In difesa di Cuba, contro le misure neocoloniali di embargo e affamatrici imposte da Trump
Il blocco energetico e alimentare imposto da Washington aggrava la crisi umanitaria e minaccia la sovranità di tutta l’America Latina.
Il neofascista inquilino della Casa Bianca tenta di mettere in ginocchio l’isola dei Caraibi e il suo governo, strangolandoli economicamente una volta per tutte, assassinando il suo popolo sotto il giogo dell’oscurità e della penuria. Ma non si tratta “solo” di una guerra contro Cuba e la sua tradizione rivoluzionaria. È la prosecuzione della guerra contro la sovranità di tutti i paesi latinoamericani e dei popoli latini negli Stati Uniti. I governi socialdemocratici, in particolare Lula, Petro, Orsi e gli altri, devono opporsi con forza a questo crimine in tutti i forum e organismi internazionali.
Dopo la “conquista” di fatto del Venezuela da parte degli Stati Uniti, con il rapimento di Maduro e Flores il 3 gennaio, l’obiettivo principale degli strateghi di estrema destra che circondano Trump è l’isola dei Caraibi, che ha rappresentato un baluardo delle resistenze a due imperi sin dal XIX° secolo. Cuba è stata teatro dell’unica rivoluzione anticapitalista vittoriosa nelle Americhe, tra il 1959 e il 1961, guidata dal Movimento 26 Luglio (il movimento di Fidel Castro) e dal popolo lavoratore delle piantagioni di canna da zucchero e delle fabbriche.
Da Washington e da Caracas, trasformata – con la forza delle armi e delle sanzioni – in una sorta di capitale di un vicereame nel pieno XXI secolo, i falchi yankee hanno dichiarato guerra a Cuba, un piccolo paese isolato dalla natura e dalla geopolitica, il cui sviluppo è stato limitato da decenni di blocco statunitense e di dipendenza energetica e alimentare dall’estero.
La prima fase dell’attacco in corso è stata il taglio delle forniture di petrolio venezuelano che, sin dal primo governo di Hugo Chávez (1998), garantivano il funzionamento dell’economia dell’isola. Un ordine eseguito rapidamente da Delcy Rodríguez. Cuba ha bisogno di 100’000 barili di petrolio al giorno e ne produce 40’000. L’attacco attuale consiste nell’esercitare un’intensa pressione affinché l’ultimo fornitore di petrolio di Cuba, il Messico, cessi di inviare petroliere, cosa che Claudia Sheinbaum ha decisamente rifiutato di fare.
Allo stesso tempo, in un festival di provocazioni mediatiche tipiche di uno showman genocida, Trump ha telefonato al leader cubano Díaz-Canel per “negoziare” niente meno che la fine della sovranità del paese. Trump sostiene che Cuba capitolerà, grazie al fatto che egli affama i cubani e le cubane, come ha fatto, sostenendo Israele e i suoi bombardamenti, con gli abitanti di Gaza. (Per ora non c’è alcuna misura comune tra le due situazioni, ma il metodo disumano è lo stesso). Tutto indica che il governo yankee spera così in una delle due seguenti eventualità: la capitolazione dell’Avana o una ribellione popolare interna.
Díaz-Canel, durante una conferenza stampa internazionale il 6 febbraio, ha descritto le sofferenze della popolazione e ha denunciato la situazione come un tentativo di genocidio. Purtroppo, sebbene abbiano emesso note protocollari di critica a Washington, Cina e Russia, considerate da molti “potenze alternative” all’imperialismo statunitense, finora non hanno contribuito neppure con un solo litro di carburante a evitare il peggio per Cuba. Il taglio delle forniture di petrolio a Cuba da parte di Delcy Rodríguez dovrebbe far riflettere anche coloro che continuano a ripetere che il governo venezuelano abbia ancora qualcosa a che vedere con la “rivoluzione”, mentre in realtà è diventato l’amministratore del protettorato. Quanto a Lula e al PT, è deplorevole che non ordinino alla ricchissima Petrobras di rompere il blocco energetico contro Cuba, come giustamente chiede la Federazione Nazionale dei Petrolieri (FNP).
