Dopo il NO all’iniziativa dell’UDC, il padronato passa all’attacco… E il movimento sindacale?

La maggioranza (54,8%) delle persone aventi diritto di voto che hanno partecipato alla votazione del 14 giugno ha respinto l’iniziativa xenofoba dell’UDC (Unione Democratica di Centro) «NO a una Svizzera da 10 milioni». La configurazione dei risultati è simile a quella delle altre iniziative xenofobe sottoposte al voto a intervalli regolari da oltre mezzo secolo in Svizzera. Come nelle votazioni precedenti, un quarto delle persone che vivono in questo Paese è stato privato della possibilità stessa di esprimere la propria opinione, perché di «nazionalità straniera».
L’UDC, pur sconfitta, è riuscita a riportare al centro del dibattito, in mdo consistente e continuativo, i temi xenofobi, essenziali per conquistare e mobilitare il proprio elettorato in vista della battaglia contro i Bilaterali III. Iniziativa nazionale sulla «neutralità», valanghe di mozioni parlamentari, presentate congiuntamente con il PLR (Partito Liberale Radicale), per smantellare il diritto d’asilo, iniziativa cantonale a Zurigo per una sorta di «preferenza nazionale» nell’accesso agli alloggi, con priorità alle persone residenti da almeno dieci anni: gli strumenti per far vibrare la corda nazionalista e xenofoba nei prossimi mesi sono già pronti.
Meno di un’ora dopo la chiusura dei seggi, la direttrice dell’organizzazione padronale economiesuisse, Monika Rühl, esponeva ai microfoni della romanda La Première la sua visione per il futuro:

  • rendere più rigida la politica dell’asilo, poiché, per parafrasarla, sono «i richiedenti asilo che bighellonano per le strade e fanno paura, non gli stranieri che lavorano e pagano le tasse» (“dimenticando” che è proprio la legge a costringere i richiedenti asilo all’inattività);
  • aumentare l’età pensionabile, per «sfruttare il potenziale della manodopera indigena»;
  • non toccare la promozione economica e i «vantaggi competitivi» della piazza economica svizzera.

