Marco Chiesa, riflesso cristallino della politica UDC. Al servizio dei potenti

L’intervento di Marco Chiesa apparso sul Corriere del Ticino del 18 febbraio contribuisce, in modo neppure troppo velato, a normalizzare la presenza e l’azione di organizzazioni fasciste attive sul territorio. Non si tratta di una semplice opinione, bensì di una constatazione: sostenere che tali forze avrebbero quantomeno rispettato la procedura di autorizzazione, mentre gli antifascisti si collocherebbero fuori dal perimetro della legalità per non aver richiesto un permesso nell’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale, equivale a diffondere l’idea che il cosiddetto “Fronte nazionale elvetico” risulterebbe, dopotutto, più rispettabile perché conforme all’ordinamento giuridico.
Si sorvola inoltre su un elemento tutt’altro che secondario: il presidio antifascista rappresenta anche una risposta alle decisioni del Municipio di Lugano, che aveva negato l’autorizzazione a una manifestazione di matrice fascista per ragioni di ordine pubblico, e non certo perché i contenuti promossi contrastano radicalmente con i principi dell’ordinamento democratico e legale, tanto evocati dallo stesso Chiesa. D’altra parte, da un sostenitore di Roberto Vannacci difficilmente ci si potrebbe attendere una posizione diversa.
Il contributo di Chiesa offre ulteriori spunti di riflessione, utili per comprendere la natura dell’UDC e l’orientamento dei suoi dirigenti più oltranzisti. Il partito si presenta come difensore dei “valori nazional-popolari”, accuratamente rivestiti di una retorica interclassista, ma svolge in realtà il ruolo di forza politica di riferimento nell’attuazione di politiche neoliberali, il cui obiettivo concreto è la tutela degli interessi della borghesia. Lo scritto di Chiesa costituisce un esempio emblematico dell’ambiguità e delle distorsioni narrative attraverso cui l’UDC tende a occultare e confondere il proprio ruolo politico.
Nel passaggio dedicato ai possibili disagi derivanti dal presidio antifascista previsto per sabato 21 febbraio, Chiesa afferma che «ogni franco speso per contenere disordini è un franco sottratto a scuole, anziani, manutenzione e sicurezza quotidiana». È opportuno ricordare che Marco Chiesa ricopre la carica di municipale responsabile delle finanze cittadine. Nel maggio 2025 ha presentato un primo pacchetto di tagli strutturali alla spesa pubblica per il triennio 2025-2027, per un ammontare di 13,8 milioni di franchi.
Tali misure incidono direttamente anche sulla scuola, sugli aiuti sociali, sulla cultura e sul personale comunale. Tra gli esempi più significativi figurano l’eliminazione dei fondi per la settimana di colonia a Mascengo destinata alle classi di quarta e quinta elementare, la riduzione dei contributi per le attività extrascolastiche degli allievi delle scuole medie, nonché consistenti decurtazioni ai finanziamenti destinati alla Fondazione per la Facoltà dell’Università della Svizzera italiana, al Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) e al LAC Lugano Arte e Cultura. Parallelamente, il Municipio ha annunciato interventi sul personale, prevedendo di non sostituire le partenze dovute a pensionamenti o ad altre ragioni.
Si delinea così un progressivo deterioramento del servizio pubblico e delle condizioni di lavoro dei dipendenti comunali: una riduzione dell’organico inevitabilmente compromette la qualità e la continuità delle prestazioni offerte alla cittadinanza. Nel preventivo 2026 è stato inoltre prospettato un secondo pacchetto di tagli, per complessivi 22,9 milioni di franchi da realizzarsi tra il 2028 e il 2030. A ciò si aggiunge l’aumento del moltiplicatore d’imposta per le persone fisiche, entrato in vigore il 1° gennaio 2026, giustificato dalla necessità di finanziare i costi del PSE. In questo caso, evidentemente, non emergono particolari remore nel sottrarre risorse alla popolazione attraverso una contrazione dei servizi e un incremento del carico fiscale.
L’UDC, del resto, ha costruito una parte rilevante del proprio consenso sostenendo con fermezza politiche di riduzione della spesa pubblica. L’azione di Chiesa si inserisce coerentemente in questa linea.
Nel medesimo intervento, Chiesa esprime accorate preoccupazioni per i presunti disagi subiti dalla cittadinanza luganese a causa di manifestazioni non autorizzate: «In mezzo ci sono i cittadini: residenti bloccati da vie occupate, commercianti che vedono svanire la clientela, persone che hanno semplicemente diritto a vivere la città senza transenne e sirene»
Una sensibilità che appare tuttavia selettiva. Il giorno successivo, sempre sul Corriere del Ticino, veniva pubblicato un avviso relativo al corteo dei tifosi in occasione dell’incontro tra FC Lugano e FC Lausanne-Sport, con la previsione di blocchi totali e chiusure stradali estese: «Corteo dei tifosi: le strade chiuse / In occasione dell’incontro di calcio che si terrà domenica 22 febbraio alle 16.30, tra il FC Lugano e il FC Losanna, saranno da prevedere disagi alla circolazione stradale a causa del corteo della tifoseria ospite. Dalle 14.55 fino alle 15.45, la tifoseria dell’ospite si sposterà a piedi per raggiungere Cornaredo” e via di questo passo…In circostanze simili, le limitazioni alla circolazione e i costi per l’ordine pubblico non sembrano più suscitare analoga indignazione. I cittadini non vengono più descritti come ostaggio degli eventi, né le risorse impiegate per la gestione della sicurezza vengono presentate come sottratte ad altri ambiti essenziali. Al contrario, tali eventi vengono frequentemente associati a ricadute economiche positive per la città.
I dirigenti dell’UDC destano preoccupazione non solo per la progressiva legittimazione di orientamenti politici sempre più autoritari e repressivi, ma anche per gli effetti concreti delle politiche promosse. Dietro la retorica della difesa del “popolo ticinese” si consolidano misure che incidono negativamente sulle condizioni di vita e sui diritti di chi dispone unicamente del proprio reddito di salariato. In un contesto di crescente disagio sociale, i responsabili vengono individuati altrove: nei lavoratori stranieri, nei movimenti che rivendicano maggiori diritti, o in chi denuncia le disuguaglianze.
Un’analisi attenta della linea politica dell’UDC consente invece di individuare con chiarezza gli interessi effettivamente tutelati: quelli delle classi dominanti.

*sindacalista, responsabile MPS del Luganese, articolo apparso su naufraghi il 21 febbraio 2026.