Bellinzona. C’è chi dice NO alla ubicazione della futura caserma dei pompieri
Un “gruppo di pompieri volontari della Città di Bellinzona” ha inviato “all’attenzione delle/dei rappresentanti del Legislativo di Bellinzona e delle segreterie di partito” un ampio e articolato documento dal titolo “Considerazioni sulla nuova caserma dei pompieri di Sant’Antonino”.
Nel documento si analizzano nel dettaglio le ragioni che spingono questo gruppo di pompieri a criticare la decisione del Municipio di Bellinzona di situare la futura caserma dei pompieri sul sito della ex LATI a Sant’Antonino.
Le critiche espresse da questo gruppo ci sembrano assai fondate. I consiglieri comunali dell’MPS, in una interrogazione dello scorso 15 dicembre 2025 (cerca interrogazione 45/2025) che poneva e muoveva da considerazioni e interrogativi assai simili per quel che riguarda l’ubicazione.
L’interesse di questo testo è che affronta anche altri problemi di vario ordine (organizzazione del corpo pompieri, aspetti economici, etc.): tutte questioni sulle quali appare necessario un dibattito approfondito. (Red)
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Considerazioni sulla nuova Caserma dei pompieri a Sant’Antonino
All’attenzione delle/dei rappresentati del Legislativo di Bellinzona e delle segreterie di partito
Gentili Signore, Egregi Signori,
con la presente ci preme sottoporre alla vostra attenzione importanti riflessioni attorno al nuovo progetto della Caserma dei Pompieri di Bellinzona.
Ci duole non poter firmare questa lettera ma la delicatezza della tematica e la nostra posizione in quanto pompieri volontari del Corpo (attivi e non) ci impone l’anonimato. Amiamo essere pompieri e altrettanto far parte di questo Corpo ma vogliamo evitare inutili attriti con il Comando onde evitare conseguenze personali a causa del nostro agire. La tematica è tuttavia troppo importante per voltarci dall’altra parte.
Oltre ad essere un gruppo di militi, siamo anche cittadini contribuenti e potenziali utenti del corpo cittadino; ci siamo organizzati dietro le quinte perché stufi di non poterci esprimere su un progetto che, a nostro avviso, non è economico e nemmeno giustificato! Tra le nostre file serpeggia delusione, amarezza ed irritazione in quanto come volontari non siamo mai stati consultati né debitamente informati su quello che sta accadendo e che accadrà in futuro. A parole veniamo sempre elogiati a destra e a manca per il nostro contributo alla Comunità, ma poi alla prova dei fatti veniamo ignorati e messi da parte.
Speriamo di fornirvi una prospettiva diversa da quella del Municipio e del Comando, quando quest’ultima a nostro avviso pare più motivata da una questione di opportunità di immagine che non dalla ricerca di una valida soluzione che possa accontentare tutti gli attori.
Perché l’ex LATI?
Lo scorso mese di dicembre abbiamo appreso dalla stampa la notizia che la città di Bellinzona vorrebbe acquistare l’ex immobile della ex LATI a San Antonino per farne la nuova Caserma dei Pompieri di Bellinzona e della PCi. Con stupore e una certa irritazione abbiamo letto: “ecco la soluzione che sembra mettere tutti d’accordo. La nuova centrale dei Pompieri di Bellinzona, con tanto di sede della Protezione civile, non sarà più realizzata all’ex Birreria di Carasso bensì a Sant’Antonino.”
Si affermava che la soluzione è ritenuta molto vantaggiosa per la Città, non si investiranno 45 milioni nel sedime dell’ex Birreria ma bensì “solo” 30 per una caserma a San Antonino.
Che la soluzione sembra mettere d’accordo tutti ci sembra molto azzardato, certamente non crea consenso in una buona fetta dei pompieri volontari!
Sentiamo parlare solo di risparmi, ma la domanda da porsi è: il cittadino alla fine risparmierà o sarà confrontato con maggiori costi per una soluzione che allontana, de facto, una fetta non indifferente della popolazione da un servizio di urgenza?
Siamo quindi partiti da questo comunicato stampa raccogliendo informazioni da più parti e chiedendo lumi ai nostri superiori. Ci siamo però scontrati con risposte vaghe o posizioni dogmatiche: le critiche al progetto non erano affatto benvenute ed erano liquidate spesso con risposte stizzite. Sin da subito ci è parso di capire che la linea era già tracciata secondo il mantra “questa è l’ultima opzione rimasta sul tavolo”.