Revanscismo fascista
Perché un Davide indebolito come la piccola e coraggiosa Cuba è bersaglio di un tale odio da parte del Golia neofascista? Dopotutto, a differenza del Venezuela, dove l’obiettivo immediato era garantire l’approvvigionamento di petrolio – al punto che l’imperialismo ha accantonato la sua storica alleata María Corina Machado e mantenuto al potere un madurismo senza Maduro – nel caso cubano la spiegazione è puramente di geopolitica neofascista, con una forte dose di revanscismo ideologico e di classe. Trump e il suo segretario di Stato, Marco Rubio, egli stesso discendente dei gusanos, i controrivoluzionari cubani, devono sconfiggere il paese che osò intraprendere una via anticapitalista a 150 km da Miami. Una nazione che è stata simbolo e ispirazione per generazioni di combattenti per la sovranità nazionale e, nei primi decenni dopo il 1961, per la trasformazione sociale.
Cuba è stato l’unico paese dell’America Latina in cui la borghesia è stata espropriata, più precisamente con la proclamazione del carattere socialista della rivoluzione da parte di Fidel nel 1961. Vale la pena ricordare che nei primi anni della rivoluzione sandinista in Nicaragua, in alcune fasi dei governi di Hugo Chávez (in particolare dopo la sconfitta del colpo di Stato filoamericano del 2002) e nel primo governo di Rafael Correa in Ecuador, i capitalisti locali e internazionali furono estromessi dal potere, dando temporaneamente luogo a governi senza borghesia. In una certa fase, anche questi governi sudamericani furono bersaglio dell’odio imperialista, in particolare il Nicaragua, che dovette affrontare i contras finanziati da Washington. Ma il radicalismo della rivoluzione cubana non è mai stato pienamente riprodotto.
L’attuale situazione di Cuba deve essere considerata una crisi umanitaria senza precedenti e una minaccia di una nuova operazione militare dell’imperialismo di Trump contro un’altra nazione latinoamericana sovrana. Questi due elementi sono più che sufficienti per promuovere una potente e unitaria campagna nazionale e internazionale in difesa di Cuba. In un momento in cui il governo statunitense affronta una crescente opposizione interna, grandi mobilitazioni contro l’ICE e una massiccia ondata di solidarietà verso gli immigrati, in particolare latinoamericani, è necessario impedire a Trump di ottenere una nuova vittoria, dopo quella in Venezuela.
Qualunque sia la valutazione della rivoluzione cubana, ciò che è in gioco è la sovranità e l’indipendenza di un paese latinoamericano storicamente oppresso. È urgente fare tutto il possibile affinché il petrolio torni a essere fornito a Cuba e possano essere inviati viveri e medicinali all’isola.
Tutte e tutti coloro che difendono l’idea di sovranità, il principio di non ingerenza e il diritto dei popoli a decidere il proprio destino devono essere chiamati a pronunciarsi, a prendere posizione e a mobilitarsi contro il blocco!
– Trump e Rubio, giù le mani da Cuba!
– Fine immediata del blocco energetico e alimentare contro l’isola! Lula, Petro, Orsi, agite con energia. I comunicati di condanna non bastano. Lavorate per formare un fronte di governi contrari al blocco e all’assedio di Cuba.
– Per una campagna umanitaria mondiale di solidarietà con il popolo cubano.
-Tutto il nostro sostegno alle flottiglie che si organizzano per portare cibo e solidarietà al popolo cubano!
*Gli autori sono membri dell’Ufficio esecutivo della Quarta Internazionale. Questo articolo è apparso sulla rivista Esquerda em movimento, pubblicata dal MES – Movimento Esquerda Socialista, organizzazione politica fondatrice del PSOL