Progetto AVS2030: attenzione al “buon compromesso”!

Il 20 maggio 2026, Elisabeth Baume-Schneider ha reso pubblico AVS2030, il progetto che il Consiglio federale sottopone a consultazione per «modernizzare l’AVS, adattarla all’evoluzione della società e garantirne l’equilibrio finanziario a lungo termine». Una rapida lettura delle prime reazioni potrebbe dare l’impressione che si tratti di un «buon compromesso» per i lavoratori e le lavoratrici, attivi o pensionati. Il contenuto del messaggio del Consiglio federale mostra invece che si tratta di un progetto modellato sulle esigenze padronali, ma confezionato in modo da non rendere la cosa troppo evidente.

Barricata padronale e soddisfazione sindacale

Le associazioni padronali sono tutte insorte contro il progetto. Vediamo qualche esempio. «Dal punto di vista dell’Unione svizzera degli imprenditori, queste proposte mancano l’obiettivo di stabilizzare l’AVS per gli anni a venire. Considerata l’attuale situazione demografica, misure strutturali come un aumento dell’età di riferimento non possono più essere rinviate». Da parte sua, Economiesuisse ritiene che le «proposte del Consiglio federale restino (…) unilaterali: per colmare i deficit dei conti si punta ancora una volta esclusivamente su un aumento delle imposte e dei contributi salariali», e che quindi occorra prepararsi a «rispedire il progetto al mittente». Per l’USAM (Unione svizzera delle arti e mestieri), il «progetto evita (…) il cuore del problema: l’evoluzione demografica e l’allungamento della durata di percezione delle rendite. Finché questa realtà non verrà affrontata, l’AVS dovrà regolarmente cercare nuove entrate presso gli attivi, le imprese e i contribuenti. Non si tratta di una strategia di stabilizzazione duratura, ma di una fuga in avanti».

Anche i rappresentanti politici del padronato fanno eco a queste posizioni. Per il PLR, il «Consiglio federale getta la spugna e rifiuta di presentare soluzioni che garantiscano un’AVS sana e sostenibile. (…) Il PLR combatterà qualsiasi riforma dell’AVS che punti esclusivamente ad aumentare le entrate a scapito della classe media e delle PMI». Quanto ai Verdi liberali, affermano con tono didattico che «non possiamo chiudere gli occhi davanti alla realtà. Chiunque voglia garantire l’AVS a lungo termine deve essere pronto a discutere seriamente di riforme strutturali, in modo equo tra le generazioni e senza paraocchi».

Sull’altro fronte, l’Unione sindacale svizzera (USS) si dichiara piuttosto soddisfatta, pur con alcune riserve: «I documenti di consultazione pubblicati oggi sulla riforma AVS 2030 confermano che l’AVS non avrà praticamente più bisogno di finanziamenti supplementari una volta deciso il finanziamento della 13ª rendita AVS. Il finanziamento misto, che combina contributi salariali e IVA, costituisce un compromesso che garantisce un finanziamento solido ed equilibrato dal punto di vista sociale della 13ª rendita AVS. […] L’USS accoglie favorevolmente il fatto che il Consiglio federale rinunci ad aumentare l’età pensionabile nel suo progetto preliminare AVS 2030». Tuttavia, «la focalizzazione di AVS 2030 sul lavoro oltre l’età di riferimento è inopportuna. […] L’USS respinge inoltre fermamente qualsiasi ulteriore inasprimento delle condizioni per il pensionamento anticipato».

Una constatazione… subito smentita

Qual è dunque il contenuto di AVS2030 che suscita reazioni tanto divergenti?
Il rapporto del Consiglio federale per AVS2030 si apre effettivamente sulla constatazione evidenziata dall’USS: l’AVS è un’assicurazione sociale finanziariamente solida. «[…] Il recente aggiornamento delle prospettive finanziarie dell’AVS, basato su scenari demografici anch’essi rivisti, mostra che la situazione finanziaria dell’assicurazione è in linea di principio stabilizzata oltre il 2030.» (pag. 2 del Rapporto esplicativo relativo all’apertura della procedura di consultazione sulla revisione della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (LAVS) – AVS 2030). E ancora: «L’arrivo alla pensione delle generazioni caratterizzate da un’elevata natalità si stabilizza intorno al 2035. La crescita del numero di nuovi pensionati dovrebbe successivamente stabilizzarsi. Alla luce delle conoscenze attuali, la sfida demografica appare dunque globalmente sotto controllo e la situazione finanziaria dell’AVS sembra stabilizzata » (pag. 18)

Si tratta di un punto essenziale. Le proiezioni allarmistiche — agitate a suo tempo dal consigliere federale “socialista” Alain Berset per giustificare l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni — vengono confermate come infondate, così come avevano denunciato le oppositrici femministe e sindacali di PV2020 (Previdenza per la vecchiaia 2020), progetto respinto nel 2017, e successivamente della contro-riforma AVS21 (Stabilizzazione dell’AVS), approvata con una maggioranza molto risicata nel settembre 2022 (55,07% di sì contro 44,93% di no).

