Stato spagnolo. Adelante Andalucía: è solo l’inizio

I risultati delle elezioni del 17 maggio scorso per il Parlamento dell’Andalusia, e quindi per la composizione della Junta (il governo regionale), hanno rappresentato una sorpresa per alcuni e uno shock per il sistema dei partiti andalusi, con possibili ripercussioni a livello dello Stato spagnolo, come hanno sottolineato analisti politici e giornalisti. E il “fattore K” di questa percezione è il risultato ottenuto da Adelante Andalucía.

Alcuni commentatori sono rimasti sorpresi dalla crescita di questa formazione andalusa anticapitalista, ma non noi che conduciamo una lotta politica rivoluzionaria. Sentivamo, ascoltavamo e vedevamo l’aumento del numero di persone che partecipavano alle manifestazioni e ai raduni. Ascoltavamo le espressioni di simpatia di molte persone, indipendentemente dal fatto che intendessero votare oppure no. Sapevamo che stavano facendo breccia nella coscienza popolare, in particolare tra i giovani: l’opposizione radicale in parlamento e nelle strade alle politiche di Juan Manuel Moreno Bonilla del Partido Popular (PP), presidente della Junta dell’Andalusia dal gennaio 2019; le critiche incisive, imaginative e fondate del suo portavoce parlamentare José Ignacio García; e anche la capacità di proporre alternative in difesa della classe operaia.

Esaminiamo le cifre principali. Il PP, considerato di centrodestra e convinto di poter mantenere la maggioranza assoluta, ha ottenuto 53 seggi: 5 in meno rispetto a prima, il che lo mette alla mercé di Vox per ottenere il sostegno necessario alla presidenza della Junta. Questo fa fallire la strategia nazionale del PP nelle sue aspirazioni a consolidarsi come partito maggioritario in vista delle prossime elezioni nazionali.

Da parte sua, il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) ottiene 28 seggi, cioè 2 in meno rispetto alle ultime elezioni. Si tratta del suo peggior risultato in Andalusia, territorio che ha governato per diverse legislature e vero bastione del voto socialista nelle elezioni generali spagnole. Il PSOE paga oggi il prezzo di lunghi anni di politiche social-liberali, sia in Andalusia che in Spagna.

Questo risultato colpisce gravemente la strategia del presidente spagnolo Pedro Sánchez. Egli guida un governo di coalizione i cui partner – un vero e proprio miscuglio: Sumar, Izquierda Unida, Comuns, ecc. – attraversano una lunga crisi di progetto e di leadership. Pedro Sánchez, il cui prestigio cresce all’estero, dirige però un partito, il PSOE, accusato di gravi casi di corruzione e la cui credibilità si sta erodendo, persino all’interno delle proprie file.

È vero che l’andamento dei dati macroeconomici, rispetto al resto d’Europa, è migliore, ma è altrettanto vero che, mentre i profitti delle banche e delle grandi imprese raggiungono livelli record, la precarietà del lavoro, i bassi salari e il vero dramma dell’accesso alla casa rappresentano la realtà quotidiana per la maggioranza sociale.

Vox, un partito neofranchista, sperava – e lo prevedevano anche diversi analisti – in un notevole aumento di voti e seggi, che gli avrebbe consentito di entrare nel governo regionale per guidarlo insieme al PP. Non è stato così: ha ottenuto solo un seggio in più, arrivando a 15, un risultato ben al di sotto delle aspettative.

Il partito aderisce al trumpismo su questioni chiave come il razzismo e la xenofobia verso i migranti che vengono a lavorare e vivere in Spagna, provenienti dal Nord Africa, dall’Africa subsahariana, dall’America Latina o persino dall’Asia. Il suo principale slogan è la “priorità nazionale” nell’accesso ai beni e ai servizi, il che condanna gran parte della classe operaia a essere composta da cittadini senza diritti. Si oppongono alla regolarizzazione della situazione giuridica di centinaia di migliaia di persone perché questo permette loro di disporre di una manodopera facilmente sfruttabile, come si può vedere, ad esempio, nelle campagne dell’Andalusia.

