Bielorussia. Diritti dei lavoratori e libertà sindacali  

Pubblichiamo qui sotto l’intervista che il sindacato francese CGT ha fatto al presidente del principale sindacato indipendente della Bielorussia Aliaksandr Yarashuk. Nell’intervista il sindacalista descrive la situazione sociale del paese e lo stato delle libertà sindacali. Nel riquadro al termine dell’articolo riportiamo un breve stralcio di un articolo tratto dal sito del “Partito comunista italiano” che descrive, dal suo punto di vista, la situazione del paese ex sovietico… Una testimonianza assai simile a quelle che rilasciano i rosso-bruni del nostro Cantone dopo le loro visite in questi paesi o altri paesi del “socialismo reale” (Corea del Nord, Cina, etc.) o in paesi “amici” (dalla Ungheria di Orban a alla Turchia di Erdoğan).
Lasciamo alle lettrici e ai lettori il compito di trarre qualche conclusione riguardo l’affidabilità democratica e internazionalista di buona parte di forze politiche che qualcuno – a cominciare da loro stessi – continua a definire di “sinistra”. (Red)

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La Bielorussia è governata con pugno di ferro da Alexander Lukashenko da oltre trent’anni ed è l’ultimo paese d’Europa ad applicare la pena di morte. Le forze di opposizione sono state metodicamente smantellate, le libertà civili ridotte a zero e i diritti sociali e sindacali annientati. In questo sistema chiuso, dove ogni forma di contestazione è criminalizzata, i lavoratori e le lavoratrici sono sottoposti a una sorveglianza politica onnipresente, in un clima di lavoro coatto, privo delle protezioni più elementari.
Eppure, nel 2020, il paese è stato teatro del più vasto movimento sociale dello spazio post-sovietico.  A seguito di elezioni ampiamente denunciate come fraudolente, un’ondata di scioperi senza precedenti  ha travolto la Bielorussia: occupazioni di fabbriche, interruzioni massicce della produzione, paralisi di gran  parte dell’economia. In prima linea in questa rivolta, il BKDP, sindacato indipendente partner della CGT, ha incarnato la speranza di un rinnovamento democratico guidato dal mondo del lavoro.
Il 19 aprile 2022, è stata condotta un’ampia retata contro i dirigenti del BKDP, prima che l’organizzazione venisse  sciolta senza indugio. Da allora, la repressione si è intensificata, con l’obiettivo di sradicare ogni  forma di sindacalismo indipendente e di mettere a tacere in modo definitivo coloro che continuano a lottare  per i diritti fondamentali in Bielorussia.  

Lei è stato detenuto in condizioni difficili, con pochissimi contatti con l’esterno. Quali sono state le sue impressioni una volta ritrovata la libertà?

Sapete, il tempo vola. Ce ne rendiamo conto in modo molto evidente quando si trascorrono tre anni e mezzo in prigione. Purtroppo, il mondo è cambiato in peggio, non si può dire altro. E in certi luoghi il degrado è vertiginoso.  Il diritto internazionale viene apertamente messo in discussione, i diritti e le libertà dei cittadini vengono palesemente calpestati. Davanti ai nostri occhi, le persone vengono private dei loro diritti fondamentali.

Oggi esiste una minaccia diretta alla libertà e alla democrazia, anche in quei paesi che  sembravano esserne roccaforti inamovibili. La nostra certezza era che questi paesi potessero  diffondere in modo duraturo i principi della democrazia affinché l’accesso ai diritti e alle libertà migliorasse in  diversi paesi, in diversi continenti. Oggi, tutto questo è fortemente messo in discussione. È  questa la sfida che dobbiamo affrontare.  

Come valuta, col senno di poi, la protesta popolare contro le elezioni truccate del 2020?

Nel 2020 il popolo bielorusso ha compiuto la sua rivoluzione della dignità. Per la prima volta da  decenni, la gente ha sentito di poter assumersi la responsabilità del proprio destino collettivo,  di vivere in libertà e democrazia. Ciò è stato accompagnato da una rinascita senza precedenti della  coscienza nazionale … I cinque anni di repressione che sono seguiti hanno portato a un crollo,  soprattutto per quanto riguarda i diritti dei lavoratori.  

