PSE e alloggi a pigione moderata: il Municipio si genuflette davanti a UBS

Alcuni giorni fa è stato pubblicato il “Quarto rapporto semestrale” relativo all’avanzamento dei lavori al Polo Sportivo e degli Eventi. Accanto a una pletora di riferimenti tecnici e sulla tempistica dei lavori, il rapporto ha svelato un’informazione importante relativa a una politica dell’alloggio a prezzi accessibili concernente i quattro palazzi di UBS che sorgeranno al posto della vecchia tribuna di Cornaredo, in quella che sarà la tappa 3 del PSE.

Il 28 luglio, il Corriere del Ticino ha pubblicato un articolo sul processo in corso fra il gigante bancario e la città di Lugano (Municipio) per un accordo in materia di appartamenti a “pigione accessibile” al PSE. Il quotidiano specifica che non sarà un’operazione gratis, perché in cambio UBS chiederà una contropartita alla città, cioè alle e ai contribuenti luganesi.

La questione è un po’ più complessa di quanto la dipinga il giornale luganese e si presta ad alcune considerazioni politiche che, ahinoi, convergono sembra verso la medesima constatazione: l’inettitudine delle forze politiche che hanno voluto, pianificato e avallato il progetto del PSE nel suo insieme.

La questione d’introdurre una quota di appartamenti a “pigione accessibile” all’interno del PSE costituiva una delle “7 richieste imprescindibili” che il PS Luganese ha dovuto elaborare per giustificare il suo convinto sostegno al PSE davanti a un’opposizione sociale che andava crescendo. Questo “accordo” è stato poi sugellato dall’approvazione del Consiglio comunale nel marzo del 2021.

La richiesta numero 4 imponeva al Municipio di ricercare «un accordo con l’investitore privato della tappa PSE3 per realizzare una percentuale di almeno il 30% di alloggi a prezzi accessibili o per spazi di pubblica utilità». Rivendicazione piuttosto chiara. Come avevamo già segnalato nove mesi fa, questa “richiesta” iniziava già a essere messa in discussione. Nel Terzo rapporto semestrale (ottobre 2025), infatti, la città segnalava che UBS era disposta a trattare solo in solo in cambio di una riduzione dei canoni di diritto di superficie prevista dalla tappa 3 del PSE (il prezzo dell’usufrutto del terreno pubblico sul quale saranno costruiti i 4 palazzi). Secondo la convenzione firmata dagli attori implicati nel progetto, UBS dovrebbe pagare un canone annuo di diritto di superficie pari a 320’000 franchi per un periodo di 90 anni. In totale 28,8 milioni di franchi. Evidente il gioco ricattatorio di UBS, come evidente la disponibilità del Municipio a non combatterlo. Infatti, la richiesta imprescindibile numero 4 terminava fissando il principio che in caso «di mancato accordo con l’investitore privato il Municipio propone una modifica di PR in tal senso». Si è scelta l’opzione conveniente di lasciare trascorrere il tempo, fino a quando UBS ha potuto depositare e ottenere la licenza edilizia (il mese scorso) senza che fossero state apportate le modifiche del PR, così come deciso dal consiglio comunale…

Il quarto rapporto semestrale indica chiaramente che UBS ha ormai piegato completamente l’esecutivo luganese, riducendo a una farsa la “4 richiesta imprescindibile” di alloggi a pigione moderata nei palazzi abitativi e privati del PSE. Infatti, lo scorso 30 marzo, UBS ha precisato meglio il tenore del suo ricatto: si è detta disposta «a destinare circa l’11% della superficie abitativa (i primi piani dei quattro edifici) ad alloggi a prezzi accessibili, proponendo affitti inferiori del 10% rispetto alla media. Al riguardo spiega che al momento non è ancora possibile definire con precisione gli affitti»[1]. A quale media si fa riferimento? A quella degli appartamenti dei quattro palazzi oppure alla media di mercato per la stessa tipologia di appartamenti? Indipendentemente da questa ambiguità, siamo ben lontani da quanto richiedeva il legislativo luganese: una percentuale di almeno (sic!) il 30% di alloggi a prezzi accessibili. Il risultato di una misura chiave che doveva rendere “socialmente accettabile” il progetto speculativo del PSE è miserevole: quasi 3 volte meno di superficie adibita ad alloggi a prezzi accessibili e questi saranno “solo” del 10% inferiori a non si sa a quale livello che UBS avrà il potere di fissare. E la banca intascherà un congruo sconto sul canone da pagare per sfruttare un terreno pubblico per quasi un secolo, accaparrandosi ovviamente i grassi profitti che questa speculazione immobiliare genererà.

E il problema di approfittare del PSE per avviare una timidissima politica sociale per degli alloggi a pigione moderata si è rivelata una tipica manovra utile per contrastare gli oppositori al momento del referendum. Secondo quanto emerso, UBS costruirà 160 appartamenti. L’11% è pari 17,6 appartamenti. Un contributo ridicolo alla lotta del caro affitti a Lugano (e vedremo poi a che pigioni saranno concessi…). E furbescamente UBS ha già comunicato che questi appartamenti a “pigione accessibile” si troveranno nei «primi piani dei quattro edifici» (Quarto rapporto semestrale, p. 14), ovvero la fascia nella quale gli appartamenti costano meno rispetto ai piani superiori, spesso con differenze tra il 10 e il 20%. Quindi UBS opera una “concessione” che in realtà avrebbe comunque fatto anche senza l’accordo…

L’ultimo atto si giocherà con tutta probabilità in consiglio comunale. La concessione di una riduzione sul canone di diritto di superficie comporta la modifica dell’Accordo di partenariato pubblico privato e quindi tale intervento dovrebbe richiedere l’avallo del legislativo luganese. Sarà questa l’occasione affinché i partiti politici – in particolare quelli di sinistra che hanno ideato le “7 richieste imprescindibili” – dimostrino, almeno una volta, uno scatto di dignità rifiutando di servire fino i fondi gli interessi del capitale privato? Un atto di “ribellione istituzionale” minimo, tanto più che anche la “richiesta imprescindibile numero 5” che imponeva il principio di “Abitazioni destinate al ceto medio per rivitalizzare il centro città” è stata di fatto derubricata con la proposta illegittima del Municipio di mettere il palazzo Ex-Dogane in via della Posta sulla lista degli immobili da svendere… per tamponare drasticamente i costi finanziari generati anche e soprattutto dallo stesso PSE! 

La politica di concertazione legata alle “7 misure imprescindibili” è stata un fallimento. È ormai ora di prenderne atto. L’ennesima vicenda del PSE dimostra il fallimento di questa politica, soprattutto quando una delle parti dispone di una forza contrattuale nettamente superiore e il potere pubblico rinuncia a esercitare il proprio ruolo. Se la sinistra vuole recuperare credibilità, deve tornare a costruire un’opposizione politica e sociale, fuori e dentro le istituzioni, capace di difendere con coerenza l’interesse collettivo.

*una versione ridotta di questo articolo è apparso sul Corriere del Ticino di sabato 8 agosto 2026

[1] Polo sportivo e degli eventi, Quarto rapporto semestrale all’attenzione del Consiglio comunale, luglio 2026, p. 13.