Lanciata a Bellinzona la campagna per il SÌ il 14 giugno all’iniziativa sulle cure dentarie
Il Comitato promotore ha presentato oggi a Casa Marta, Bellinzona, la campagna «Sì cure dentarie» per la votazione cantonale del 14 giugno 2026 sull’iniziativa popolare legislativa generica «Per il rimborso delle cure dentarie». Un’ampia coalizione di partiti, sindacati, associazioni e professionisti della salute difende cinque argomenti fondamentali: equità nell’accesso, salute pubblica, sostegno alle famiglie, modello assicurativo collaudato e un principio costituzionale necessario. Qui di seguito il riassunto delle ragioni esposte.
Il contesto: perché si vota
L’iniziativa popolare legislativa generica «Per il rimborso delle cure dentarie» era stata depositata nel 2015 con 8’283 firme valide da Sinistra e Sindacati. Dopo oltre dieci anni di iter parlamentare, il Gran Consiglio l’ha respinta il 27 gennaio 2026 con 49 no e 22 sì. Non avendo i promotori ritirato l’iniziativa, il popolo ticinese è chiamato a pronunciarsi il 14 giugno 2026.
Come spiega il primo firmatario Prof. Dr. Franco Cavalli “il testo propone di iscrivere nella Costituzione cantonale il principio che ogni persona residente in Ticino ha diritto al rimborso delle cure dentarie di base, garantito da un’assicurazione pubblica finanziata con contributi proporzionali al reddito di lavoratori, datori di lavoro e Stato”. I dettagli attuativi – prestazioni coperte, aliquote, modalità – saranno definiti successivamente dal Parlamento.
Garantire a tutte e tutti la possibilità di curarsi
L’argomento centrale della campagna per il SÌ è quello delle disuguaglianze nell’accesso alle cure. Come spiega Nancy Lunghi, che porta anche la sua esperienza quotidiana di Dr.ssa medico dentista, “una parte consistente della popolazione ticinese non può permettersi cure dentarie adeguate a causa dei costi: c’è chi vi rinuncia completamente, chi le ritarda aspettando tempi migliori, chi si deve accontentare delle cure più economiche, chi si indebita e chi si reca all’estero esponendosi ai rischi della discontinuità delle cure”.
I dati statistici confermano questa realtà in modo inequivocabile: secondo l’IHP Survey 2023 del Commonwealth Fund, analizzata dall’Obsan su mandato dell’UFSP (Obsan Bericht 10/2023), il 28,8% della popolazione svizzera ha rinunciato a cure dentarie per ragioni finanziarie, rispetto al 20,7% del 2016. Quasi 1 svizzero su 3 rimanda o rinuncia a cure dentarie o controlli – un dato in forte aumento negli ultimi anni.
La conferma di tale situazione è riportata anche dal mondo sindacale. Nicole Rossi, Segretaria politica di USS Ticino e Moesa spiega infatti che “i sussidi esistenti per i beneficiari dell’assistenza sociale o delle prestazioni complementari non bastano perché escludono sistematicamente le fasce intermedie della popolazione. Non si tratta di povertà estrema, ma di famiglie normali, lavoratori e pensionati che si trovano in una «terra di nessuno» – non rientrano nei criteri per ricevere gli aiuti, ma non hanno abbastanza mezzi per permettersi le cure”.
Come sottolinea Sandra Killer, Presidente dell’associazione Famiglie Monoparentali+ “molte famiglie sono costrette a scegliere tra curarsi i denti e arrivare a fine mese. Una situazione ancora più difficoltosa per i tanti genitori che si ritrovano a dover crescere i propri figli da soli”.

Una difficoltà crescente che è confermata anche dai dati: quasi una famiglia su cinque non dispone di riserve sufficienti per affrontare una spesa imprevista di CHF 2’500 (UST 2023).
Una difficoltà che vivono anche i giovani che, come testimonia Ismael Camozzi, studente e coordinatore del SISA, “dopo la scuola media perdono la preziosa copertura del servizio dentario scolastico, proprio quando le esigenze aumentano e molti non hanno ancora una base economica solida; ciò si traduce in anni senza controlli e poi in problemi più complessi e più costosi”.
