Conti AET 2025. Tutto bene? Non proprio…
Negli scorsi giorni è stata presentato la Relazione sulla gestione 2025 dell’Azienda Elettrica Ticinese (AET). L’attenzione si è concentrata sull’utile d’esercizio consolidato: 55,4 milioni di franchi, ossia il miglior risultato di sempre. AET ha distribuito anche un dividendo di 11 milioni al Cantone: era dal 2016 che non veniva versato un importo di questo genere. Dobbiamo quindi brindare di fronte a questa bella notizia? Meglio non alzare il gomito troppo in fretta…
Con una buona dose di cinismo, AET spiega che «il risultato è stato favorito dalla positiva evoluzione del mercato energetico, che ha consentito di compensare la minore produzione idroelettrica registrata nel corso dell’anno» (comunicato stampa del 27.05.2026). Detto altrimenti, a fronte del crollo della produzione, AET ha conseguito il miglior risultato finanziario della sua storia solo grazie ad un livello estremamente elevato che hanno ancora risentito della fenomenale speculazione del mercato esplosa a partire dal 2022. Insomma, risultati fenomenali ottenuti grazie all’aumento delle tariffe un po’ dappertutto in Europa, ossia spolpando i piccoli consumatori finali (famiglie di salariati e salariate), un po’ come hanno fatto SES e AIL SA in Ticino. Ma il banchetto sembra essere alla fine: «Il risultato riflette l’andamento favorevole dei mercati energetici e beneficia, in parte, di fattori straordinari legati agli effetti residui delle vendite concluse durante il picco dei prezzi energetici del 2022. Tali effetti si sono ora esauriti e le prospettive future delineano un contesto più incerto». Ma non è detta l’ultima parola: la guerra imperialistica che imperversa nel Medio Oriente potrebbe dare vigore a nuove fiammate dei prezzi sui mercati liberalizzati dell’energia elettrica, cosicché AET potrebbe incamerare profitti elevati anche nel 2026, a fronte di una produzione in forte calo.
Questo è un altro elemento preoccupante che caratterizza l’anno 2025 di AET. La produzione diretta di energia idroelettrica del gruppo AET è passa da 1142 GWh nel 2024 ai 758 del 2025, una contrazione del 33,6%. Certo, l’anno 2024 è stato eccezionale, ma quello del 2025 rientra nella media al ribasso dell’ultimo decennio. E il 2026 rischia di essere una fotocopia del 2025. Anche l’energia idroelettrica derivante dalle partecipazioni detenute da AET è in calo del 27%. Ciò significa che senza nuove spinte speculative capaci di gonfiare i prezzi e garantire dei sovraprofitti, AET nel 2026 ritornerà pesantemente nelle cifre rosse.
Se confermata, la forte diminuzione tendenziale dell’energia di matrice idroelettrica sarà compensata da AET con un aumento del consumo di “energia sporca”, nucleare e a carbone. Nella Relazione di gestione, AET scrive che «Nel 2025 la produzione proveniente dalle partecipazioni minoritarie nucleari in Svizzera e Francia ha registrato un aumento rispetto al 2024, come pure la quota di produzione AET dell’impianto termoelettrico di Lünen». Come sempre, AET brilla per un atteggiamento sulle cifre che non è esagerato definire “omertoso”. Per quanto riguarda le partecipazioni, il prelievo di energia nucleare ammonta nel 2025 a 336 GWh, pari a un aumento dell’8,03% rispetto al 2024. Ma non sappiamo, nel computo degli acquisti sul mercato, quanta sia l’energia di origine nucleare. Per quanto riguarda l’energia elettrica prodotta con il carbone dalla centrale di Lünen, il 2025 ha conosciuto una vera e propria impennata: da 267 a 407 GWh, una crescita del 52,43%! Se i prezzi scenderanno e la produzione di energia idroelettrica dovesse mantenersi sui bassi livelli del 2025, per contenere le perdite finanziarie, AET aumenterà i prelievi e gli acquisti di questa energia pericolosa e altamente inquinante. Un freno, de facto, al processo di decarbonizzazione e alla lotta contro la crisi climatica.
Abbiamo accennato a Lünen. Il disastro ambientale-finanziario che caratterizza AET ma che non emerge dai vari rapporti della società anonima di diritto pubblico. Il 2025 è stato terribile. Nella Relazione sulla gestione è riportato solo quanto segue: «La quota di produzione di spettanza di AET dell’impianto termoelettrico di Lünen è risultata pari a 407 GWh, con un incremento del 52% rispetto al 2024. L’esercizio 2025 è tuttavia stato caratterizzato da un rapporto sfavorevole tra costi di esercizio e prezzi dell’energia elettrica, che ha avuto un impatto negativo sul risultato per CHF 22 milioni» (p. 19.). E allora completiamo noi il discorso. A fine 2025 le perdite finanziarie generate da questa operazione “ecocida” hanno raggiunto i 212,7 milioni di franchi! Cifra alla quale vanno aggiunti i milioni della svalutazione del capitale azionario, operazione che ha ormai raggiunto una perdita di 31,3 milioni. Quindi, complessivamente, la fattura oscena – per non parlare di quella ambientale – si eleva a 244 milioni di franchi!
Questo scenario è quello che abbiamo potuto ricostruire racimolando informazioni parziali un po’ in tutte le direzioni. Per fare ampia chiarezza – anche sul contratto EdF, altra fonte di perdite milionarie – il Consiglio di Stato deve cessare il suo atteggiamento omertoso e fornire tutte le risposte contenute nell’interrogazione – Il Consiglio di Stato e AET sono reticenti. Fuori tutta la verità sugli investimenti nella centrale di Lünen e sul contratto con EDF! – depositata dall’MPS nel corso del mese di ottobre del 2025. Rendere pubbliche queste informazioni è fondamentale per valutare un’uscita da queste operazioni insostenibili sotto tutti i punti di vista. E forse è ancora più importante per permettere un controllo e un dibattito pubblici su una materia, l’approvvigionamento in energia elettrica, che diventerà sempre più strategica.
Alla luce di queste considerazioni e alle logiche sviluppate da AET in questi ultimi anni – tra l’altro mai contestate né dal governo né dal Parlamento che continuano ad approvarne acriticamente la politica, appare problematica la futura gestione della fine delle concessioni relative alle forze idriche che avverrà progressivamente nei prossimi due decenni.
È impensabile, visti i precedenti, che questa questione fondamentale sia gestita esclusivamente dai vertici di AET e dai futuri Consigli di Stato.
*una versione ridotta di questo articolo è apparsa sul quotidiano La Regione lunedì 15 giugno 2026