Il laboratorio neoliberale della previdenza
Ubs ha di recente pubblicato il rapporto ‘Changer de stratégie de prévoyance’, presentandolo, con modestia, come una semplice “esperienza di pensiero” sul futuro del sistema previdenziale svizzero. Apre il rapporto Sergio Ermotti, invitandoci a rimettere in discussione (…) (…) lo status quo e abbracciare nuove idee. Due le principali: abbandonare per l’Avs il sistema a ripartizione (chi lavora oggi finanzia direttamente le rendite di chi è in pensione) a favore di un modello a capitalizzazione con rendimenti garantiti dallo Stato (chi lavora oggi capitalizza solo per sé, per la sua rendita futura); accentuare la trasformazione del secondo pilastro in un sistema sempre più fondato sulla capitalizzazione individuale, sulla libertà di scelta del gestore, su una maggiore esposizione al rischio negli investimenti e sull’assunzione diretta di tali rischi da parte dell’assicurato. Vale però la pena ricordare che Ubs non è un istituto di ricerca indipendente, ma la maggiore banca del Paese, un attore di rilievo nella gestione dei patrimoni previdenziali: tutela il proprio interesse sia quando chiede di trasformare l’Avs in un sistema a capitalizzazione, sia quando insiste perché gli assicurati abbiano più libertà in materia di Lpp. Non offre “esperienze di pensiero”: cerca di orientare il dibattito pubblico. Il rapporto contiene anche idee condivisibili, certo: riconosce che il primo pilastro deve garantire meglio i redditi bassi, critica alcuni privilegi fiscali che favoriscono i redditi più elevati e propone di rafforzare alcune forme di redistribuzione.
Ma il cuore della proposta va in tutt’altra direzione: limitare la solidarietà collettiva all’ottenimento del minimo vitale e far ricadere tutto ciò che eccede questo livello sotto la responsabilità individuale. Qui emerge chiaramente la matrice neoliberale della proposta: gli autori suggeriscono, in altre parole, che il lavoratore debba diventare un investitore… Un esempio soltanto: hai 25 anni e davanti a te 40 anni di lavoro? Nel modello Ubs la strategia minima è Croissance: circa il 75% della tua Lpp in azioni. Se vuoi puoi esporti ancora di più, fino al 95%. Se i mercati vanno bene, ci guadagni; se vanno male, il rischio è tutto sulle tue spalle. Molti economisti e studiosi dello Stato sociale ritengono che il secondo pilastro sia cambiato profondamente negli ultimi decenni: piegato dalla logica dell’accumulazione patrimoniale individuale non è più un’assicurazione sociale destinata a mantenere il tenore di vita; assomiglia sempre più a un terzo pilastro obbligatorio. Per questi studiosi bisogna però andare in direzione opposta a quella indicata da Ubs: si deve ricondurre progressivamente la previdenza professionale all’interno del primo pilastro pubblico, rafforzando il sistema collettivo e riducendo il ruolo dei mercati finanziari nella protezione sociale.
Perché la questione, a ben vedere, è molto più ampia delle pensioni e riguarda l’idea stessa di welfare che vogliamo costruire: la sicurezza economica nella vecchiaia è un diritto garantito dalla collettività, oppure il risultato della capacità individuale di orientarsi sui mercati finanziari? Per ErreDiPi la risposta è chiara. Come associazione indipendente a difesa dei lavoratori, rifiutiamo una visione che riduce i diritti sociali a responsabilità individuali e trasforma la solidarietà in un intervento residuale riservato ai soli casi di bisogno estremo. La sicurezza nella vecchiaia non può essere affidata alla capacità del singolo di comportarsi come un investitore: deve restare un diritto sociale garantito dalla comunità.
*membri del comitato di ErreDiPi. Articolo apparso sul quotidiano La Regione il 9 luglio 2026