Italia. Mistificazioni, sviamenti e falsi bersagli
La fine di agosto dentro la torrida crisi ambientale e nei fuochi di guerra che divampano in tante parti del mondo, vede i partiti dell’opposizione istituzionale molto lontani non solo dalla costruzione di una adeguata mobilitazione sociale al governo reazionario della Meloni e alla sua accolita di fascisti dichiarati o meno, ma anche solo dall’abbozzo di un programma politico, economico e sociale che dia forza, credibilità e significato al volersi presentare come alternativa al pessimo stato delle cose esistenti.
Un campo largo senza programma…
Se le cattive condizioni della maggior parte delle cittadine e dei cittadini, cioè delle classi lavoratrici, derivano dalle passate politiche dell’austerità, dalla precarietà del lavoro, dal totale predominio delle logiche del capitalismo, dall’egemonia del liberalismo economico che si sta traducendo anche in una profonda involuzione democratica, servirebbe un programma forte che colpisca le rendite e i profitti, che stabilizzi le condizioni di lavoro e di salario, che garantisca a tutti i diritti civili e sociali, che combatta ogni sorta di discriminazione di genere, di provenienza, di scelta sessuale, di condizione di esclusione e di razzializzazione, infine, ma non da ultimo, il rifiuto della corsa al riarmo e alla guerra. In altri termini, almeno per partire, un forte “programma riformista radicale classico” (perlomeno quello che era di Corbyn in Inghilterra, quello della France Insoumise che due anni fa permise di battere la Le Pen, o quello di alcuni candidati socialisti dei democratici negli USA in alcune elezioni locali), condizione minima per indicare che un altro futuro e un’altra società sono possibili.
Non è invece così. I due leader del PD e del M5S, Schlein e Conte sono impegnati più nella affermazione di un loro ruolo personale in vista delle primarie che non nella costruzione dei contenuti della coalizione. In realtà nessuno dei due partiti, per la loro natura e la loro totale internità al sistema economico esistente, può ripudiare quelle che sono state le politiche liberiste e filocapitaliste degli ultimi 30 anni, per il semplice fatto che le loro formazioni, in alternanza con le forze del centro destra, le hanno gestite quando sono state al governo. Di qui la vaghezza dei loro contenuti, l’indeterminatezza delle proposte avanzate ed anche, quando uno di loro fa un passo nella direzione giusta, subito l’altro a distanziarsi, operando per stopparlo.
Il gioco è ancora più ingarbugliato e mistificato perché un ruolo decisivo nella partita lo giocano le forze della borghesia “democratica liberista”, cioè alcuni grandi giornali e media, tra cui in particolare “La Repubblica” che vegliano perché lo schieramento dell’opposizione non vada fuori dai recinti liberisti e dai loro interessi nonché dai riferimenti internazionali delle elites borghesi europee. Vedremo come.
Un regalo alle destre
Per intanto va sottolineato che i partiti dell’estrema destra in questo contesto hanno larga possibilità ancora di costruire ogni forma di mistificazione, di mantenere una credibilità pur davanti a una situazione sociale ed economica molto pesante per la maggior parte delle persone, ad attivare ogni strumento per dividere, per far correre le persone dietro ai falsi bersagli, e soprattutto a rilanciare le peggiori ideologie nazionaliste, colonialiste, razziste, patriarcali, suprematiste bianche, ma anche “della superiorità di alcuni predestinati” all’interno degli stessi “bianchi” e a costruire l’odio verso il nemico da combattere, ieri l’ebreo, oggi i migranti compresi i palestinesi. Vannacci è solo colui che esprime con la maggior forza reazionaria e fascista possibile quelle che sono le concezioni e gli intenti sia di Fdl che della Lega. Per dirla con Montanari “la continuità del male” che attraversa la storia del nostro paese, che si sperava la lotta e la vittoria della Resistenza avessero cancellato per sempre, invece si ripresenta dopo la sconfitta del movimento dei lavoratori prodotta dall’offensiva restauratrice capitalista. E purtroppo non è un fenomeno solo italiano, ma ammorba tanti paesi del mondo.
