Battiamoci contro l’iniziativa per una “Svizzera a 10 milioni”! Unità e solidarietà tra salariate e salariati contro le politiche padronali
Il 14 giugno 2026 si voterà sull’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera di 10 milioni!”, conosciuta anche come “Iniziativa per la sostenibilità”. Se la popolazione residente permanente dovesse superare i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, le autorità sarebbero obbligate a intervenire riducendo i permessi di asilo e quelli di dimora o domicilio, limitando in particolare il ricongiungimento familiare. Se ciò non bastasse, si dovrebbero rinegoziare o disdire accordi internazionali che «favoriscono la crescita della popolazione», tra cui l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è impedire il superamento dei 10 milioni di abitanti entro il 2050. Questa iniziativa, chiaramente discriminatoria e xenofoba, viene presentata dall’UDC con argomenti legati alla “sostenibilità”, alla tutela dell’ambiente e all’efficienza delle infrastrutture e dei servizi pubblici. I migranti vengono additati come capri espiatori per gli affitti elevati, i salari stagnanti e i servizi pubblici sovraccarichi. In questo modo, l’UDC intende distogliere l’attenzione dalle vere cause: gli attacchi aggressivi della borghesia ai salari e allo Stato sociale. In realtà, l’iniziativa mira ad attaccare e a dividere i lavoratori dipendenti.
UDC, partiti borghesi e padronato: interessi comuni contro i lavoratori
Per opporsi all’iniziativa si è formata un’ampia alleanza politica, dalla destra alla sinistra, nel nome della difesa della “prosperità” e della “stabilità” della Svizzera. Ma questa unità interclassista è profondamente problematica. È necessario respingere con decisione l’iniziativa dell’UDC, ma senza confondere gli interessi in gioco. Non si può combattere una politica xenofoba alleandosi con quelle stesse forze politiche ed economiche che, da anni, alimentano le disuguaglianze sociali e costruiscono le condizioni su cui prospera la divisione tra lavoratori. Lo dimostrano i dati:
- I ricchi sono diventati sempre più ricchi:
- a livello di reddito: nel 2003, il reddito del 20% più ricco era 3,8 superiore a quello del 20% più povero; nel 2024, il rapporto è diventato del 4,8; nel 2024, il 20% dei redditi più ricchi deteneva il 39,4% del totale dei redditi; all’opposto, il 20% più povero disponeva solo dell’8,2% del totale dei redditi;
- a livello di patrimonio: nel 2003, lo 0,38% dei contribuenti possedeva il 27,2% (277 miliardi di franchi) di tutta la sostanza dichiarata; nel 2022, lo 0,38% dei contribuenti controllava il 35,7% (857 miliardi) del totale della sostanza dichiarata;
- nel 2005 le società quotate alla borsa svizzera hanno versato 20,62 miliardi di franchi sottoforma di dividendi; nel 2025 la somma è cresciuta a 62,5 miliardi di franchi;
- I salari hanno marciato sul posto e in alcuni settori sono addirittura diminuiti:
- nel 2010 la mediana salariale in Svizzera era di 6’219 franchi; nel 2024 si attesta a 7’024 franchi; una crescita in 15 anni del 12,94%, ossia lo 0,92% in media annua, pari a 57,2 franchi l’anno;
- l’inflazione ha divorato quasi totalmente questa lieve crescita: dal 2015 al 2025 è stata infatti pari a 8,1 punti!
- L’esplosione dei premi di cassa malati: nel 2003 i premi medi in Svizzera per assicurato erano pari a 2’281 franchi, passati a 4’544 franchi nel 2025;
- Un aumento dei fenomeni di povertà e deprivazione sociale:
- il tasso di povertà reddituale è passato dal 6,7% della popolazione dotale nel 2014 all’8,7% nel 2023;
- nel 2024, il 16,4% della popolazione (1,4 milioni) è a rischio di povertà; nel 2007 lo era il 14,2%;
- nel 2012 la percentuale della popolazione in Svizzera che soffriva di deprivazione materiale (quando un nucleo non riesce neppure a sostenere le spese essenziali) era del 3,6%, nel 2024 si passati al 6%.