A proposito, qual è oggi la situazione dei diritti dei lavoratori in Bielorussia? 

Tracciamo il ritratto di un operaio bielorusso che ha partecipato alle manifestazioni del 2020. Sapete, i lavoratori uscivano in massa dai grandi siti industriali per unirsi alle manifestazioni, partecipavano a scioperi spontanei… Oggi queste persone sono irriconoscibili, costrette a rimanere in silenzio e docili sotto una sorveglianza politica totale. In ogni azienda c’è un informatore, il cosiddetto “ideologo”, ovvero una persona incaricata del controllo politico dei lavoratori. Il suo compito è quello di individuare la dissidenza ed eliminarla senza pietà.
Quasi tutti i lavoratori bielorussi hanno visto il proprio contratto trasformato in un contratto a tempo determinato della durata di un anno. È quindi facile liberarsi di qualcuno. Inoltre, opporre resistenza a titolo individuale o sostenere una rivendicazione collettiva, anche attraverso i social network, porta rapidamente a procedimenti penali e alla condanna. Il Paese conta più di 1.000 prigionieri politici. Il fatto di aver  manifestato nel 2020, proprio mentre tutto il paese vi prendeva parte, diventa un capo d’accusa  anni dopo. In tali condizioni, è comprensibile che i lavoratori si chiudano in se stessi.
Osare disobbedire ai diktat delle autorità diventa impossibile. Si noti inoltre che una persona con un contratto a tempo determinato che trova un lavoro migliore può dimettersi solo con il consenso del datore di lavoro. Per essere ammessi nel nuovo posto di lavoro, è necessario presentare lettere di raccomandazione relative a due precedenti impieghi. Nessun datore di lavoro scriverà una lettera favorevole se il lavoratore cerca di andarsene contro la sua volontà…  
Negli ultimi dieci anni, la questione del lavoro forzato in Bielorussia è stata inserita più volte all’ordine del giorno della Conferenza internazionale del lavoro a Ginevra. Lo sarà nuovamente quest’anno. Esistono, ad esempio, centri medici del lavoro, dove qualsiasi cittadino può essere inviato in qualsiasi momento per un «trattamento contro l’alcolismo». I rappresentanti del governo bielorusso sostengono di attuare questa misura con l’obiettivo della prevenzione medica dell’alcolismo. Tuttavia, l’intero sistema non dipende dal ministero della Salute, ma dal ministero dell’Interno. Si tratta, di fatto, di manodopera gratuita!  

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) torna molto spesso sul caso della Bielorussia; può descriverci quali sono le violazioni delle libertà sindacali nel suo paese?

