RSI e molestie sul lavoro: servono strumenti indipendenti e una cultura del rispetto
Pubblichiamo la presa di posizione del Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno in merito al nuovo recente caso di molestie alla RSI. (Red)
Un caso che solleva interrogativi strutturali
Il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno apprende con preoccupazione le notizie recentemente emerse sulla sospensione di un giornalista RSI, a seguito di segnalazioni per presunti comportamenti molesti nei confronti di più donne. Non disponendo di informazioni dirette né degli atti dell’inchiesta, non entriamo nel merito del caso specifico, che è tuttora oggetto di accertamenti. Le nostre considerazioni si basano esclusivamente su quanto reso pubblico dai media.
Questo episodio riporta tuttavia al centro dell’attenzione un tema che, negli anni, è emerso più volte: il clima lavorativo all’interno della RSI e la capacità dell’azienda di prevenire, riconoscere e gestire tempestivamente situazioni di sessismo, molestie e comportamenti lesivi dell’integrità personale. Già in passato, testimonianze interne avevano sollevato interrogativi sulla cultura organizzativa e sull’efficacia delle procedure di segnalazione. Le inchieste condotte internamente non avevano avuto esito, suscitando un certo malcontento e una serie di discussioni pubbliche che avevano evidenziato criticità strutturali che non possono essere ignorate.
Secondo quanto riportato dai media, anche nell’attuale vicenda le segnalazioni non sarebbero isolate. Questo elemento, se confermato, rende ancora più urgente interrogarsi su come sia possibile che situazioni problematiche possano protrarsi nel tempo senza essere intercettate da meccanismi interni di tutela.
La sospensione cautelare: un passo necessario, ma non sufficiente
Accogliamo positivamente la decisione della RSI di sospendere il giornalista in via cautelare, in attesa dell’esito dell’inchiesta interna. Si tratta di una misura importante, che riconosce la necessità di proteggere le persone coinvolte e di garantire un accertamento sereno dei fatti.
Tuttavia, questo caso dimostra ancora una volta che le procedure interne non bastano se non sono accompagnate da un clima realmente sicuro, da una cultura del rispetto e da strumenti di ascolto percepiti come credibili, accessibili e indipendenti. In molti contesti lavorativi – e la RSI non fa eccezione – chi subisce molestie può esitare a segnalare per paura di non essere creduta, di subire ripercussioni o di dover rivivere più volte il proprio vissuto. È un fenomeno noto e documentato, che richiede risposte strutturali.
Servono strumenti esterni e indipendenti
Per questo riteniamo indispensabile che, accanto alle procedure aziendali, esistano spazi di segnalazione esterni e indipendenti, capaci di garantire riservatezza, protezione e accompagnamento alle persone che decidono di parlare. Solo strumenti realmente autonomi possono contribuire a ridurre il rischio di vittimizzazione secondaria e a rafforzare la fiducia di chi subisce comportamenti lesivi.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le donne coinvolte e ribadiamo l’importanza di un impegno collettivo – nelle redazioni, nelle aziende, nelle istituzioni e nella società – per contrastare ogni forma di violenza di genere e per costruire luoghi di lavoro in cui il rispetto e la sicurezza siano garantiti a tuttə.