Canicola: basta con l’improvvisazione. Il Consiglio di Stato adotti misure per proteggere chi lavora e chi è più vulnerabile
Il Movimento per il socialismo (MPS) ritiene largamente insufficienti le misure fin qui adottate dall’ente pubblico per contrastare la canicola che, in questi giorni, torna a colpire il nostro Cantone. Ormai non siamo più di fronte a un fenomeno eccezionale, ma a una condizione destinata a ripresentarsi con regolarità, conseguenza diretta dell’aggravarsi della crisi climatica.
Continuare a trattare la canicola come un’emergenza passeggera significa rifiutarsi di prendere atto della realtà. L’aumento delle temperature è il risultato di un modello economico capitalistico fondato sul produttivismo, sull’estrattivismo e sulla ricerca del profitto a ogni costo. Senza dimenticare poi che la Svizzera risulta, per via della sua posizione geografica, uno dei paesi più toccati dall’aumento delle temperature in un Europa dove esse crescono al doppio della media mondiale.
Anche il governo ticinese continua purtroppo a rispondere secondo uno schema ormai collaudato: raccomandazioni, inviti alla prudenza e qualche misura amministrativa, quando invece sarebbe necessario assumere decisioni immediate e vincolanti per proteggere la salute delle lavoratrici e dei lavoratori e delle persone più fragili. Continuare unicamente a raccomandare e invitare alla prudenza significa individualizzare il problema, rendere la canicola una questione dei singoli e non un problema di società.
Emblematica è l’intervista rilasciata dal capo dell’Ispettorato del lavoro, secondo cui non vi sarebbero particolari problemi e le poche situazioni segnalate sarebbero già state risolte. Dichiarazioni smentite dai fatti proprio nello stesso giorno in cui le organizzazioni sindacali denunciavano condizioni di lavoro ormai insostenibili all’interno del Palazzo di giustizia di Lugano.
Cosa ci si può aspettare da un Ispettorato che dovrebbe vigilare sull’applicazione delle norme di protezione della salute e che non è nemmeno in grado di riconoscere quanto avviene negli uffici dell’amministrazione di cui fa parte? Ancora una volta emerge la distanza tra la narrazione ufficiale e la realtà quotidiana vissuta da migliaia di lavoratrici e lavoratori.
La verità è che prescrizioni e regolamenti vengono sistematicamente subordinati agli imperativi della produzione. Quando il profitto entra in conflitto con la tutela della salute, troppo spesso è quest’ultima a essere sacrificata. Questo vale tanto per il lavoro all’aperto quanto per quello svolto all’interno di capannoni, officine, cucine, magazzini, uffici e strutture prive di adeguati impianti di climatizzazione. In molti casi le condizioni diventano semplicemente invivibili, ma i lavoratori rinunciano a denunciare gli abusi per il timore di ritorsioni.
Non è un caso. In un sistema economico che considera il lavoro una semplice variabile della produzione, la salute di chi lavora diventa un costo da comprimere. Mentre si pretende che la produttività non diminuisca nemmeno durante le ondate di calore estremo, i costi della crisi climatica vengono scaricati su chi lavora nei cantieri, nei trasporti, nelle fabbriche, nei servizi e nelle strutture sociosanitarie. Chi trae profitto da questo modello può invece permettersi uffici e residenze perfettamente climatizzati.
Di fronte al ripetersi e al prolungarsi di queste situazioni durante tutto il periodo estivo, il governo deve assumersi finalmente le proprie responsabilità e adottare misure straordinarie per proteggere chi lavora all’aperto e al chiuso, così come tutte le persone ospitate nelle case anziani, negli ospedali e nelle altre strutture di servizio pubbliche e private.
Le basi legali esistono già. Facendo capo alle disposizioni contenute nella Legge sanitaria e nelle altre normative vigenti, il Consiglio di Stato può intervenire nel giro di poche ore.
L’MPS chiede pertanto che:
- in caso di allerta canicola di grado 3 tutte le attività lavorative all’aperto e quelle svolte in ambienti interni privi di adeguata climatizzazione siano di principio sospese a partire dalle ore 12.00;
- in caso di allerta canicola di grado 4 tutte le attività lavorative all’aperto e quelle svolte in ambienti interni privi di climatizzazione siano immediatamente interrotte;
- venga istituito un numero telefonico dedicato attraverso il quale, anche in forma anonima, possano essere segnalate situazioni di lavoro particolarmente critiche causate dalla canicola, garantendo controlli tempestivi e sanzioni nei confronti dei datori di lavoro inadempienti.
Negli scorsi giorni sono stati presentati diversi atti parlamentari che chiedono al governo di studiare la situazione e migliorare la lotta contro gli effetti della canicola.
L’MPS ricorda però che molte delle proposte oggi ripresentate erano già contenute nelle tre iniziative parlamentari depositate dal nostro movimento nel 2023 e discusse nell’aprile 2024. Allora il governo e la maggioranza del Parlamento le respinsero senza esitazione. Oggi gli stessi partiti che votarono contro sembrano improvvisamente scoprirsi sensibili al problema. È difficile non vedere in questo cambiamento una buona dose di opportunismo politico.
La realtà è che il Ticino paga oggi anni di ritardi, sottovalutazioni e scelte politiche che hanno privilegiato il contenimento della spesa pubblica e gli interessi economici rispetto alla tutela della salute. Non bastano più studi, tavoli di lavoro e dichiarazioni di principio. Servono decisioni immediate, controlli efficaci e il coraggio di mettere in discussione un modello economico che considera la salute delle persone sacrificabile in nome della produzione.
La crisi climatica non è un incidente di percorso: è il prodotto di un sistema che continua a mettere il profitto davanti alla vita. Per questo la risposta non può limitarsi ad adattarsi a temperature sempre più elevate, ma deve affrontare anche le cause economiche e sociali che alimentano questa crisi. Difendere chi lavora e chi è più vulnerabile significa anche mettere in discussione un modello di sviluppo che sta rendendo sempre più invivibile il nostro futuro.