Italia. Dopo i fatti di Modena, qualche dato oggettivo

Ogni volta che un fatto di cronaca offre spazio per un rilancio della propaganda razzista le “nostre” destra non se lo lasciano sfuggire. Così, dopo i fatti di Modena, i propagandisti di un odio apparentemente a buon mercato, ma a spese di migliaia di rifugiati, profughi dalle guerre fomentate dall’Occidente e del disastro climatico provocato dal capitalismo, si scatenano su Tweet, su tutti i social, sui loro giornali reazionari, alla ricerca del consenso.

Così, si parla sempre di più di “invasione”, di “sostituzione etnica” e, per ovviare a queste presunte catastrofi, si propongono soluzioni come i “centri in Albania”, i “blocchi navali”, la “remigrazione”. Il tutto alla rincorsa del primato del più razzista, per inseguire e possibilmente superare Vannacci e il suo partito. Ovviamente senza mai affrontare la realtà.

Secondo i dati del Viminale gli immigrati attualmente residenti in Italia sono 5 milioni e 400.000, 100.000 in più rispetto al 2014, in 12 anni. Il governo di Giorgia Meloni, nonostante il suo “sovranismo”, ha approvato un decreto flussi triennale per 460.000 nuovi ingressi, per rispondere alla necessità di certe figure lavorative che mancherebbero alle aziende. Lo hanno approvato, ma si vergognano a dirlo. Anzi, alcuni ministri ed esponenti della maggioranza di governo civettano con la campagna di Forza Nuova sulla remigrazione, senza spiegare ai loro sostenitori che poi saranno loro ad andare a lavorare come braccianti in agricoltura, come manovali nei cantieri edili, come camerieri, come lavoratrici e lavoratori nelle ditte di pulizia, rider in bicicletta, badanti impegnate a pulire il sedere dei nostri nonni, ecc.

Basterebbe ricordare che fu il “tanto rimpianto” Silvio Berlusconi, tra una “cena elegante” e una “barzelletta piccante”, ad approvare le più grandi sanatorie della storia d’Italia, regolarizzando in un tre volte più di 1.100.000 migranti (vedi tabella qui sotto).

Quanto al “blocco navale”, si dovrebbe ricordare che gli arrivi via mare riguardano solo il 15% di chi entra irregolarmente in Italia. L’85% vi giunge via terra, spesso con visti turistici, i cui titolari, una volta scaduti i visti, restano in Italia. Invece si preferisce speculare contro i salvataggi dei naufraghi in mare, criminalizzare le ONG che li salvano, costringere sadicamente le navi dei soccorsi a inutili rotte di migliaia di chilometri nel mare in tempesta, pur di accontentare la macchina del consenso disumano. 

Secondo l’Alto commissariato Onu i rifugiati nel mondo sono oltre 120 milioni, e per il 40% sono minori. Si tratta di persone forzosamente sradicate dai luoghi di origine, ma il 67% di loro si trova nei paesi asiatici e africani limitrofi alle sempre più numerose aree crisi. Il 73% di quei 120 milioni è accolto in stati a basso reddito, mentre solo il 27% arriva nelle aree del mondo più ricche. Basti l’esempio dell’Uganda (il PIL pro capite in Uganda è di poco più di 1.400 dollari annui, cosa che colloca il paese al 164° posto nel mondo), che ospita oltre due milioni di rifugiati, la maggior parte fuggiti dal Sudan e dalle sue guerre. 

La disonestà di chi da noi parla di “invasione” è palese. La sicurezza e l’ordine pubblico richiedono serietà e onestà, le strumentalizzazioni razziste non servono a niente, anzi fomentano solo confusione e senso di rivalsa di chi si ritiene penalizzato. La criminalizzazione etnica e collettiva (vedi Modena e mille altri episodi) forse procurano qualche miope consenso, ma sollecitano demoni che poi si rivolgono tragicamente contro tutti, come ricorda la storia recente e remota.

Lo diciamo, anche se sappiamo che pretendere di far ragionare Salvini, Lollobrigida, La Russa, Meloni e Vannacci (e camerati) è impossibile. Ma non dimentichiamo che quegli argomenti sono stati usati anche da altri esponenti politici, collocati in schieramenti ai quali dovremmo sentirci più vicini.

*articolo apparso sul sito refrattario e controcorrente il 26 maggio 2026