PSE e nuovo stadio. Cosa ci sarà mai da festeggiare…
Nel weekend del 30-31 maggio avrà luogo l’inaugurazione dell’AIL Arena, il nuovo stadio calcistico del FC Lugano. E con essa esploderà l’intossicazione mediatica, fatta di retorica sportiva sui nuovi confini inesplorati che raggiungerà la società calcistica grazie alla nuova, fiammante struttura (anzi, tutto lo sport ticinese), di deliri sulle ricadute economiche per la città (anzi, per tutto il Ticino) di questa operazione, e di osannanti ringraziamenti alla lungimiranza di certe figure che hanno permesso la creazione del Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) e dei suoi contorni speculativo-immobiliari. In breve: raramente si ripeterà un’operazione collettiva di tale potenza, finalizzata a celebrare per nascondere le criticità che hanno disseminato la strada di questo progetto megalomane. Media, autorità politiche cittadine e cantonali, società sportive: tutte saranno unite nel celebrare l’AIL Arena e il PSE. Non ci sarà spazio per nient’altro, tanto meno per un onesto bilancio critico. Nessuna considerazione per il 42% delle e degli aventi diritto di voto che hanno rifiutato il PSE. A questa mancanza cercheremo di rimediare con questo piccolo e parziale bilancio, giusto per non dimenticare. Infatti, il PSE è ancora lontano dall’essere completato.
Uno stadio regalato a una società privata…
Varrà la pena cominciare ricordando un semplice fatto: lo stadio da 114 milioni di franchi non risponde ai bisogni sociali della popolazione luganese, ma agli interessi di una società sportiva privata, ormai nelle mani di un miliardario che vuole realizzare profitti. Detto altrimenti, la collettività pagherà a una società privata una struttura sovradimensionata che, pur ammettendo che il calcio e il tifo siano l’espressione di un certo bisogno sociale, riguarda un’esigua minoranza di persone: i 3’583 spettatori che hanno mediamente seguito il FC Lugano in questa stagione. Il tutto condito da un affitto di soli 400’000 franchi l’anno. A Lugano gli affitti a pigione moderata sono concessi solo ai miliardari e alle loro società sportive… Ciliegina sulla torta: dopo aver vantato lo stadio come strumento per rispondere anche ad altre esigenze oltre a quelle sportive, l’organizzazione di concerti ad esempio, è arrivato il diktat della dirigenza dell’FC Lugano, ovviamente sostenuto dal Municipio, secondo il quale lo stadio servirà esclusivamente alle partite di calcio.
Però, le conseguenze dell’edificazione dello stadio e di tutto il PSE graveranno pesantemente sull’intera popolazione. Vediamole in rapida rassegna. Per recuperare i campi da calcio secondari divorati dai contenuti immobiliari e sportivi, è stato necessario creare il centro sportivo del Maglio: quattro campi costati 51,4 milioni di franchi. Tutto a carico della cittadinanza. Ovviamente non si può passare sotto silenzio il Palazzetto dello Sport, questo più utile, ma dal prezzo spropositato: 80 milioni di franchi! Poi, in futuro, arriverà anche la Torre Est, discutibile intervento architettonico che svuoterà gli uffici comunali sparsi sul territorio cittadino per concentrarli appunto in questa nuova costruzione, della quale non vi era la minima necessità, né sociale né amministrativa. Stesso discorso per il Blocco Servizi, che ospiterà la nuova sede della polizia cittadina. Così la collettività pagherà a UBS almeno 3,4 milioni di franchi l’anno che, per i 25 anni di durata dei contratti, porteranno nelle casse della banca 85 milioni di franchi. Gli affitti attuali per i servizi amministrativi e per la polizia comunale costano 1’228’790 franchi l’anno. Municipio e Consiglio comunale sono dunque riusciranno a sperperare 54 milioni di franchi.
… mentre si tagliano servizi pubblici e si svende il patrimonio cittadino!