La xenofobia non nasce dal nulla: è stata alimentata nel tempo da queste politiche borghesi che hanno istituzionalizzato un vero e proprio razzismo di Stato. La moltiplicazione degli statuti giuridici, la precarietà dei permessi di soggiorno e la discriminazione sistematica hanno creato una gerarchia tra lavoratori. Questa divisione tra svizzeri e stranieri ha un obiettivo preciso: mettere i lavoratori in concorrenza tra loro per abbassare salari e diritti, aumentando così i profitti delle imprese. Tutte le destre difendono questi interessi padronali. Cambiano i toni e gli strumenti, ma la logica resta la stessa: rafforzare il potere economico a scapito delle condizioni di vita della maggioranza. Le politiche neoliberali portate avanti negli ultimi decenni – tagli sociali, pressione sui salari, peggioramento delle condizioni di lavoro, aumento dell’età pensionabile, attacco alle assicurazioni sociali – hanno prodotto insicurezza e malcontento diffuso. L’UDC sfrutta questo malessere deviandolo contro la popolazione migrante, trasformandola in capro espiatorio.
Ma la realtà è chiara: i problemi sociali non sono causati dagli immigrati, bensì dalle politiche antisociali del padronato e dei partiti che lo rappresentano. Anche se la popolazione straniera diminuisse, queste politiche continuerebbero. La divisione serve solo a indebolire la capacità di resistenza collettiva dei lavoratori.
Unità dei lavoratori contro divisione e sfruttamento
Ogni divisione indebolisce tutti e tutte, ogni conquista reale nasce invece dall’unità. Per questo è fondamentale affermare con forza che i lavoratori e le lavoratrici, indipendentemente dalla loro origine, devono condividere gli stessi interessi: salari dignitosi, diritti sociali, sicurezza sul lavoro, accesso ai servizi pubblici, pensioni adeguate.
Non è possibile costruire una risposta efficace all’iniziativa dell’UDC insieme a forze che ogni giorno attaccano questi stessi diritti. La retorica della “prosperità svizzera” nasconde una realtà fatta, come abbiamo indicato qui sopra, di disuguaglianze crescenti e di pressione su tutti i salariati e le salariate.
Al contrario, è necessario sviluppare un’altra prospettiva:
- rafforzare l’auto-organizzazione nei luoghi di lavoro e nella società;
- costruire mobilitazioni ampie e unitarie;
- creare un fronte sociale e politico indipendente, che difenda con forza e coerenza gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrice;
- combattere ogni forma di discriminazione e precarizzazione.
Per l’uguaglianza dei diritti e una solidarietà concreta
Contrastare l’iniziativa xenofoba dell’UDC significa anche affrontare alla radice il sistema discriminatorio che colpisce le persone immigrate e rifugiate. Non basta dire “no”: bisogna proporre un’alternativa fondata sull’uguaglianza.
La piena uguaglianza dei diritti – sociali, economici e politici – è una condizione essenziale per l’unità del mondo del lavoro. Senza di essa, la divisione continuerà a essere utilizzata come strumento di dominio.Per questo rivendichiamo:
- stessi diritti per tutti i lavoratori e le lavoratrici;
- la fine delle discriminazioni legali e istituzionali nei confronti delle migranti e dei migranti;
- diritto di voto e partecipazione politica per chi vive e lavora nel paese.
Non sarà difendendo astrattamente la “prosperità della Svizzera” insieme al padronato che si sconfiggerà l’UDC, ma costruendo una solidarietà concreta tra lavoratrici e lavoratori. Solo l’unità tra svizzeri e immigrati può fermare le politiche antisociali e aprire la strada a un reale progresso sociale.