Sembrerebbe quasi facile di fronte a tante politiche infami, per l’opposizione, proporre qualcosa di sinistra: facile tener insieme gli obiettivi economici, il lavoro, il salario e i reddito e quelli democratici, i diritti civili e quelli sociali per tutte quelle e quelli che vivono nel nostro paese, il pane, le rose, i diritti, la cultura, la solidarietà, l’accoglienza, una modalità d’azione che da tempo ormai è caratteristica e programma delle forze della sinistra autentica, tanto più se portatrici di un progetto anticapitalista ed ecosocialista.
L’attacco alla cultura woke
Ed ecco che la Repubblica e Conte, (questi per tirar l’acqua al suo mulino), prendendo come spunto una discussione di oltre oceano complicata e guardandosi bene dal mettere in valore le posizioni socialiste di alcuni esponenti democratici USA, aprono (si inventano) una falsa e mistificante discussione sulla necessità che la sinistra (quale?) si liberi dalla “gabbia del woke” per essere efficace.
La definizione della Treccani di woke è: “Detto di chi si sente consapevole dell’ingiustizia rappresentata da razzismo, disuguaglianza economica e sociale e da qualunque manifestazione di discriminazione verso i meno protetti”; aggiungendo poi che il termine ha avuto una transizione semantica e che vuol dire anche “occhi aperti”, “essere sensibile alle ingiustizie“.
Naturalmente Conte è abbastanza intelligente e scaltro nei riconoscere che la cultura woke ha prodotto effetti assai positivi contro il razzismo, il sessismo e le discriminazioni, ma la sua pessima e ambigua intervista, che gli serve nel suo duello con la Schlein e per presentarsi a sinistra sulla questione delle diseguaglianze sociali, viene facilmente gestita dai media e da vari soggetti facenti parte più o meno del campo largo, come un diversivo, un intorbidamento delle acque già poco chiare del centro sinistra, anzi un vero avvelenamento della discussione su un possibile programma della sinistra. Woke diventa l’avversario da battere, non le politiche liberiste e tanto meno il capitalismo che guarda caso provoca le tante e gravi discriminazioni che i movimenti woke hanno denunciato e cercato di combattere. Attenzione, l’operazione è fin troppo scoperta. Per tutti costoro, alla ricerca di una credibilità logorata dai fatti, la sinistra dovrebbe nientemeno che riporsi la questione sociale che ha dimenticato per correre dietro al woke (!?)
Bisogna dire che tutti costoro sono veramente impagabili. Sono proprio questi che sui media hanno costruito nelle sinistre socialdemocratica l’ideologia e l’egemonia liberista dell’austerità, della flessibilità del lavoro, dell’importanza di garantire profitti e rendite finanziarie perché così facendo sarebbe “sgocciolato” qualche soldo anche sulle classi lavoratrici e sulle fasce più deboli.
Diritti civili e diritti sociali
Tanto meno possono comprendere e riconoscere che battaglie come quella de Black Lives Matter e quella più recente di Minneapolis sono mobilitazioni che hanno unito il sociale, il democratico, l’antirazzismo e sono elementi propulsivi della radicalizzazione sociale ed economica oggi i corso negli USA.
Costoro oggi ci propongono di rinunciare alla battaglia per i diritti di tutte e tutti, anche perché stanno rinunciando a difendere i diritti più elementari dei migranti, ripiegando sul posizioni nazionaliste e sovraniste antidemocratiche. Sono le politiche dell’UE, che non solo non ha mosso un dito per fermare il genocidio a Gaza, ma che anche rigetta sempre più apertamente lo stesso diritto fondamentale di base, il diritto di asilo, violando la Dichiarazione dei diritti dell’uomo sancita dopo la seconda guerra mondiale dalle Nazioni Unite.
In realtà costoro non vogliono difendere né i sacrosanti diritti civili e democratici e neppure i diritti sociali ed economici perché ognuna di queste lotte cozza contro il capitalismo e i profitti. Non tenere insieme le due tipologie di rivendicazioni che sono concatenate nella società reale, significa per le classi subalterne, dividersi, confliggere tra loro e far vincere l’avversario.
Il Manifesto ha scritto l’altro giorno un editoriale che condividiamo pienamente e di cui riportiamo le conclusioni:
“Qui, in Italia e in Europa, non ci sono fronti da abbandonare. Al contrario la battaglia per una società finalmente aperta, dove autoritarismo, maschilismo, omofobia, suprematismo e nazionalismo tornino a essere pulsioni da nascondere e non da esibire nelle interviste, è in gran parte ancora da fare. Soprattutto dopo cinque anni di governo Meloni.