Per finanziare l’operazione PSE, dal 2026 scatterà un aumento del moltiplicatore comunale di 3 punti: un incremento del carico fiscale che andrà a colpire tutti i cittadini. Ma ciò non basta. Gli investimenti del PSE hanno fatto tracimare quello che sarà l’onere netto di cui la città dovrà farsi carico per il periodo 2026-2033. Su un totale di 622 milioni di franchi, almeno 195 milioni sono dovuti al riscatto dei contenuti sportivi del PSE. Per pagare questo sperpero di denaro pubblico, le autorità politiche hanno deciso di tagliare i servizi pubblici. Un primo pacchetto di tagli è già attivo e prevede un risparmio di 13,8 milioni di franchi, colpendo scuola, aiuti sociali, cultura e personale comunale. Ma nel periodo 2028-2030 interverrà un secondo pacchetto di tagli per un totale di 22,9 milioni di franchi. Secondo il Municipio questa scelta è dovuta all’aumento delle spese derivato dall’accettazione delle due iniziative sui costi della cassa malati (28.09.2025). Può anche darsi, ma questi aumenti di spesa avrebbero potuto essere sopportati senza operare tagli se la città non si fosse dissanguata con il progetto PSE. Questa è una certezza. Tagli che, peraltro, non bastano.
Per ridurre il peso finanziario dovuto al pagamento degli interessi sul debito e alle quote di capitale da rimborsare, anche a causa del PSE, le autorità politiche luganesi hanno elaborato una lista di beni pubblici (mobili e immobili) da (s)vendere ai privati. L’obiettivo è recuperare 306,1 milioni di franchi. Tra questi figura anche il pregiato palazzo Ex-Dogane in via Posta. Ricordate? Il Municipio aveva promesso ufficialmente che, con lo svuotamento degli uffici comunali, questo palazzo sarebbe stato riconvertito in immobile residenziale, per ripopolare il centro città. Una menzogna, allora, spudorata, confermato ora da fatto che l’immobile è addirittura in svendita.
In questo bilancio sociale del nuovo stadio, e del PSE nel suo insieme, non vanno taciuti due altri aspetti importanti. Le scelte per finanziare questa operazione traducono l’inettitudine di chi dirige la città. Il riscatto dello stadio e del palazzetto non può attenuare la grave incompetenza dimostrata. Dal contratto di leasing contenuto nell’accordo di Partenariato Pubblico Privato per finanziare i contenuti sportivi, un vero e proprio furto, si è scelto di far valere la clausola del riscatto. Ciò dimostra che la città poteva procedere fin da subito in maniera autonoma con un prestito obbligazionario. Se lo avesse fatto già nel 2020, come hanno sempre sostenuto gli oppositori al PSE, i tassi più bassi dell’epoca rispetto agli attuali avrebbero potuto evitare un costo maggiore alla popolazione luganese. A quanto ammonta questo sovraccosto? Tutti muti, ovviamente. E il peggio è che ancora oggi ci sono forze politiche che sostengono la validità del Partenariato Pubblico Privato anche per i prossimi grandi investimenti, in primis per il Polo Turistico-Congressuale…
Infine, va ricordato che il progetto dello stadio e del Palazzetto dello Sport ha subito un peggioramento importante dal punto di vista architettonico-urbanistico e paesaggistico. Per contenere i costi, dopo la votazione popolare, sono state decise modifiche peggiorative del progetto iniziale. Una manifestazione della poca considerazione di cui gode la volontà popolare a Lugano. Infatti, la popolazione ha votato un progetto che oggi non corrisponde più alla sua versione originale. Anche questo è un aspetto che va messo in conto: la scarsa onestà politica delle autorità luganesi.
La lotta continua!
Ecco, questo è il bilancio sociale e finanziario del nuovo stadio e del PSE in generale che dovrebbe stare al centro di un dibattito pubblico permanente. Invece, la propaganda di regime, sostenuta dai centri di interessi economici privati, nel nome dello sport farà di tutto per evitare questo esercizio fondamentale. Ma la battaglia attorno al PSE non è finita. Continueremo a denunciare le sue derive e i suoi costi sociali inaccettabili. Ma questa esperienza è utile: ci permetterà di preparare le battaglie di domani. Il lavoro incessante di denuncia lascia dei segni nelle coscienze, fa riflettere e, forse, modifica progressivamente i rapporti di forza. L’esperienza del PSE ci servirà, eccome, quando le inette autorità politiche luganesi verranno avanti con altri progetti deliranti, come il rifacimento dell’aeroporto di Lugano-Agno: un’operazione da decine di milioni di franchi per permettere a una decina di miliardari di continuare a usare i loro jet privati super inquinanti, scaricando inquinamento e costi sulle spalle di migliaia di cittadine e cittadini. La battaglia contro il PSE ha permesso a diverse decine di persone di sviluppare il loro senso critico e di mobilitarsi. Forze preziose che andranno ad alimentare il fronte di opposizione sociale alla politica sempre più antisociale e privatistica della città di Lugano.