Controlli che salvano vite e diritti
Da anni la lotta alla “burocrazia” è uno dei tormentoni più ricorrenti del dibattito politico, in particolare nei discorsi dei partiti di governo e della destra. Lo Stato viene dipinto come un apparato soffocante, un insieme di regole, controlli e procedure che ostacolerebbero l’economia e ne impedirebbero il naturale sviluppo. Meno norme, meno verifiche, meno ispezioni: questa sarebbe, secondo questa narrazione, la strada per la prosperità.
Sono spesso le stesse forze politiche che oggi si dicono sconvolte dalla tragedia di Crans-Montana. Eppure, a uccidere quarantun giovani non è stata un’eccessiva presenza dello Stato, ma esattamente il contrario: l’assenza di controlli efficaci, il mancato rispetto delle prescrizioni di sicurezza, la carenza di misure di protezione adeguate. Non un eccesso di regole, ma la loro inosservanza. Non un’amministrazione troppo zelante, ma controlli insufficienti.
Crans-Montana ci ricorda una verità scomoda ma fondamentale: le regole, da sole, non bastano. Regolamenti e leggi se non verificate, fatte rispettare e sanzionate quando necessario, restano parole vuote. E ciò che viene liquidato con disprezzo come “asfissia burocratica” è spesso ciò che separa una società che tutela la sicurezza e la dignità delle persone da una in cui l’assenza di controlli può diventare, letteralmente, mortale.
Questo stesso discorso vale anche per condizioni di lavoro, i diritti di chi lavora e i salari. Nel mercato del lavoro ticinese, il dumping salariale e sociale prospera proprio dove i controlli sono rari, frammentari o tardivi. Salari illegali, orari irregolari, contratti abusivi rimangono spesso invisibili fino a quando il danno è già stato fatto, quando la pressione al ribasso sui salari si è ormai consolidata.
È in questo contesto che l’8 marzo saremo chiamati a votare sull’iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!». Una proposta concreta, che affronta il problema alla radice: la mancanza di trasparenza e di controlli sistematici. L’iniziativa introduce una misura di semplice buonsenso, ossia l’obbligo di notificare all’Ispettorato del lavoro ogni assunzione e ogni cessazione del rapporto di lavoro, indicando le condizioni essenziali del contratto.
Non si tratta di burocrazia fine a sé stessa, ma di prevenzione. Di uno strumento che permette di individuare tempestivamente situazioni irregolari, di avviare controlli mirati e di contrastare pratiche scorrette come i licenziamenti sostitutivi mascherati. Esattamente come nel campo della sicurezza, anche nel lavoro la prevenzione funziona solo se esiste una sorveglianza reale e continua.
Ma, ancora una volta, le regole servono a poco se non vengono fatte rispettare. Per questo l’iniziativa prevede anche il rafforzamento dell’Ispettorato del lavoro, stabilendo un rapporto adeguato tra il numero di ispettori e le persone attive. Più ispettori significa controlli regolari, presenza sul terreno, capacità di intervenire dove il rischio di abuso è maggiore. Significa anche sottrarre la tutela dei diritti alle contingenze politiche e alle logiche dell’emergenza.
Difendere i controlli non vuol dire ostacolare l’economia o penalizzare le aziende corrette. Al contrario: significa proteggerle dalla concorrenza sleale di chi basa il proprio profitto sullo sfruttamento e sull’elusione delle regole. Significa affermare che il rispetto delle norme — sulla sicurezza come sul lavoro — non è un fastidio burocratico, ma una scelta di civiltà.
Crans-Montana ci ha mostrato il prezzo drammatico dell’assenza di controlli. L’8 marzo abbiamo l’occasione di trarne una lezione concreta, rafforzando gli strumenti che tutelano la dignità, la sicurezza e i diritti di chi lavora.