I regimi non democratici, autoritari e totalitari calpestano i diritti dei lavoratori. Ma ciò che temono più di ogni altra cosa sono i lavoratori organizzati. Quello che è accaduto al movimento sindacale indipendente in Bielorussia ne è un chiaro esempio. Da molti anni ormai ci trovavamo in una situazione di sopravvivenza.  
Dall’estate del 2020, la repressione si è intensificata. Ha colpito 73 attivisti e dirigenti sindacali.  Oggi 20 dei nostri compagni sono ancora in carcere e noi lottiamo per la loro liberazione.  Tutti sono riconosciuti come prigionieri politici. Non hanno fatto altro che difendere i  diritti dei lavoratori in qualità di membri attivi dei sindacati indipendenti. E allo stesso tempo la Corte  suprema ha sciolto le nostre organizzazioni, ponendo fine al movimento sindacale indipendente organizzato nel  paese.
La mia condanna è un esempio molto significativo. Vorrei inoltre ringraziare la CGT per il suo  sostegno incondizionato in questa prova. Sono stato processato per aver partecipato alle manifestazioni di massa  nel 2020 e per aver indetto uno sciopero. Sulla base di questi due reati sono stato condannato a  4 anni di reclusione senza condizionale. Capite? È tutto scritto. In Bielorussia, un dirigente sindacale viene immediatamente incarcerato se esercita il suo diritto inalienabile di indire uno sciopero. Con un simile arsenale repressivo e limitativo dei diritti e delle libertà fondamentali, è lecito immaginare quanti sindacalisti della CGT verrebbero mandati in prigione se vivessero in Bielorussia!
In assenza di sindacati indipendenti, i lavoratori sono stati messi a tacere. Non possono  esprimere le loro lamentele, non dispongono di alcuno strumento, non esiste un’organizzazione che possa  difenderli o far sentire la loro voce.
Nel giugno 2023, la Conferenza internazionale del lavoro (CIL) ha adottato misure eccezionali,  attivando l’articolo 33 della Costituzione dell’OIL per porre fine alle violazioni della libertà  di associazione in Bielorussia. Tali violazioni riguardano due convenzioni fondamentali dell’OIL: la Convenzione n. 87 sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale e la Convenzione n. 98 sul diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva. È estremamente importante sottolineare che, nei 107 anni di storia dell’OIL, la Bielorussia è il secondo paese a cui si applica questa misura.
Da parte loro, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno imposto sanzioni alla Bielorussia per la repressione del 2020 e per il suo ruolo nell’aggressione contro l’Ucraina. Sarebbe opportuno coordinare queste sanzioni con quelle  adottate dall’OIL, che ritroverebbe così un vero e proprio strumento coercitivo nei confronti di un regime che viola i diritti  dei lavoratori. Ciò rafforzerebbe al contempo la posizione dell’Unione europea, mentre gli  Stati Uniti hanno cambiato radicalmente atteggiamento.  

In che modo viene ascoltata oggi la voce dei sindacalisti bielorussi dall’esilio?

È stata una gioia immensa scoprire, una volta usciti di prigione, che l’organizzazione continuava a vivere. I compagni e le compagne fuggiti dalla Bielorussia, alcuni dei quali dopo aver scontato una pena detentiva, hanno fondato l’associazione Salidarnast a Brema, in Germania. Cerchiamo, per quanto possibile dall’esterno, di  portare avanti la lotta per i diritti e gli interessi dei lavoratori e di coloro che facevano parte dei nostri sindacati indipendenti. In effetti, abbiamo questa responsabilità, poiché nel paese non esistono più organizzazioni  sindacali indipendenti in grado di svolgere questa missione.

La sua presa di posizione, con cui ha immediatamente denunciato l’aggressione russa contro l’Ucraina, ha influito sulla sua condanna?

So per certo, me lo hanno fatto chiaramente capire, che la decisione di arrestarmi è stata motivata dal fatto che mi sono opposto apertamente alla guerra, all’aggressione della Russia e della Bielorussia all’Ucraina. La Bielorussia è co-aggressore in questa guerra.
Questa guerra ci dimostra quanto siano pericolosi regimi politici di questo tipo. Infatti, avendo accumulato il potenziale per l’aggressione e avendo represso il proprio popolo e i lavoratori, essi passano inevitabilmente dalla violenza all’interno del paese all’aggressione verso l’esterno.
Il desiderio degli attuali dirigenti russi di ricostituire l’impero li ha portati a commettere  l’irreparabile. La guerra è anche un modo per distogliere l’attenzione dei lavoratori dai problemi interni del paese, dai salari bassi, dalle condizioni di lavoro indegne e dalla violazione dei diritti. E non ci sono  altre spiegazioni oltre a queste riguardo alle ragioni di questa guerra scatenata dalla Russia.
Se la Russia dovesse prevalere, possiamo affermare con certezza che non tarderà a proseguire la sua espansione militare verso altri paesi confinanti. E il suo alleato più stretto, la Bielorussia, dispone ora di armi nucleari. Questo ci preoccupa immensamente.
Solo ieri la proliferazione delle armi nucleari sembrava impensabile, impossibile. Negli anni ’90 si sono verificati eventi storici di primaria importanza, quando queste armi sono state ritirate dal territorio dell’Ucraina e della Bielorussia. Oggi l’Ucraina resiste all’aggressione militare della  Russia e della Bielorussia e le armi nucleari sono tornate in Bielorussia. All’uscita dal carcere, sono  rimasto semplicemente sbalordito nel constatare quanto siano aumentate le minacce provenienti dalla nostra regione.  

