Perché l’8 marzo voterò SÌ contro il dumping
Negli anni Settanta, poco dopo l’introduzione in Svizzera del diritto di voto femminile, ero una giovane donna che insieme ad altre cominciava a interrogarsi sulla situazione delle donne nel mondo. Si parlava di tutto: dall’educazione ricevuta a scuola e in famiglia su come bisognava comportarsi per essere brave bambine e ragazze, ai giocattoli diversi da quelli dei maschi che ricevevamo in regalo, noi le bambole e la casa, loro i giochi di costruzione e i trattori; alle nostre scelte scolastiche e formative, alla sessualità, ai pochi esempi di donne affermate che conoscevamo ma anche alla poca presenza di donne nei libri di storia.
E il mondo del lavoro, quello conosciuto e quello letto nelle statistiche: donne attive prevalentemente in alcune professioni, poche in ruoli di responsabilità e con importanti differenze tra salari maschili e femminili. Poi negli anni ho capito che tutti questi aspetti (gli stereotipi nell’educazione, le scelte nella formazione, il ruolo nella professione) erano legati tra loro. Che le discriminazioni nel mondo del lavoro, tra cui la differenza salariale era la più visibile, non erano un semplice malfunzionamento che con il tempo si sarebbe risolto quasi da solo con tanta pazienza grazie a un cambiamento della mentalità.
Ci sono state leggi (articolo costituzionale sulla parità nel 1981 e Legge parità nel 1996), lotte e grandi manifestazioni nel 1991 e nel 2019, trattative che hanno certo portato a dei lenti miglioramenti. Nella mia attività ho conosciuto donne che hanno finalmente osato denunciare le molestie sessuali subite sul lavoro da capi e colleghi, ma tante altre che per paura delle conseguenze non osavano e non osano farlo. Oggi, a distanza di 50 anni da quando ho incominciato a interessarmi a questi temi, leggo ancora nella pubblicazione dell’Ufficio di statistica “Le cifre della parità. Un quadro statistico delle pari opportunità tra donne e uomini in Ticino, edizione 2025” che i dati sulla formazione professionale di base evidenziano una forte differenza nelle scelte fatte dalle ragazze e dai ragazzi relative ai settori professionali (p. 6), che sebbene in calo negli ultimi anni la disparità salariale non spiegata rappresenta ancora la componente principale della differenza salariale tra donne e uomini, in particolare in Ticino (p. 14) e che il divario pensionistico di genere rappresenta una delle conseguenze più evidenti delle disuguaglianze nel mercato del lavoro… che può incidere sul benessere economico femminile in età avanzata, e aumentare la loro (delle donne) dipendenza da prestazioni complementari (p. 20). L’8 marzo voterò sì all’iniziativa, non per caso duramente osteggiata dagli ambienti padronali e della destra politica, perché la proposta creazione di una sezione specifica dell’Ispettorato del lavoro dedicata alle questioni di genere potrà essere uno strumento utile contro discriminazioni la cui denuncia continua a suscitare così grandi resistenze.
*testo apparso sul quotidiano la Regione giovedì 19 febbraio 2026