L’iniziativa mira a garantire un accesso equo alle prestazioni dentistiche di base, necessarie al mantenimento della salute. Il confronto europeo è illuminante: in Svizzera la rinuncia completa per motivi finanziari colpisce il 5% della popolazione (Eurostat EU-SILC 2023), contro lo 0,3% della Germania, dove le cure dentarie di base sono coperte dall’assicurazione pubblica. La differenza non è una questione di ricchezza nazionale: è una scelta politica.
Dalla salute orale dipende la salute generale
Il secondo argomento del fronte del SÌ è quello del legame scientificamente provato tra salute orale e salute generale. Studi scientifici consistenti mostrano il collegamento: malattie parodontali e infezioni dentali non curate sono associate a svariate patologie sistemiche.
Uno studio pubblicato su Nature Communications nel dicembre 2022 (Botelho et al.), che ha analizzato 179 studi scientifici, ha identificato ben 27 malattie sistemiche fortemente associate alle patologie orali non trattate, tra cui malattie cardiovascolari, diabete, complicazioni in gravidanza e disturbi alla salute mentale.
Come specifica il Prof. Dr. Pietro Majno-Hurst, medico e chirurgo viscerale, “le complicazioni diventano particolarmente gravose per le persone anziane, spesso già fragili per altre patologie. Rinunciare alle cure dentarie oggi significa dunque moltiplicare i costi sanitari domani, perché le cure tardive e più complesse pesano sull’intero sistema sanitario.”
L’iniziativa permette di migliorare la prevenzione, identificando precocemente rischi importanti e andando così a beneficio della salute pubblica e della riduzione dei costi generati da cure tardive.
Un sostegno concreto per la popolazione e le famiglie
Oggi esiste un’odontoiatria a due velocità: chi ha risorse può accedere a cure moderne, chi non le ha è costretto a rinunciare o a curarsi male e tardi. Le cure dentarie rappresentano la parte più importante dei costi sanitari di un’economia domestica, spesso oltre il 20% del totale delle spese sanitarie private.
Oltre il 90% dei costi dentari è attualmente a carico dei pazienti, direttamente o attraverso assicurazioni complementari private. Ridurre questi costi significa aiutare la popolazione in modo concreto, sostenendo in maniera efficace anche coloro che restano esclusi sia dagli aiuti sociali, sia dalla possibilità di permettersi assicurazioni complementari.
L’obiettivo si intende perseguire anche attraverso il potenziamento della prevenzione in materia di salute bucco-dentaria, come espressamente previsto dal testo dell’iniziativa.
Un modello assicurativo pubblico, trasparente e sostenibile
Uno degli argomenti più solidi del fronte del SÌ riguarda il modello di finanziamento proposto: un’assicurazione pubblica ispirata al modello collaudato dell’AVS. Contributi proporzionali al reddito, suddivisi in modo paritario tra lavoratori e datori di lavoro, con un contributo dello Stato per chi non è attivo nel mondo del lavoro.
Questo significa che, indipendentemente dal reddito, tutti possono accedere alle cure. Una bella differenza rispetto alla cassa malati, dove i premi pesano in modo sproporzionato sui redditi più bassi, essendo uguali per tutti indipendentemente dal salario. Il modello proposto dall’iniziativa per le cure dentarie vuole dunque essere intrinsecamente più equo e progressivo.
L’esatta aliquota contributiva, il catalogo delle prestazioni coperte e le eventuali modalità di partecipazione ai costi saranno definiti dal legislatore nella fase attuativa. Questo permetterà anche il confronto con i tecnici del settore per definire un catalogo di prestazioni adeguato alle esigenze di una medicina dentaria moderna – ciò che purtroppo oggi non avviene per chi accede all’assistenza o alle prestazioni complementari, che coprono solo le cure più economiche.
Rimborsare le cure dentarie: un principio necessario
Il quinto argomento fondamentale riguarda la natura di principio costituzionale di quanto si vota il 14 giugno. Non si vota su cifre, aliquote o cataloghi di prestazioni: si vota se la salute dentaria fa parte della salute generale e se, come tale, deve essere un diritto accessibile a tutte e tutti i residenti in Ticino.