Quali sfide deve affrontare oggi l’Organizzazione Internazionale del Lavoro?

Le grandi multinazionali e il grande capitale stanno sferrando un attacco contro i diritti dei lavoratori e contro il diritto di sciopero. Sappiamo bene quanto sia diventato difficile difendere questo diritto inalienabile proprio all’interno dell’OIL.
Sono stato rieletto per la quarta volta nel Governing Body, il Comitato direttivo dell’OIL, mentre mi trovavo in carcere. È un onore per me. Ma so che ora è necessario un impegno massimo per affrontare queste sfide. Non possiamo tirarci indietro.
I regimi antidemocratici e autoritari prendono di mira le libertà sindacali, il lavoro dignitoso e la norma che vieta del lavoro forzato. Dovremo difendere tutto questo con una lotta senza quartiere. Ritengo che oggi sia più importante che mai che i lavoratori di tutti i paesi manifestino la loro solidarietà nella lotta per i propri diritti.  

E quale futuro per la Bielorussia?  

La Bielorussia sarà senza dubbio un paese libero e democratico. Ma bisogna rendersi conto della portata delle trasformazioni da realizzare, dato che il paese sta attraversando una crisi sistemica.
Personalmente, non ho alcun dubbio sul fatto che le manifestazioni del 2020 rappresentino un  momento cruciale. La spina dorsale di questo sistema disumano è stata spezzata, ma il regime è stato salvato dall’aggressione militare russa contro l’Ucraina. Rimango tuttavia convinto che stiamo assistendo, in  realtà, alla sua agonia.
Credo che questa guerra non finirà bene nemmeno per il regime russo. Nel mio paese, così come in Russia, ci saranno cambiamenti significativi: bisogna tenersi pronti.
Da noi c’è un modo di dire: «I morti si aggrappano ai vivi». Questi due regimi hanno fatto il loro tempo, sono morti, ma si aggrappano alla vita con tutte le loro forze. Vogliono annientare ogni possibilità di futuro, ma credo fermamente che i loro giorni siano contati.

* l’intervista è apparsa di recente su Espace Inter (la struttura di lavoro internazionale) del sindacato francese CGT. Aliaksandr Yarashuk, presidente del Congresso bielorusso dei sindacati democratici (BKDP), vie in esilio dopo essere stato espulso dal suo paese nel settembre 2025, dopo tre anni e mezzo di detenzione.

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dal sito del “Partito comunista italiano”

La Bielorussia e in particolare la città di Minsk mi si è presentata come una realtà di cui colpisce la cura per le aree urbane, l’orgoglio per il proprio passato sovietico, l’amore verso il Presidente Lukashenko e il proprio alleato Vladimir Putin. Il popolo bielorusso è libero dalla cultura dell’odio, tangibile il suo desiderio di Pace”. Queste le parole a tratti “romantiche” della dirigente comunista Tatiana Mishchenko nel suo resoconto del Viaggio a Minsk dello scorso 9 maggio insieme alla delegazione del Comitato di Solidarietà della Bielorussia e al Segretario PCI Mauro Alboresi. “Grazie alla valorizzazione e al potenziamento del complesso sanitario, industriale e sociale ereditato dall’Unione Sovietica, la Bielorussia ha evitato i grandi sconvolgimenti che hanno colpito tutti i paesi dello spazio post-sovietico. Mantenendo una forte presenza statale nell’economia e i tutti i campi della società, la Bielorussia vanta il tasso di povertà più basso d’Europa, un’industria pesante competitiva, manifattura ad alto valore tecnologico e un sistema sanitario di primo ordine che gli ha permesso di superare meglio e più velocemente rispetto all’Europa la pandemia da COVID 19” Con queste affermazioni a sostegno della testimonianza di Tatiana, il dirigente della Fgci ci ha fornito un quadro di analisi di questo “Trattore Socialista”, la Bielorussia appunto, ove la giustizia sociale, seppur tra molte contraddizioni trova compimento.

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