SSR, passata la festa…

E così la SSR, incassata la vittoria dell’8 marzo, ha confermato che il piano Enavant proseguirà e che nei prossimi tre anni verranno soppressi 900 posti di lavoro. Un taglio pesantissimo, destinato a incidere non solo sull’occupazione, ma anche sulla qualità dei programmi e dell’offerta.
Novecento posti in meno corrispondono a circa il 16% dei 5’700 impieghi a tempo pieno della SSR: in altre parole, una ristrutturazione che colpisce un posto su sei.
Conclusi i festeggiamenti per la “catastrofe” evitata, sarebbe invece opportuno occuparsi di quella, ben reale, che sta già colpendo — e colpirà sempre più — il servizio pubblico.
Eppure, finora, tra i festanti si sono sentite ben poche prese di posizione. Fa eccezione un coraggioso consigliere nazionale — di cui si è perso il nome — subito messo a tacere, che, prendendo atto di un sostegno popolare alla SSR più ampio del previsto, si è chiesto, giustamente, se non fosse il caso di rimettere in discussione il progetto di tagli e risparmi. Per il resto, partiti e sindacati sembrano più interessati alle “grandi battaglie”: su questo terreno, l’orizzonte è rappresentato dalla futura discussione sul rinnovo della concessione.
Scadenze certo importanti. Ma oggi appare necessario e urgente, passata la festa, concentrarsi sulla lotta contro questo piano di ristrutturazione (il fatto che la SSR lo abbia elaborato in accordo con il Consiglio federale non cambia la sostanza). Magari organizzando qualche bella mobilitazione sul posto di lavoro, qualche colorata manifestazione in difesa dei posti di lavoro – in particolare in un Cantone che già soffre, con bancarelle e momenti di animazione nelle piazze (deve pur essere servita a imparare qualcosa la campagna fatta!). Se lo si è fatto per i posti in ferrovia (FFS Cargo) non vi è alcuna ragione per non farlo per la SSR!
Per evitare che, attraverso il moltiplicarsi di piani di tagli e ristrutturazioni, il servizio pubblico finisca per assomigliare — non troppo — a ciò che auspicavano i promotori di “200 franchi bastano”.