Ma analizziamo con ordine i punti critici di questo progetto.
Ubicazione e accessibilità
In primis la caserma sarebbe ubicata in uno di quei pochi comuni che non hanno aderito all’aggregazione di Bellinzona. Un’assurdità! Sarebbe come spostare la Caserma dei pompieri di Lugano a Grancia, ben lontana dal centro cittadino e in un comune terzo; per la nostra città la situazione attuale o la variante ex Birreria sono invece zone prossime al centro urbano.
Riportiamo di seguito un passaggio emblematico del concetto nazionale “Pompieri 2030” al capitolo “Disponibilità delle forze d’intervento – implementazione di altre condizioni quadro” che ben si addice a questo tema: “Nella realizzazione di nuovi depositi/magazzini dei pompieri considerare le vicinanze a proprietà immobiliari del comune, officine di manutenzione, ecc.…”.
A San Antonino non ci sono, a nostra memoria, proprietà del Comune di Bellinzona.
Nell’articolo de La Regione inoltre si scriveva: “Peraltro si trova nel cuore di una zona produttiva e la prossimità, in caso di incendi, è importante per la prontezza d’intervento; senza contare la vicinanza dello svincolo autostradale e la maggior facilità a raggiungere le zone cittadine centrali e nord grazie al semisvincolo.”
Come si può dare, per rispetto ai cittadini, maggiore importanza a impianti industriali produttivi e commerciali rispetto al centro della Città densamente abitato?
Che valori si danno a case anziani, cliniche, scuole e ospedale? Per non parlare della protezione di edifici storici come i Castelli, Villa dei Cedri, la Chiesa di S. Maria delle Grazie, la Collegiata dei SS. Pietro e Stefano, il Palazzo Civico e in modo più ampio il centro storico. La più parte degli interventi capitano nel baricentro demografico e questo si trova nella zona urbana della città, non nella zona industriale di S. Antonino.
Bellinzona perderebbe la concreta vicinanza di un ente molto apprezzato dalla popolazione: andrebbe ad aggiungersi alle innumerevoli chiusure di negozi ed attività che stanno rendendo sempre più la nostra Città un mero dormitorio di notte e una città amministrativa di giorno. I cittadini sentono sempre meno la presenza della loro Città, allontanare i pompieri significherebbe quindi in sostanza allontanare i cittadini (molti dei quali ruotano attorno alla Caserma come volontari, come amici, come famigliari, come appassionati).
Bisogna sottolineare pure come lo stabile ex-LATI sia a soli 350 m dalla Gnosis Bioresearch SA, una importante industria chimica sottostante all’Ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti: in caso di evento chimico maggiore, con necessità di evacuazione dell’area, la Caserma sarebbe pienamente esposta e andrebbe anch’essa evacuata!
Si dimentica poi un fattore non da poco: il traffico che affligge la zona interessata dal progetto. È risaputo che l’accesso alla zona in questione a partire da metà pomeriggio e fino alle 20 circa è parecchio difficoltoso (per non parlare dei periodi di vacanza con l’importante afflusso turistico), sia per arrivare in Caserma (i volontari di picchetto vi si devono recare per equipaggiarsi) sia in partenza dalla stessa.
Il centro cittadino, anche se raggiungibile con il semi-svincolo (che a torto viene tirato in ballo in continuazione per giustificare la distanza dalla prospettata Caserma), non sarebbe quindi dietro l’angolo: i nostri mezzi pesanti non sono così rapidi.
Nel 2023 il traffico medio giornaliero sul rettifilo da San Antonino verso lo svincolo di Camorino era di 31’317 veicoli: a titolo di paragone in Via Birreria si avevano 9’920 veicoli/giorno. Nel 2025 presso il semi-svincolo sono stati registrati circa 11’000 passaggi al giorno. Ben tre volte in meno rispetto al rettifilo: ne consegue che la viabilità nei pressi della ex Birreria è più agevole per i nostri veicoli di soccorso.
Se pare comprensibile che durante le ore diurne venga garantita (come attualmente) una prima partenza rapida di 3 militi e un ufficiale che lavorano in caserma, come verrà gestito il tutto dopo le 1730 e fino alle ore 0600, quando la copertura è data dai militi volontari?
La posizione attuale o quella prospettata presso l’ex Birreria sono quindi strategiche, anche tenendo conto che un ampliamento futuro dell’attuale semi-svincolo non è escluso. Sull’asse Bellinzona-Locarno la prospettiva dell’allacciamento veloce all’A2 è stato recentemente posticipato al 2055 mentre sullo stesso asse il traffico, già congestionato, non accenna a diminuire.
