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Se qualcuno continua a mostrarsi perplesso o sorpreso per il fatto che gli americani sono così scontenti dello stato dell’economia [nonostante le cifre “positive” esibite dall’amministrazione Biden], allora dovrebbe consultare il recente rapporto della Federal Reserve di Minneapolis “Income Distribution and Dynamics in America” (IDDA) e i dati sul suo sito che illustrano la stagnazione del reddito e la mobilità economica negli Stati Uniti. Purtroppo, questo rapporto conferma ciò che già sapevamo: lo Stato neoliberale favorisce i propri cittadini in modo diseguale e attraverso meccanismo che inibiscono la potenziale capacità dello Stato di sfidare la disuguaglianza distributiva.

Gli Stati Uniti hanno due miti fondanti: quello dell’uguaglianza e quello del “sogno americano”. Il mito dell’uguaglianza è l’idea che tutti avremmo le stesse opportunità di successo. Il “sogno americano” è l’idea che attraverso il duro lavoro, la perseveranza e un po’ di fortuna, chiunque possa uscire dallo stato di povertà e, potenzialmente, diventare ricco. Tuttavia, studi precedenti ci hanno mostrato come le politiche economiche neoliberiste abbiano creato un divario tra ricchi e poveri negli Stati Uniti dagli anni Settanta a oggi, a vantaggio soprattutto dei livelli di reddito più elevati. Sapevamo anche che la mobilità economica era in gran parte stagnante.

Utilizzando i dati dell’IRS (Internal Revenue Service, l’agenzia federale che si occupa della riscossione delle imposte sul reddito e di altre imposte) e del Census Bureau, la Federal Reserve Bank of Minneapolis è riuscita a tracciare un ritratto della situazione dei redditi e della mobilità negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2019. Questo ritratto tiene conto di genere, razza e geografia (Stato). L’importanza di questa intersezione sta nel sottolineare che la disuguaglianza e la mobilità non sono legate solo alla razza o alla classe, ma anche allo Stato in cui si vive, il che forse ci permette di vedere come le politiche specifiche di uno Stato possono avere un impatto sulle prospettive di vita di una persona.

Nel complesso, lo studio IDDA conferma i risultati di altri rapporti sul crescente divario di reddito. Tra il 2005 e il 2019, il 10% più povero ha visto aumentare il proprio reddito lordo deflazionato del 5%, mentre il 2% più ricco ha visto aumentare il proprio reddito del 23%.  Uno dei risultati più sorprendenti del rapporto, secondo la Federal Reserve Bank di Minneapolis, è che “una famiglia appartenente al 20% inferiore della distribuzione guadagna oggi esattamente come 50 anni fa, in termini reali”. Indipendentemente dalla razza e dal sesso, a meno che non ci si riferisca ai livelli di reddito più alti, questi redditi sono rimasti stagnanti. Questo può spiegare sia la rabbia degli elettori di Trump che sentono di essere stati lasciati indietro dal punto di vista economico, sia la delusione per le politiche di Obama-Biden che hanno lasciato indietro la maggior parte degli americani. Nel corso delle presidenze, dal secondo mandato di Bush a quella di Biden, la politica economica neoliberista ha avvantaggiato solo un piccolo numero di persone, e anche al di là delle linee di classe ci sono delle divisioni.

Ad esempio, nel complesso, le donne continuano a rimanere indietro rispetto agli uomini in termini di reddito. Nel 2005, le donne guadagnavano generalmente il 69% di quanto guadagnavano gli uomini, rispetto al 74% del 2019. Ma il divario varia a seconda del livello di reddito. Al 10° percentile (livello di reddito più basso), le donne guadagnavano il 61% nel 2005, contro il 70,8% nel 2019. Al 50° percentile (50%), le donne guadagnavano il 68% degli uomini nel 2005, contro il 74% nel 2019.  Con il passare del tempo, a seconda del livello di reddito, le donne hanno compiuto, nel migliore dei casi, modesti progressi nel colmare il divario tra i loro redditi e quelli degli uomini.

Ma se consideriamo i diversi Stati e li suddividiamo per genere e razza, scopriamo che in Texas [repubblicano] le donne ispaniche guadagnano l’equivalente del 43% del reddito degli uomini bianchi, le donne bianche il 63% rispetto agli uomini bianchi e gli uomini ispanici il 67%. Nella California [democratica] le donne ispaniche guadagnano il 46%, le donne bianche il 69% e gli uomini ispanici il 62%. Nonostante due culture politiche diverse e il predominio di partiti politici diversi, la differenza di reddito tra California e Texas è al massimo modesta.

Per quanto riguarda la mobilità, le statistiche del rapporto IDDA la suddividono per Stato e per reddito in generale tra il 2005 e il 2018, ma appare anche un’illustrazione della stagnazione. Per gli uomini in generale, c’è il 62% di possibilità di passare dal quartile di reddito più basso [25%] al quartile successivo, per le donne il 57%, e rispettivamente il 63% per gli ispanici, il 59% per i bianchi, il 54% per i neri. Nel migliore dei casi, le possibilità di passare dal quartile di reddito più basso a quello successivo sono leggermente superiori alla media, mentre le possibilità di passare a un livello superiore sono ancora più basse.

Il rapporto IDDA fornisce forse i migliori dettagli ancora disponibili sulle conseguenze economiche e sociali delle politiche economiche neoliberiste negli Stati Uniti. Mostra una distribuzione ineguale del reddito, per cui quasi tutti possono affermare di essere perdenti, mentre mostra anche i vincitori relativi, vanificando così gli sforzi di solidarietà per lottare contro queste politiche.

Eppure, nonostante queste notizie socio-economiche, nel novembre 2024 gli elettori si troveranno di fronte a un’altra partita tra due candidati presidenziali neoliberisti, con poche speranze che il modello di disuguaglianza e di mobilità radicata cambi.

*articolo pubblicato sulla rivista americana Counterpunch il 30 maggio 2024. David Schultz è professore di Scienze politiche alla Hamline University (università metodista con sede a Saint Paul, Minnesota).

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