Il comitato per il NO all’iniziativa contro il dumping salariale si limita a negare la realtà

Pubblichiamo la presa di posizione del segretariato MPS a commento della conferenza stampa tenuta oggi dal comitato che si oppone alla nostra iniziativa contro il dumping. (Red)

“Tout va bien, madame la marquise”: per gli oppositori dell’iniziativa MPS il dumping salariale, di fatto, non esiste.
È così che può essere riassunta la posizione del comitato per il NO all’iniziativa dell’MPS «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!», sulla quale voteremo il prossimo 8 marzo.
Nella conferenza stampa odierna il comitato per il NO (composto sostanzialmente dalle forze padronali e dai loro partiti satelliti) ha riproposto le ormai trite argomentazioni di sempre: il dumping salariale non esisterebbe in Ticino, come dimostrerebbe il numero limitato di contravvenzioni rilevate dai controlli effettuati (peraltro superiori alla media nazionale); inoltre, il potenziamento dell’Ispettorato del lavoro e l’introduzione dell’obbligo di notifica di ogni contratto di lavoro stipulato creerebbero inutile burocrazia, soffocando le imprese.
La realtà concreta, quella vissuta quotidianamente da decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori sui luoghi di lavoro, racconta però tutt’altra storia.
Storie di diritti negati: dal mancato rispetto dei salari minimi e dei salari usuali nella professione e nel settore (come peraltro prevede anche il Codice delle obbligazioni), alla negazione della parità salariale tra donne e uomini a parità di mansioni e qualifiche; dai salari insufficienti per i giovani qualificati, costretti a riprendere la via dell’emigrazione, a quelli delle donne, pagate in media 650 franchi in meno rispetto agli uomini per lo stesso lavoro; dagli stage forzatamente gratuiti al moltiplicarsi di stage illegali, uno dopo l’altro, sia nel settore privato sia in quello pubblico, dando vita di fatto a un vero e proprio settore di lavoro gratuito.
Potremmo continuare, ma già questi esempi — e i molti altri di cui leggiamo ogni giorno — dimostrano che la situazione è tutt’altro che sotto controllo. Anzi, possiamo affermare che il mercato del lavoro ticinese e le condizioni salariali e di impiego sono ormai fuori controllo.
È inutile sostenere, come fanno i promotori del NO, che i controlli esistenti siano sufficienti ed efficaci. La progressiva degradazione delle condizioni di lavoro e l’affermarsi, negli ultimi due decenni, del dumping salariale — confermato chiaramente anche dalle statistiche — dimostrano in modo inequivocabile che quanto fatto finora è stato largamente insufficiente e spesso inadeguato.
Dobbiamo prendere atto che i controlli attuali non bastano a contrastare il flagello del dumping salariale. Per questo è necessario aumentare in modo significativo il numero degli ispettori del lavoro, come proposto dall’iniziativa. Il rafforzamento dei controlli, in una misura incomparabile rispetto alla situazione attuale, è un obiettivo decisivo per cercare di invertire la tendenza e arginare la crisi salariale.
A dover temere l’aumento degli ispettori e dei controlli non sono certo le lavoratrici e i lavoratori di questo Cantone, né le imprese che operano correttamente, bensì quelle aziende e quegli imprenditori che hanno prosperato — e continuerebbero a prosperare — grazie al dumping salariale. Il rafforzamento dei controlli rappresenta un primo, fondamentale passo in questa direzione.
Le recenti discussioni sulla tragedia di Crans-Montana ci hanno ricordato che non basta avere leggi e regole se la loro applicazione non viene verificata attraverso controlli sistematici. Lo stesso vale per i salari e per le condizioni di lavoro.