Inoltre, i comuni della sponda destra del fiume Ticino saranno certamente penalizzati dalla prospettata ubicazione. Infatti, da San Antonino verso Gudo e comuni limitrofi l’unica arteria in prossimità è lo Stradonino, dove vigono limitazioni di larghezza e peso per i veicoli ed è un’arteria caratterizzata da calibro molto stretto, bordi malconci e isole di rallentamento. L’attraversamento con dei veicoli pesanti sarebbe quindi difficoltoso e pericoloso. Per accedere a Gudo bisognerebbe raggiungere almeno il ponte tra Giubiasco e Sementina con un aggravio temporale importante rispetto ad oggi.
Considerato quanto sopra, bisogna rendersi conto che una parte non indifferente di militi abita oggi nelle vicinanze dell’attuale caserma e vicino al centro cittadino: nelle ore di punta come sarà gestita la prima partenza, dato che i pompieri dovranno raggiungere con i propri mezzi la caserma di S. Antonino per equipaggiarsi e partire? Cosa accadrà nei periodi di forte traffico?
Volontariato vs professionismo
La nostra impressione, visto quanto scritto in precedenza, è che ci si troverà in una situazione logistica e organizzativa tale da indurre indirettamente il Corpo all’introduzione di maggiori figure professionali, abbandonando il volontariato o quantomeno ridurlo in modo sostanziale. Questa opzione è stata prospettata? Se sì, quanto costerà il passaggio al professionismo per le casse comunali di Bellinzona e dei Comuni convenzionati, dato che sarebbe da assumere un numero ancora maggiore di personale professionista? Ci continuano a ripetere che i volontari sono importanti, che sono l’ossatura del Corpo: ma chi lo professa ci crede veramente?
Come pompieri e ancor prima come contribuenti non possiamo che storcere il naso se il Corpo di Bellinzona venisse professionalizzato, non solo per i costi importanti che questo cambiamento produrrebbe ma anche per l’effettiva necessità di tale metamorfosi. Nel 2024 il Corpo di Bellinzona (inclusi i distaccamenti di Cadenazzo e Gambarogno) ha effettuato 829 interventi e la sola sede di Bellinzona ne ha totalizzati 642. Questo dimostra che l’area maggiormente interessata dagli interventi è quella oggi coperta dalla Caserma di Via Mirasole. Uno spostamento a sud delocalizza la struttura, aumenta la distanza e incrementa i tempi di attesa dell’utente: non si giustifica!
Va inoltre specificato che gli 829 interventi non erano tutti definiti urgenti: vanno tolti 101 disinfestazioni (non compiti prioritari secondo il concetto “Pompieri 2030”), 115 allagamenti, un centinaio di inquinamenti e 66 eventi diversi (di solito non urgenti). Al netto sono quindi meno di 500 gli interventi cosiddetti urgenti su tutto il comprensorio.
A titolo di paragone la sola Caserma dei Pompieri di Lugano, con una quarantina di professionisti che coprono il giorno e gli accasermati che garantiscono la copertura notturna, ogni anno effettua oltre 3’200 interventi (urgenti e non urgenti).
Un numero così esiguo di interventi non può giustificare il passaggio al professionismo! Già oggi nella nostra caserma lavorano un congruo numero di impiegati comunali con doppia funzione (dipendenti che garantiscono mansioni in Caserma e servizi per il Comune).

Ad alcune nostre domande sul futuro dei volontari ci è stato risposto che secondo il concetto nazionale “Pompieri 2030” le tempistiche di intervento imporranno un passaggio graduale al professionismo perché con l’attuale organizzazione del Corpo non sarà possibile rispettarle. Secondo quanto indicato nel concetto, questo non è affatto vero!
Nel capitolo “Obiettivi di protezione” si evince:
- Nell’ambito del primo intervento, in caso di eventi dove la tempistica gioca un ruolo fondamentale, le misure per proteggere persone, animali, ambiente e beni materiali devono essere intraprese:
a) entro 15 minuti in zone a rischio medio basso;
b) entro 10 minuti in zone a rischio medio alto. - In caso di eventi che richiedono l’utilizzo di dispositivi di salvataggio (autoscala, braccio elevatore aereo), quest’ultimi devono raggiungere il luogo dell’evento entro 20 minuti dall’allarme.
