Cure dentarie, logica privata e assicurazione malattia
Il prossimo 14 giugno andremo a votare sull’iniziativa per cure dentarie. Un’iniziativa necessaria che risponde ad un bisogno sanitario crescente che oggi viene risolto dirottandolo sul privato.
Prima di riflettere sulle questioni di politica sanitaria, varrà le pena sottolineare alcuni aspetti relativi alle cure dentarie assolutamente particolari.
Infatti c’è qualcosa di profondamente strano nel modo in cui trattiamo i denti. Se ci si rompe un braccio, interviene la sanità pubblica. Se si ha un’infezione, un tumore, un problema cardiaco o una malattia cronica, la collettività riconosce — almeno in linea di principio — che curarsi non è un lusso ma un diritto. Ma appena il dolore si sposta pochi centimetri più in alto, nella bocca, improvvisamente cambia tutto.
I denti sembrano essere gli unici pezzi del corpo umano considerati una responsabilità individuale e privata.
È un’anomalia culturale prima ancora che sanitaria. Infatti, gli specialisti ci spiegano che i denti non sono decorazioni, non sono optional estetici applicati dall’esterno: sono ossa vive, nervi, infezioni, infiammazioni. Sono decisivi dal punto di vista della nostra alimentazione, del linguaggio, della socialità e persino della dignità personale. Una carie non curata può trasformarsi in un’infezione grave; problemi gengivali e dentali sono collegati a patologie cardiovascolari, diabete e altre malattie croniche, ci spiegano gli specialisti. Eppure continuiamo a comportarci come se la bocca appartenesse a una categoria separata del corpo umano, quasi fosse un accessorio.
È difficile trovare un’altra parte del corpo trattata con la stessa incoerenza. Nessuno direbbe: “Le ginocchia sono affari tuoi”, oppure “gli occhi sono un lusso”. Ma con i denti lo accettiamo da decenni, forse perché il dolore dentale resta spesso invisibile, individuale, silenzioso. Chi non può permettersi le cure rinvia, sopporta, evita di sorridere, mangia peggio, si isola. E tutto questo viene considerato normale.
Ma non c’è nulla di normale in un sistema che obbliga migliaia di persone a scegliere tra pagare l’affitto e curarsi i denti. Non c’è nulla di normale nel fatto che una visita dal dentista possa diventare un problema finanziario serio per una famiglia salariata, mentre chi dispone di redditi elevati può accedere senza difficoltà a prevenzione e cure regolari. La salute orale è diventata uno degli indicatori più visibili delle disuguaglianze sociali: basta guardare chi può permettersi controlli regolari e chi invece arriva dal dentista solo quando il dolore è ormai insopportabile.
Ed è qui che la questione smette di essere solo sanitaria e diventa politica.
L’attuale sistema svizzero scarica il costo delle cure dentarie quasi interamente sugli individui. È la stessa logica che domina l’intero sistema delle casse malati: una logica assicurativa privatizzata, fondata su premi uguali per tutti indipendentemente dal reddito. L’operaio, la cassiera, l’infermiera, il pensionato o il manager pagano il premio di base secondo la stessa tariffa, anche se i loro redditi non hanno nulla di comparabile. Formalmente è “uguale”; concretamente è uno dei sistemi più regressivi che esistano.
Per questo l’iniziativa sulle cure dentarie è importante non solo per ciò che propone, ma anche per il modello di assicurazione sociale che richiama. L’idea di finanziare le cure attraverso contributi proporzionali al reddito, versati da salariati e datori di lavoro sul modello dell’AVS, introduce finalmente un principio di solidarietà reale: chi guadagna di più contribuisce di più, chi guadagna meno contribuisce meno. È il contrario della logica attuale dei premi pro capite, che pesa in modo sproporzionato proprio sui salari bassi e medi.
Negli ultimi anni i premi di cassa malati sono aumentati molto più rapidamente dei salari. Per una parte crescente della popolazione, il costo dell’assicurazione sanitaria rappresenta ormai una seconda imposta privata obbligatoria, ma senza alcuna progressività fiscale. Una famiglia salariata può arrivare a spendere una quota enorme del proprio reddito solo per assicurarsi, prima ancora di pagare franchigie e partecipazioni ai costi. E mentre i salari stagnano, i premi continuano a salire.
L’iniziativa sulle cure dentarie mostra invece che un’altra organizzazione è possibile. Non si tratta semplicemente di aggiungere una prestazione in più, ma di mettere in discussione la filosofia generale del sistema sanitario svizzero. Se accettiamo che i denti facciano parte del corpo — come ovviamente è — allora dobbiamo anche accettare che la salute non possa dipendere dal portafoglio.
Il modello AVS ha dimostrato da decenni che un sistema sociale finanziato in modo solidale è non solo possibile, ma stabile ed efficiente. Nessuno proporrebbe seriamente di sostituire l’AVS con un sistema di premi individuali identici per miliardari e lavoratori precari. Eppure è esattamente ciò che accade oggi con la sanità.
La vera anomalia non è dunque soltanto l’esclusione delle cure dentarie. La vera anomalia è che l’intero sistema sanitario svizzero continui a funzionare sempre più come un mercato assicurativo e sempre meno come un servizio pubblico fondato sulla solidarietà sociale.
Per questo l’iniziativa assume anche un significato più ampio: apre una breccia politica e culturale. Mostra che la salute può essere finanziata collettivamente secondo criteri di giustizia sociale e non attraverso premi uguali per tutti che colpiscono soprattutto chi vive del proprio salario. In un sistema realmente solidale, la maggioranza della popolazione — salariati, pensionati, famiglie — pagherebbe verosimilmente meno di quanto paga oggi attraverso premi mensili sempre più insostenibili.
La destra e le lobby assicurative presentano spesso ogni avanzamento sociale come un costo insopportabile. Ma il sistema attuale ha già un costo enorme: solo che è distribuito in modo profondamente iniquo. I costi vengono scaricati sui redditi da lavoro, mentre i grandi patrimoni e i redditi più alti restano relativamente protetti. È una scelta politica, non una fatalità economica.
L’iniziativa per le cure dentarie corregge quindi una contraddizione fondamentale del nostro sistema sanitario: l’idea assurda che la bocca non faccia davvero parte del corpo. Ma, indirettamente, mette anche in discussione un’altra idea altrettanto assurda: che la salute debba essere finanziata soprattutto da chi lavora, indipendentemente dai propri mezzi.
È anche per questa ragione che il prossimo 14 giugno dovremo sostenerla con convinzione.