Il martellamento sistematico del padronato e della destra sul tema della presunta «stabilizzazione» dell’AVS appare per quello che è realmente: non un avvertimento riguardo a una supposta «realtà» demografica, bensì una battaglia accanita, motivata socialmente e politicamente, per limitare le risorse destinate a questa assicurazione sociale. Infatti, il finanziamento dell’AVS è al centro di un conflitto sociale sulla distribuzione della ricchezza. Versare più contributi all’AVS significa aumentare, anche solo di poco, la quota della ricchezza prodotta dai lavoratori che ritorna a coloro che sono in pensione. È proprio questo che il padronato svizzero, indipendentemente dal colore politico, considera inaccettabile.

Inoltre, il padronato ha perfettamente compreso che restringere i finanziamenti è il principale strumento a sua disposizione per imporre l’aumento dell’età pensionabile a una maggioranza di cittadini e cittadine che non lo desidera (senza nemmeno considerare l’opinione della massa di lavoratori immigrati privi del diritto di voto).

Dall’approvazione della 13ª rendita AVS nel marzo 2024, i suoi rappresentanti politici fanno ricorso senza scrupoli a questa strategia, bloccando in Parlamento un finanziamento duraturo di questo aumento delle rendite, per loro intollerabile. Il padronato esige inoltre che, qualora venga introdotto un finanziamento temporaneo, esso avvenga esclusivamente tramite l’IVA, un’imposta regressiva e socialmente iniqua, e in nessun caso attraverso i contributi salariali. L’associazione padronale dell’industria delle macchine Swissmem, un settore che conta di trarre notevoli profitti dall’aumento delle spese militari, arriva persino a chiedere che l’aumento dell’IVA destinato all’AVS sia collegato a un analogo aumento dell’IVA per finanziare il bilancio dell’esercito.

E che cosa fa il Consiglio Federale? Contrariamente alle proprie conclusioni sulla solidità dell’AVS, il Consiglio federale accetta di limitare il finanziamento dell’AVS allo stretto necessario per coprire la 13ª AVS. Accetta inoltre che tale finanziamento avvenga tramite l’IVA, in modo esclusivo o quasi esclusivo a seconda delle varianti considerate, nonostante la solidità finanziaria dell’AVS si basi storicamente sui contributi salariali. Il padronato ha quindi ottenuto ciò che desiderava ancora prima dell’inizio del dibattito. Se continua con il suo bombardamento politico, come dimostrano le reazioni sproporzionate ad AVS2030, è con l’obiettivo di consolidare la propria capacità di definire i termini del confronto e imporre ancora più efficacemente le proprie priorità.

Età pensionabile: un aumento mascherato

E per quanto riguarda l’età pensionabile? Il progetto del Consiglio federale non annuncia alcun aumento generalizzato, ma fa di tutto per prepararlo e renderlo progressivamente accettabile nell’immaginario e nella vita concreta delle persone. Questo avviene su tre livelli distinti.

In primo luogo, l’aumento dell’età pensionabile viene preentato come inevitabile. Ancora una volta in contraddizione con le proprie valutazioni sulla solidità finanziaria dell’AVS, il Consiglio federale afferma che un aumento generalizzato dell’età pensionabile sarà inevitabile in futuro: «È necessario iniziare fin d’ora a discutere futuri adeguamenti dell’età di riferimento. Considerata l’evoluzione demografica — in particolare l’aumento della speranza di vita, il calo della natalità e il pensionamento della generazione del baby boom — una simile misura strutturale potrebbe rivelarsi necessaria nel medio o lungo termine per garantire durevolmente il finanziamento dell’AVS». (pp. 26-27)

In secondo luogo, il progetto introduce un «meccanismo d’intervento finanziario» che offre di fatto al padronato e alla destra lo strumento necessario per imporre un aumento dell’età pensionabile o altre riduzioni delle prestazioni: «Quando le proiezioni indicano che il Fondo di compensazione AVS scenderà sotto il 90% delle spese annuali nei tre anni successivi, il Consiglio federale dovrà proporre entro un anno misure legislative all’Assemblea federale per riequilibrare a lungo termine entrate e uscite dell’AVS». (p. 62) Il modo in cui la destra utilizza il meccanismo analogo del «freno all’indebitamento» per attaccare servizi pubblici e prestazioni sociali offre già un’idea dell’uso che potrebbe essere fatto di questo nuovo strumento.