- I mezzi speciali devono raggiungere la piazza sinistrata entro 20 minuti per fronteggiare incidenti e crolli, entro 45 minuti per fronteggiare eventi C (ndr: chimici) ed entro 120 minuti per fronteggiare eventi A e B (ndr: atomici e biologici).
- Gli obiettivi di protezione prestabiliti devono essere rispettati per almeno l’80 % degli interventi sull’arco di un anno civile.
Già oggi le tempistiche indicate vengono rispettate. Infatti, il picchetto di partenza rapido diurno (garantito da personale in Caserma), le guardie festive il sabato e la domenica, le serate di formazione in settimana e i picchetti speciali (per Rabadan, 1° agosto, Slow up, Strade in festa, ecc…) permettono già ampiamente di rispettare la percentuale indicata nel punto 4 visto che durante questi momenti la Caserma è presidiata. Per di più la maggior parte degli interventi d’urgenza si manifesta durante le ore diurne, quindi coperto principalmente dal personale della Caserma per la prima partenza, non si capisce perché mai si dovrebbe modificare l’impostazione del Corpo verso il professionismo.
Non si è proceduto ad un sondaggio nel corpo pompieri come tale spostamento impatti sui volontari. Quali sarebbero le conseguenze a livello di abbandono di militi e perdita di conoscenze e competenze?
Ad oggi nessuno di noi è mai stato interpellato sulla questione.
Distaccamenti
Alcune voci ventilano inoltre la necessità di un cosiddetto distaccamento nord (Castione?) per garantire la prontezza nella parte settentrionale del comprensorio, vista la lontananza da San Antonino. Dovesse corrispondere al vero, dove sarà ubicato tale distaccamento? Con quale personale? E soprattutto, quali saranno gli investimenti e i costi d’esercizio preventivati per tale opzione?
Inoltre, se la Caserma venisse spostata a San Antonino immaginiamo che si dovrà chiudere il distaccamento di Cadenazzo. Cosa succederà con quello del Gambarogno? Come si potrà giustificare una sede a soli sei chilometri di distanza dalla nuova caserma? Cosa ne pensano i rispettivi comuni?
In sintesi, troviamo bizzarro che portando la sede da Bellinzona a S. Antonino si debba conseguentemente aprirne un’ulteriore, seppur piccola, per coprire la zona nord.
Aspetti economici
LATI
Abbiamo l’impressione che ci si faccia abbagliare da un risparmio immediato di 15 milioni spinti dalla fretta e dallo spettro di decenni di progetti sfumati, orientandosi su un immobile ubicato fuori mano. Si va ad acquistare uno stabile di quasi 35 anni che necessiterà comunque di una ristrutturazione importante per prolungarne la vita, ma oltre agli interventi di adeguamento si dovranno bonificare i materiali pericolosi come PCB/amianto, ecc….
L’arenato progetto MEP
Non vengono contemplati poi (volutamente) gli importi considerevoli già spesi per il comparto ex Birreria: 4 milioni di franchi per l’acquisto del terreno nel 1988 ai quali si aggiungono crediti di progettazione di 2.45 milioni votati nel MM 3633 del 31 gennaio 2012. Semplicemente soldi gettati al vento!
Maggiorazione dei costi per il Dicastero Opere Pubbliche
Si dimentica di includere nei costi l’aumento considerevole dei chilometri percorsi dai veicoli comunali che dovranno recarsi per le riparazioni all’officina meccanica, oggi gestita all’interno della Caserma; come pure di tutti quegli impiegati (assunti con contratti che prevedono l’impiego misto come pompieri e operai con varie mansioni comunali) che oggi ruotano attorno alla Caserma: invece di ottimizzare il proprio tempo di lavoro perderanno tempo prezioso negli spostamenti e rimarranno spesso bloccati nel traffico.
Questi dipendenti saranno giocoforza lontani dal centro cittadino e dai quartieri più popolosi: bisognerà modificare il loro contratto d’impiego? Bisognerà assumere nuovo personale per colmare questa problematica? A quanto ammonterebbe questo aumento dei costi?
Come contribuenti non possiamo accettare un ulteriore aggravio sulle casse comunali e ulteriori assunzioni di dipendenti comunali viste le difficoltà economiche nelle quali grava il Comune di Bellinzona. O si intende davvero riversare tali maggiori costi sulla collettività e sui comuni convenzionati?