Por Andalucía (PORA), una coalizione guidata dal Partito Comunista, la cui presenza in Andalusia era in passato molto importante, composta da Izquierda Unida, Sumar, Podemos e altre quattro organizzazioni minori, ha ottenuto 5 seggi, lo stesso numero di prima, con 263.615 voti, pari al 6,31%. Questo significa, come ha dichiarato il suo leader Antonio Maillo, che non hanno raggiunto i loro obiettivi.

Adelante Andalucía, partito lanciato da Anticapitalistas, che aveva ottenuto 2 deputati nel 2020, ha conquistato 8 seggi con 401.732 voti, quadruplicando così la propria rappresentanza nel Parlamento andaluso. Supera Vox a Siviglia e Cadice, diventando in queste province la terza forza dietro il PP e il PSOE. Nella città di Cadice è addirittura la seconda forza politica.

I risultati delle elezioni del 18 maggio

E ciò che è particolarmente interessante dal punto di vista quantitativo e qualitativo è che i suoi “bacini” elettorali sono stati i quartieri popolari delle grandi aree urbane. Ha ottenuto il sostegno di una buona parte della gioventù, contendendo a Vox la sua presunta egemonia tra gli under 35; e ha raccolto un numero significativo di voti anche in località dove è poco radicato. Ottenendo più di 5 seggi, Adelante Andalucía disporrà di un proprio gruppo parlamentare e i suoi deputati non faranno parte del cosiddetto gruppo “misto”, il che gli consentirà di avere maggiori mezzi per svolgere il proprio lavoro.

Come affermano i dirigenti di Adelante Andalucía, il loro risultato ha privato il PP della maggioranza assoluta, mentre lo spazio alla sinistra del PSOE vede crescere il proprio sostegno, poiché Por Andalucía conserva i suoi 5 seggi e, con gli 8 seggi conquistati da Adelante – sei in più rispetto a prima – è aumentato il numero di elettori ed elettrici di sinistra che si presentano come alternativa al partito socialista.

Le chiavi del successo di Adelante Andalucía

È vero che la campagna condotta da José Ignacio García è stata molto originale e innovativa sui social network. È anche vero che il suo discorso è stato chiaro nella sostanza contro il capitale e la destra, utilizzando un linguaggio vivo, diretto e semplice, quello parlato dalla gente. Ha saputo fare appello alle emozioni popolari e posizionarsi efficacemente nei media (stampa, radio e televisioni), ma questo non basta a spiegare il risultato.

Adelante (come la gente chiama il partito) ha condotto una campagna militante quartiere per quartiere, villaggio per villaggio, fondata su un lavoro paziente ed entusiasta che ha compensato la mancanza di risorse finanziarie rispetto ai concorrenti. Adelante ha ascoltato direttamente le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, così come dei giovani, dialogando con loro e conquistandoli alla propria causa.

Decine e decine di militanti hanno compensato la scarsità di mezzi e hanno concretizzato, parafrasando i versi di Paco Ibáñez dedicati agli andalusi: «Chi ha fatto crescere gli ulivi? Non il nulla, né il denaro, né il padrone, ma la terra silenziosa, il lavoro e il sudore».

Sia il discorso di José Ignacio García sia quello degli altri candidati e militanti hanno fatto appello ai sentimenti, alla dignità di un popolo – il popolo andaluso – relegato in secondo piano nell’insieme della Spagna, e alla rabbia della classe lavoratrice che vede peggiorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

Un’Andalusia che, nella divisione spagnola e internazionale del lavoro, è stata relegata al ruolo di regione subordinata, “terra di sacrificio”, come dicono gli ecologisti, con uno sfruttamento estrattivista crescente delle sue risorse, l’affermazione di un modello agroindustriale nelle mani degli antichi latifondisti e dei fondi d’investimento, un “modello” fondato sullo sfruttamento della manodopera autoctona e immigrata.

