutano da tempo di rinnovare un contratto scaduto dal 2021 per un milione di lavoratori, arrivando a denunciare i sindacati, che hanno ora proclamato un nuovo grande sciopero per il 4 giugno: tutto i il nostro sostegno alla lotta di queste/i lavoratrici e lavoratori.

Anche nel primo incontro del tutto formale e interlocutorio tra FIOM FIM e UIL e Federmeccanica e Assistal, i padroni del settore metalmeccanico hanno subito sottolineato che “coi tempi che corrono” non si può mica pensare di chiedere 280 euro di aumento. Sarà questo il leit motiv dei prossimi mesi e dell’autunno.

Nel frattempo la CGIL, sta raccogliendo fuori dalle fabbriche con successo le firme sui 4 referendum volti ad abolire alcune delle norme peggiori del Jobs Act. Condividiamo i contenuti e anche la raccolta delle firme, ma non possiamo che sottolineare che dietro questa iniziativa c’è un elemento di debolezza: di non avere i sindacati la forza, ma anche la volontà politica, di condurre una vasta campagna di lotte e di scioperi sui luoghi di lavoro. E’ proprio questo l’obiettivo da raggiungere partendo dalle lotte contrattuali. Solo così si avranno i rapporti di forza e un’effervescenza sociale di massa per poter vincere i referendum; senza queste condizioni il voto referendario potrebbero tramutarsi in un boomerang. E un discorso analogo va fatto per l’altra fondamentale battaglia, quella contro l’autonomia differenziata.

In questo contesto politico e sociale occorre sviluppare al massimo tutte le mobilitazioni sociali; per parte nostra abbiamo partecipato attivamene alla difficile, ma fondamentale lotta del Collettivo della GKN di Firenze, un vero spartiacque, su cui non possiamo che rimarcare però il disinteresse delle direzioni sindacali, ma anche alla bella manifestazione della CGIL di Napoli contro l’autonomia differenziata e a quella, ben riuscita, del primo giugno a Roma promossa da un vasto fronte della sinistra  radicale contro il governo e le politiche di guerra.

Sinistra Anticapitalista partecipa a tutte queste mobilitazioni, partendo dalle sue posizioni al di là della condivisione piena o parziale delle piattaforme e dei propositi strategici dei soggetti promotori, al fine di allargare al massimo le condizioni di una più ampia ripresa sociale e di una forte opposizione al governo.

Basta genocidio, solidarietà col popolo palestinese

Centrale rimane più che mai la mobilitazione di solidarietà e di sostegno al popolo palestinese contro cui il governo sionista di estrema destra di Israele sta mettendo in atto un vero e proprio genocidio. E’ un movimento attivato in particolare dalle giovani generazioni nelle università e nelle scuole, che sta reggendo nonostante la repressione e i tentativi di schiacciarlo, un movimento che è parte di un moto internazionale di solidarietà che attraversa tutti i paesi del mondo e che rimanda alle migliori stagioni della solidarietà antimperialista e anticolonialista.

Si deve lavorare perché questo movimento regga e si sviluppi ancora e che tutte le forze politiche e sociali oggi impegnate nelle varie forme di resistenza, vi partecipino attivamente per porre fine agli orrendi crimini quotidiani del governo sionista che regge solo per la totale complicità di tanti governi, compreso quello italiano, governi che continuano a fornire le armi con cui bambini, donne e uomini vengono uccisi in Palestina. Bisogna costruire un vero gande movimento di massa.

Il voto dell’8-9 giugno

La nostra organizzazione ha condotto sulle elezioni europee una campagna incentrata intorno allo slogan “Contro l’Unione Europea capitalista, per un’Europa delle lavoratrici, dei lavoratori e dei popoli” i cui contenuti sono sintetizzati in questo testo.  

Per quanto riguarda il votoil primo auspicio che è anche indicazione, è che in tutta Europa i partiti delle destra non conseguano i risultati da loro sperati e per quanto riguarda l’Italia che le forze di governo subiscano una battuta di arresto, senza un particolare premio per i due maggiori partiti dell’opposizione del tutto  inesistenti sul piano politico dell’alternativa e non ripiegando sull’astensionismo al voto così come abbiamo specificato nella parte 5 della risoluzione del nostro CPN.

Per quanto riguarda le elezioni ammnistrative: ci battiamo per la sconfitta delle forze della destra e dell’estrema destra e anche per costruire un’alternativa al PD e al M5S. Per questo sosteniamo le liste della sinistra autentica e di classe là dove hanno avuto la possibilità e la capacità di formarsi, tanto più là dove ne facciamo parte come nel caso delle elezioni regionali in Piemonte, ma anche dove non ne facciamo parte direttamente per esempio a Firenze.

Non possiamo però esimerci dal sottolineare ancora una volta gli errori e l’incapacità delle forze della sinistra radicale e di alternativa ad agire politicamente su scala nazionale, di rendersi credibili con un progetto unitario e non nelle solite forme spurie e disperse che rende assai poco efficace la loro azione anche quando vengono avanzati contenuti validi.

Nella consapevolezza tuttavia, che questa dispersione dell’agire elettorale è il frutto di una debolezza complessiva più profonda sul piano politico e strategico. 

*Sinistra Anticapitalista

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