Il percorso proposto è già conosciuto nella storia istituzionale svizzera. Anche l’assicurazione maternità nacque così: prima fu fissato nella Costituzione federale il principio della sua necessità; poi il Parlamento elaborò la legge di attuazione. Questo è il modo normale in cui funziona la democrazia diretta svizzera.
Il testo elaborato conforme all’iniziativa prevede l’introduzione di un nuovo articolo 13b nella Costituzione cantonale, che recita: «Il Cantone promuove, in collaborazione con i Comuni, misure di prevenzione in materia di salute bucco-dentaria. Ogni persona residente nel Cantone ha diritto al rimborso dei costi delle cure dentarie di base e a tale scopo il Cantone istituisce un’assicurazione obbligatoria finanziata con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro e con un contributo dello Stato.»
«Si vota un principio, non un costo. Esattamente come abbiamo fatto con la maternità: prima il principio in Costituzione, poi la legge. Il 14 giugno chiediamo ai ticinesi di fare lo stesso passo.»
Le risposte del comitato agli argomenti dei contrari
Sull’argomento dei costi (fino a 150 milioni all’anno):
Il comitato ricorda che la spesa dentaria totale in Ticino è di circa 160 milioni di franchi l’anno (UST 2022), di cui oltre il 90% è già oggi a carico delle famiglie. Un sistema assicurativo pubblico non crea nuovi costi: li ridistribuisce in modo più equo. Inoltre, come documentato dalla letteratura scientifica, la prevenzione riduce i costi delle cure tardive e più complesse, che pesano sull’intero sistema sanitario. Il confronto con i Paesi europei che hanno introdotto coperture pubbliche – come Germania e Austria – dimostra che i sistemi con copertura pubblica non generano esplosioni dei costi dentali.
Sull’argomento che il fenomeno della rinuncia è «limitato»:
Gli oppositori citano un dato del 5% come prova che il problema è contenuto. Il comitato sottolinea che questo dato misura solo chi rinuncia completamente a cure necessarie: il 28,8% della popolazione rimanda o rinuncia a cure dentarie o controlli (IHP Survey 2023, Obsan 10/2023) – un dato quasi sei volte superiore. Valori che non tengono conto di chi ad esempio decide di andare all’estero.
Sull’argomento del disincentivo alla prevenzione:
L’esperienza dei Paesi con copertura pubblica dimostra il contrario: quando le cure diventano accessibili, le persone vanno dal dentista più spesso e preventivamente, non meno. La Germania, che ha una copertura pubblica obbligatoria per le cure dentarie di base, registra uno dei tassi più bassi di rinuncia alle cure in Europa (0,3%). Il vero disincentivo alla prevenzione è il costo elevato delle cure: chi non può permettersi un controllo annuale evita il dentista finché il dolore non diventa insopportabile.
Sull’argomento che iniziative simili sono state respinte altrove:
Il comitato ricorda che molte riforme sociali importanti sono state respinte prima di essere approvate. Il contesto cambia: i premi di cassa malati sono aumentati di oltre il 30% nell’ultimo decennio, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto, e la sensibilità sul tema delle disuguaglianze sanitarie è cresciuta. Le condizioni che hanno portato al NO in Vaud, Ginevra e Neuchâtel non sono le stesse di oggi in Ticino, dove si registrano i salari più bassi della Svizzera.
Un’ampia coalizione a favore del SÌ
La campagna per il SÌ è sostenuta da una vasta coalizione che comprende partiti (Forum Alternativo, I Verdi, Movimento per il Socialismo, Partito Comunista, Partito Popolare Operaio, Partito Socialista e Più Donne), sindacati (SEV, SISA, SSM, Syndicom, UNIA, USS, VPOD), associazioni (ASP, ATLaS, AvenirSocial, Coordonne*, FaMo+, Io Lotto e SOS Ticino) e professionisti della salute, oltre a tante persone della società civile.
Maggiori informazioni sull’iniziativa sono disponibili su www.si-cure-dentarie.ch.