È così che si è costruito un discorso che fonde la situazione dell’Andalusia nel suo complesso con quella della sua maggioranza sociale: i lavoratori e le lavoratrici delle campagne e delle città. Sarà interessante, in un altro articolo, analizzare il fenomeno dell’andalusismo, che presenta elementi specifici differenti sia dai “classici” della questione nazionale nello Stato spagnolo sia dalla “questione meridionale” gramsciana.


Ma Adelante ha saputo concentrare le proprie critiche al capitalismo – e ai suoi gestori – su temi chiave:

  1. Lo stato della sanità pubblica, sempre più precario a causa della politica di sostegno alla privatizzazione che caratterizza i governi del Partido Popular (PP), una politica che favorisce la creazione di decine di università private mentre riduce i fondi destinati alle università pubbliche, oppure alimenta il settore privato della formazione professionale a scapito del sistema pubblico. Il recente scandalo degli screening per il cancro al seno, che ha colpito migliaia di donne, è stato l’esempio migliore per denunciare lo smantellamento del sistema sanitario pubblico.
  2. Un’alternativa radicale, fondata sull’espropriazione e sulla regolamentazione del patrimonio immobiliare esistente, di fronte alla crisi abitativa in una regione dove decine di migliaia di alloggi sono nelle mani di fondi speculativi e di banche come CaixaBank, che si dedicano al settore turistico; oppure vengono lasciati vuoti per speculare sulle oscillazioni dei prezzi, a discapito dei bisogni urgenti della maggior parte dei giovani.
  3. Proposte per la creazione di occupazione industriale secondo criteri di sostenibilità ecologica, nel quadro di una rete pubblica di trasporto elettrificato e della promozione di un’agricoltura non tossica orientata al territorio andaluso piuttosto che ai mercati internazionali.

Ma Adelante ha saputo anche ridefinire il significato di termini come “sicurezza”, contendendolo a Vox e al PP, che lo associano esclusivamente all’aumento delle forze di polizia per la difesa della proprietà privata. Nei suoi comizi si sentiva spesso dire che sicurezza significa poter essere curati e assistiti in caso di malattia, che sicurezza significa poter disporre di un’abitazione dignitosa senza essere schiacciati dall’affitto o dai costi di un mutuo immobiliare in caso di acquisto…

È così che si è costruito un discorso di classe su un terreno abitualmente nelle mani della reazione.

E tutto questo è stato proclamato senza complessi, definendosi pubblicamente come un partito andaluso, internazionalista, ecosocialista, anticapitalista, femminista e antirazzista. Si è opposto a qualsiasi partecipazione al governo insieme al Partido Socialista Obrero Español (PSOE), al contrario del resto della sinistra che sembra ossessionata dall’idea di occupare incarichi da consiglieri (ministri) nel Palazzo di San Telmo, sede del governo andaluso. Adelante si è mostrato un nemico deciso della destra, che non vuole in alcun modo vedere al governo.

A seguito dei risultati elettorali, si apre ora per Adelante Andalucía un nuovo campo di compiti organizzativi, per trasformare i voti e la simpatia raccolti in una forza organizzata capace di promuovere mobilitazioni sociali, praticare una politica di fronte unico nell’azione, presentare candidature in un numero maggiore di città e villaggi alle prossime elezioni municipali e, se possibile, candidarsi anche alle future elezioni generali per il Parlamento spagnolo.

E come afferma la portavoce di Adelante Andalucía, Teresa Rodríguez, non si tratta soltanto di mettere in piedi una candidatura elettorale, ma di costruire un partito per le nuove generazioni.

*Articolo pubblicato il 22 maggio 2026 sul sito www.alencontre.org