Attuale Caserma
Nel biennio 2018-19 è stato investito quasi 1 milione di franchi (v. MM 114) nell’attuale Caserma in via Mirasole per importanti lavori di ristrutturazione, ampliamento e miglioria: il consolidamento della struttura portante, il rifacimento integrale del tetto, la bonifica da sostanze pericolose, la posa di un impianto fotovoltaico, il risanamento completo degli spogliatoi con la recente creazione di uno apposito per i militi di montagna, la creazione di un soppalco per nuovi spazi amministrativi e sale riunione, la realizzazione di una nuova sala teoria, il risanamento completo del locale pausa, un nuovo locale per il controllo degli apparecchi della respirazione, una nuova rampa per la ricarica delle bombole, delle nuove toilette e un locale docce, un nuovo spogliatoio femminile, la sostituzione completa del sistema di riscaldamento e la posa di portoni automatizzati.
Come si evince da quanto sopra elencato la condizione dell’attuale Caserma è quindi migliorata notevolmente rispetto al recente passato e con una manutenzione continua ed accurata potrebbe operare ancora a lungo in futuro. Il periodo di computo definito nel MM è di 20 anni.
Quale misura tampone, nel piccolo prato antistante il piazzale della Caserma si potrebbe edificare un’autorimessa per il ricovero di alcuni veicoli e materiale. Già oggi il Comune vi parcheggia temporaneamente dei veicoli (vedi furgoni case per anziani, veicoli manifestazioni, …). Una soluzione del genere permetterebbe di ovviare a problemi logistici impellenti (previa analisi delle necessità).
Altri aspetti
Andrebbe inoltre effettuata un’analisi indipendente dei numerosi veicoli in dotazione, alcuni dei quali acquistati per necessità che esulano dai compiti di legge secondo il concetto nazionale Pompieri 2030: “Ai pompieri non sono da attribuire compiti che non rientrano nel loro campo d’azione quali ad esempio, […], regolazione/deviazione del traffico, lavori di pulizia e sgombero o disinfestazioni. Ciò al fine di evitare un inutile sovraccarico del sistema pompieri”.
Quindi i veicoli e i materiali legati alle manifestazioni del Comune (gestite dalla omonima squadra incorporata nei pompieri), alla segnaletica (gestita da pompieri permanenti), alla disinfestazione e servizi di polizia (operate sempre da militi del Corpo), non dovrebbero quindi trovare posto in caserma e sgravare la struttura e i militi.
La nuova caserma per un anniversario?
I pompieri cittadini aspettano una nuova casa da oramai tre decenni. Buona parte delle idee o progetti che si sono succeduti nel corso di questi anni prevedeva l’edificazione ex novo di una fiammante struttura studiata e concepita per lo scopo primordiale: infatti va detto che finora il Corpo ha sempre dovuto subentrare in edifici dismessi da altri e adattarsi di conseguenza. Smentendo le ultime idee di massima (ex Birreria, Seghezzone, ecc) la soluzione ora prospettata ritorna nel solco della tradizionale “seconda mano”. Andando alla ex Lati si permetterebbe di inaugurare entro il 2029, anno in cui il Corpo Pompieri cittadino festeggerà il proprio 200mo dalla fondazione. Una coincidenza?
Conclusione
Non siamo contrari al principio di trovare una nuova caserma, ma riteniamo che:
- la soluzione di S. Antonino sia dettata dalla fretta di dare una nuova casa ai pompieri entro il 2029 per il 200° anniversario dalla fondazione
- lo stabile ex LATI richiede comunque pesanti interventi di ristrutturazione, fors’anche di bonifica
- l’ubicazione è troppo lontana dal baricentro demografico del distretto e allungherebbe i tempi di attesa da parte degli utenti
- un’eventuale ubicazione di un’ulteriore sotto sede a nord della città è fuori da ogni logica
- il forte traffico in direzione di Locarno rallenterebbe l’arrivo dei volontari in caso di allarme
- ne consegue che si tenderà a sostituirli con ulteriore personale professionista
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- i costi di un corpo pompieri professionista sono altresì importanti e contribuirebbero a peggiorare il deficit finanziario strutturale del comune
- l’accesso al rettifilo in direzione nord con i veicoli di intervento non è ottimale
- una soluzione ideale per il distretto comporterebbe una caserma in zona maggiormente centrale (p.es. ex Birreria, sito attuale o altro) e prossima ad uno svincolo autostradale
Ringraziamo per l’attenzione dataci e confidiamo che quanto esposto sopra possa servire da spunto per una discussione franca, trasparente e con tutte le carte in tavola.