In breve, il programma completo del padronato.
Presente in studio durante la trasmissione, il consigliere nazionale socialista Benoît Gaillard, fino a poco tempo fa responsabile della comunicazione dell’USS (Unione Sindacale Svizzera), si è indignato, chiedendosi come la signora Rühl, sua alleata fino al 14 giugno nella campagna contro la «iniziativa del caos», potesse permettersi di fare simili affermazioni, che lo hanno fatto andare «su tutte le furie».
Indignazione benvenuta (o di circostanza), ma sorpresa… sorprendente. L’inasprimento della politica dell’asilo e l’innalzamento dell’età pensionabile sono infatti al centro delle «misure rapide e mirate» proposte da economiesuisse nel suo documento argomentativo «Un tetto demografico rigido: la proposta assurda dell’iniziativa del caos», pubblicato online l’11 febbraio 2026. Vale a dire ben prima che i cosiddetti «partner sociali» ufficializzassero, il 16 marzo scorso, la loro alleanza contro l’iniziativa dell’UDC, durante una conferenza stampa congiunta con il Consiglio federale.
Queste rivendicazioni padronali si ritrovano quindi logicamente, il 14 giugno, nei comunicati stampa di bilancio sia di economiesuisse sia dell’USAM (Unione svizzera delle arti e mestieri): «L’USAM invita tutti i partiti ad agire subito…Chi vuole limitare l’immigrazione deve anche essere disposto a discutere apertamente misure finora considerate politicamente sensibili, come l’innalzamento dell’età di riferimento per il pensionamento, e a lavorare per ottenerne l’accettazione da parte della maggioranza». Difficile essere più chiari di così.
Il giorno successivo alla votazione, il presidente dell’Unione Sindacale Svizzera (USS), Pierre-Yves Maillard, ha dichiarato durante la trasmissione radiofonica La Matinale: «Questi ambienti economici devono ora decidere con chi vogliono fare politica».
Le dichiarazioni della direttrice di economiesuisse, così come i dibattiti che si stanno svolgendo in questi stessi giorni in Parlamento, mostrano però ben poca esitazione; al contrario, evidenziano una determinazione brutale: schierarsi con coloro che, in tutto lo spettro borghese, difendono senza compromessi gli interessi padronali.
Un esempio concreto: il 19 giugno, con ogni probabilità, la maggioranza borghese del Parlamento adotterà definitivamente la legge che mira a liquidare i salari minimi cantonali, facendo prevalere i contratti collettivi di lavoro (CCL) che prevedono salari inferiori; una decisione che sarà contestata da un referendum sindacale.
Il 17 giugno, una maggioranza borghese del Consiglio nazionale ha inoltre scelto di sabotare il finanziamento della tredicesima rendita AVS. Ha respinto qualsiasi aumento dei contributi salariali — forma di finanziamento storica e più solidale di questa assicurazione sociale — e ha approvato un aumento dello 0,4% dell’antisociale IVA, che coprirà soltanto circa la metà del costo della tredicesima rendita.
Questo blocco borghese segue le richieste delle associazioni padronali, che vogliono impedire qualsiasi nuovo finanziamento tramite i contributi salariali e strangolare finanziariamente l’AVS per imporre un aumento dell’età pensionabile. Per il padronato si tratta di una questione di principio: la settimana precedente il Consiglio degli Stati aveva approvato un aumento supplementare dello 0,2% dei contributi salariali, equivalente a 5 franchi prelevati da uno stipendio mensile di 5.000 franchi, più altri 5 franchi versati direttamente dal datore di lavoro.
I padroni e i loro alleati borghesi vi hanno tuttavia opposto un netto rifiuto. Non è escluso che il 19 giugno, in occasione delle votazioni finali, cada persino il principio stesso di un finanziamento supplementare dell’AVS, in linea con le raccomandazioni dei settori borghesi più determinati, rilanciate dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) in un commento del 10 giugno 2026 intitolato: «Tredicesima rendita AVS: bisogna opporsi a questo saccheggio dei salari».
Non dovrebbe essere piuttosto il movimento sindacale a decidere da che parte stare?
Sempre a La Matinale, interrogato sulla «alleanza [dell’USS] con gli ambienti economici», Pierre-Yves Maillard ha spiegato: «Il nostro sistema politico si compone di tre forze: da una parte l’UDC, che diverge dalla destra economica sulla questione dell’apertura; poi la destra economica stessa; e infine i sindacati, spesso alleati con la sinistra. Queste tre forze devono distribuirsi due possibili risposte».
E se il movimento sindacale si rivolgesse invece con decisione verso una quarta forza?
Quella del blocco dei ceti popolari, che prende forma quando le lavoratrici e i lavoratori non vengono semplicemente chiamati a depositare una scheda nell’urna, ma vengono coinvolti e motivati a impegnarsi attivamente e collettivamente per la difesa dei propri diritti.
Dopotutto, sono stati proprio il lavoro di sensibilizzazione e l’attività collettiva sviluppati per anni in difesa dell’AVS e contro l’aumento dell’età pensionabile delle donne a rendere possibile la mobilitazione sociale che si è espressa a favore della tredicesima AVS nel 2024.
Finanziamento sociale e garantito dell’AVS e della tredicesima rendita; difesa dei salari minimi e aumenti salariali generalizzati; rifiuto di qualsiasi ulteriore peggioramento della condizione dei richiedenti asilo e sostegno a una politica di accoglienza umana; campagna attiva per il diritto alla naturalizzazione di tutte le persone residenti in Svizzera da almeno cinque anni, sostenuta dalla cosiddetta iniziativa «dei quattro quarti» (Iniziativa per la democrazia: per un diritto di cittadinanza moderno); campagne per una politica sociale dell’alloggio; rilancio della battaglia per una cassa malati unica finanziata come l’AVS: la piattaforma per una simile mobilitazione esiste già. È il momento di lanciarla.

*Articolo pubblicato sul sito alencontre.org il 17 giugno 2026.