Ed è la stessa battaglia, non un’altra, di quella per una casa, un ospedale, un lavoro, un salario e un’esistenza dignitosa per tutte e per tutti. La sinistra avrebbe bisogno di coraggio e di proposte e di pratiche radicali per portarla avanti. Quella radicalità che, guarda caso, si fa strada e vince con i candidati socialisti democratici negli Stati uniti. Ma i soddisfatti sacerdoti del funerale del woke, quell’esempio dimenticano sempre di farlo. Chissà perché.”
Si legga anche l’articolo di Salvatore Cannavò su Jacobin
Liberisti alla riscossa
Se avessimo mai qualche dubbio sul senso dell’operazione in corso che punta a impedire anche solo modesti slittamenti a sinistra del programma del centro sinistra, l’intervento a trombe dispiegate del vacuo Matteo Renzi, chiarirebbe ogni incertezza.
Matteo Renzi è il politicante per eccellenza, un prodotto il cui successo è stato predisposto dai media liberal borghesi più di 15 anni fa che ne hanno costruito l’ascesa alla direzione del PD per farne il paladino in Italia delle politiche liberiste blairiane. Renzi è colui che ha avuto il coraggio con il Jobs Act di colpire al cuore il libro sacro del movimento operaio, prodotto dall’autunno caldo, lo Statuto dei lavoratori del 1970; colui che dopo averne combinato di tutti i colori, ha fatto cadere il secondo governo Conte per produrre l’ascesa di Draghi; quel Draghi che sempre in nome del liberismo ha strangolato la Grecia nel 2015.
Che l’ex segretario del PD possa presentarsi come soggetto politico attento ai problemi delle classi lavoratrici appare del tutto ridicolo; una semplice lettura del suo testo, dalla questione ambientale a quella della sicurezza, dalla decarbonizzazione al green deal (definito “divinità pagana” a cui avremmo sacrifico in modo ideologico interi pezzi di economia), infine al necessario investimento sulla sicurezza, cioè sul riarmo, mostrano che costui si autointerpreta come cane da guardia degli interessi borghesi, costruendo così anche il proprio ruolo politico.
Più raffinato nelle sue capacità di scrittura e di fumosità concettuali il vecchio direttore di Repubblica, Ezio Mauro cha arriva ad evocare la “vecchia talpa” che ricompare negli USA. Ma il titolo lancia il vero messaggio: “La gabbia woke e il destino della sinistra”.
Per un autunno di lotta
L’autentico e decisivo problema non è evidentemente la composizione del programma del centro sinistra, ma la costruzione nell’autunno di una grande mobilitazione sociale rivendicativa, una vera opposizione che abbia contenuti forti di difesa della condizione delle classi lavoratrici nei suoi diversi aspetti. Solo così si potrà bloccare e rendere impossibili le scelte del governo delle destre, la sua legge finanziaria, riconquistare pezzi di salario, impedire lo smantellamento ulteriore delle spese sociali, della sanità, bloccare le ristrutturazioni industriali e la perdita dei posti di lavoro. Solo così per altro è possibile superare la rassegnazione e la frammentazione di vasti settori, creare nuovi rapporti di forza tra le classi, battere non solo il governo, ma anche i padroni, dare credibilità politica e sociale a un progetto di alternativa reale che metta in discussione le leggi del profitto e del capitale. E la solidarietà di classe e internazionalista al di sopra delle frontiere è un tassello fondamentale di questo percorso. E’ un percorso difficile, tutto da costruire, ma è la strada su cui tutte le forze sociali e politiche e di movimento debbono operare per convergere.
Per la nostra organizzazione anticapitalista ed ecosocialista, per la sinistra autentica per le classi lavoratrici da sempre è indispensabile tenere insieme la lotta per i diritti con la lotta per le rivendicazioni economiche e sociali. La condizione di una persona, di un gruppo sociale, di una classe, non sono divisibili nei suoi diversi aspetti, attengono tutti alla qualità della vita umana, a una società di eguaglianza e di giustizia, a un ambiente vivibile, alla libertà personale di ognuna/o.
È indispensabile provarci.
*Articolo apparso su Sinistra Anticapitalista il 27 agosto 2026