In terzo luogo, il Consiglio federale propone inoltre una serie di «misure che favoriscono il mantenimento dell’occupazione» (p. 45). In che modo? Impedendo ai datori di lavoro di licenziare i lavoratori sopra i 55 anni, spesso considerati un costo eccessivo? O forse rafforzando finalmente l’ispettorato del lavoro con poteri sufficienti a proteggere la salute sul posto di lavoro?

Nulla di tutto questo. Lo strumento privilegiato è l’introduzione di «tassi di riduzione e di aumento incentivanti» per chi anticipa la pensione o la rinvia oltre i 65 anni. I coefficienti attuariali, teoricamente neutrali, verrebbero sostituiti da tassi che penalizzano il pensionamento anticipato (per chi percepisce più di circa 5.000 franchi al mese) e premiano il pensionamento posticipato. Inoltre verrebbe abolito il limite massimo dei 70 anni: una persona potrebbe andare in pensione fino a dieci anni dopo i 65 anni e ottenere una rendita aumentata del 78%. Inoltre, i contributi versati dopo i 65 anni verrebbero moltiplicati per un coefficiente di 1,4 per incrementare ulteriormente la rendita delle persone che lavorano più a lungo. Infine, il Consiglio federale lancia anche anche l’idea (considerata però con scarse possibilità di successo) di aumentare da 58 a 63 anni l’età minima per percepire le prestazioni del secondo pilastro.

La portata pratica di queste diverse misure sulle scelte dei/delle lavoratori/trici che arrivano alla pensione resta da verificare. Il loro effetto politico, invece, non lascia dubbi. Esse alimentano l’idea che l’unica prospettiva possibile sia un aumento progressivo dell’età pensionabile. Aprono la strada alla manipolazione dei parametri dell’AVS, di cui la destra potrà appropriarsi per rafforzare gli “incentivi” a lavorare più a lungo. Infine, accrescono l’individualizzazione all’interno dell’AVS: tuttavia, l’omogeneità relativamente elevata delle situazioni che ha prevalso finora – stesso tasso di contribuzione, stessa età pensionabile, limitate variazioni nell’importo delle rendite – costituisce uno dei principali fondamenti del sostegno maggioritario all’AVS di fronte ai progetti che mirano a indebolirla.

Rendite bloccate

Il successo della votazione per l’introduzione della 13ª rendita nel 2024 e la popolarità della proposta, peraltro controversa, di abolire il tetto massimo per le rendite delle coppie dimostrano quanto il livello delle pensioni sia importante per ampi settori di lavoratori e lavoratrici che dispongono del diritto di voto. Coloro (soprattutto le donne) che dipendono essenzialmente o principalmente dall’AVS per il proprio reddito si trovano spesso in situazioni finanziarie molto precarie.

Eppure AVS2030, «Stabilizzare e modernizzare l’AVS», secondo il titolo scelto dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), esclude qualsiasi rivalutazione generale delle rendite. Viene scartata perfino una modifica della formula di calcolo delle rendite che consentirebbe di aumentare in modo mirato quelle percepite dalle persone con i redditi più bassi. L’unica misura prevista in questo ambito consiste nell’introduzione dell’obbligo di contribuzione sui redditi percepiti durante periodi di perdita di guadagno dovuti a malattia o infortunio. Questa misura permetterebbe alle persone interessate di limitare le lacune contributive.

Sulle tre questioni di fondo (come finanziare l’AVS?, quale età pensionabile garantire? Quale livello di rendite assicurare?)AVS2030 propone dunque misure che non escono dal quadro tracciato dal padronato e dai partiti di destra. La campagna permanente delle forze borghesi per imporre i limiti del dibattito politico continua a funzionare, e le critiche rivolte alle proposte del Consiglio federale fanno pienamente parte di questa strategia. Per questo motivo, presentare il progetto del Consiglio federale come un «buon compromesso» capace di fare da argine ai piani della destra rischia soltanto di indebolire il fronte dei lavoratori e delle lavoratrici ancora prima che inizi la nuova battaglia sul futuro delle pensioni in Svizzera.

*articolo apparso sul sito www.alencontre.org il 29 maggio 2026