Brasile. «Lula deve scendere in campo: aggiornare le urgenti misure sociali»
1.- L’ultimo sondaggio Datafolha del 24 settembre ha rivelato due buone notizie: (a) Lula mantiene il primo posto nella classifica in entrambi i turni [4 e 25 ottobre], anche se l’esito delle elezioni rimane imprevedibile; (b) Flávio Bolsonaro ha smesso di avanzare: tra luglio e settembre aveva ridotto il distacco da 10 a 3 punti, mentre ora il distacco è di 4 punti, perché Lula ha guadagnato un punto. Restiamo quindi in una situazione di parità tecnica, ma al limite superiore del margine d’errore, il che suggerisce un vantaggio per Lula.
Ecco cosa ci rivela più nel dettaglio questo sondaggio:
(a) nelle intenzioni di voto spontanee [scelta elettorale che un cittadino esprime autonomamente, senza che gli venga proposta una lista di candidati], la situazione rimane stabile, con un vantaggio di Lula del 36% contro il 27%, ma gli indecisi sono scesi al 18%, mentre alla fine di agosto erano ancora il 32%;
(b) il blocco degli altri quattro candidati [i due più significativi: Ronaldo Caiado-PSB, Romeu Zema-Novo], che rappresentano diverse correnti reazionarie, totalizza attualmente il 12%, mentre era al 14% un mese fa, al 17% tre settimane fa e al 15% due o tre settimane fa, confermando una tendenza all’erosione;
(c) tra il 50% dei cittadini più poveri, Lula prevale per 46% contro 32%; tra le persone meno istruite, per 49% contro 29%; nel Nord-Est, per 45% contro 25%; e registra una decisiva parità tecnica nel Sud-Est, con 35% contro 37%, ma con una tendenza positiva di un punto. La notizia peggiore, tuttavia, è che tra coloro che guadagnano da 2 a 5 salari minimi, cioè fino a 7.500 R$ [1.265 euro], le classi medie che rappresentano un terzo dell’elettorato, Lula rimane indietro con il 34% contro il 40% di Bolsonaro; inoltre, come prevedibile, perde tra gli evangelici (27% contro 47%) e, in modo spettacolare, nel Sud (27% contro 47%);
(d) la cosa più importante, forse, è che Lula mantiene tra le donne un vantaggio di circa 9 punti su Flávio Bolsonaro e raggiunge il suo massimo tra le donne che sono il principale sostegno economico della propria famiglia, con il 47% contro il 27%;
(e) il rifiuto dei due candidati è pari al 45%, ma tra le donne Bolsonaro raccoglie il 50% e Lula il 43%, anche se la valutazione del governo rimane negativa al 40%, positiva al 34% e neutrale al 24%.
2.- La flessibilità tattica è essenziale in una battaglia. Ci sono momenti in cui bisogna mantenere le proprie posizioni, altri in cui bisogna avanzare e altri ancora in cui la ritirata si impone per limitare i danni. L’ultima settimana prima del primo turno è il momento di passare all’offensiva. Più che mai, sottovalutare il pericolo dell’estrema destra sarebbe fatale. Siamo ancora nella fase finale del primo tempo della battaglia.
È risultato evidente che la strategia di «rimanere sulla difensiva», puntando sulla possibilità di vincere al primo turno attraverso una linea difensiva basata sul racconto biografico e sull’eredità del candidato, era errata. Lo stallo nel procedimento davanti al Tribunale supremo federale (STF) ha permesso di guadagnare tempo e siamo usciti dalla difensiva [si veda su questo sito il dossier Brasile pubblicato il 22 settembre 2026]. Anche le legittime difese della sovranità e della democrazia non saranno sufficienti.
Il cambio di rotta effettuato la scorsa settimana andava nella direzione giusta, anche se era insufficiente. Bisognerà fare di più. Le cinque misure, sebbene tardive, sono arrivate al momento opportuno e hanno risposto alle principali rivendicazioni ancora in sospeso:
(a) l’aumento del 15% dell’aiuto «Bolsa Família»;
(b) il divieto delle scommesse sportive online;
(c) l’annuncio della disponibilità dei farmaci dimagranti all’interno del sistema sanitario pubblico (SUS);
(d) l’impegno a favore dell’universalizzazione dell’istruzione a tempo pieno;
(e) la proposta di un’asta con uno sconto del 95% per garantire l’annullamento dei debiti privati fino a 15.000 R$ [2.530 euro].
In una certa misura, è possibile che sulla base di questo programma immediato, posto in primo piano, si stiano già verificando cambiamenti elettorali favorevoli all’interno dell’elettorato indeciso.
3.- Il discorso pronunciato all’apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rappresentato un momento importante per Lula nella difesa della sovranità [si veda la nota 3 del secondo articolo del dossier del 22 settembre]. La campagna ha compiuto una scelta tattica giudiziosa recandosi al TSE (Tribunale supremo elettorale) per denunciare le ingerenze straniere [Trump tra gli altri] nel processo elettorale. Ma ora è Kassio Marques [quest’ultimo si è tirato indietro dalla partecipazione al giudizio dell’STF perché membro del TSE e in seguito ai sospetti legami di suo figlio con il banchiere della banca Master, Daniel Vorcaro] a presiedere questa istituzione, cosa che renderà il compito difficile.
Una delle principali differenze tra queste elezioni generali e quelle del 2022 consiste nel fatto che il governo Trump agisce non soltanto apertamente, ma anche nell’ombra per favorire l’elezione di Flávio Bolsonaro. L’ingerenza di Trump è evidente e assume, come è avvenuto in Perù e Colombia, forme diverse.
La Casa Bianca ha pubblicato una nuova dottrina di sicurezza nazionale il cui obiettivo strategico dichiarato è il dominio dell’emisfero occidentale, vale a dire dell’America meridionale e centrale. Il ricatto è brutale: se Lula vince, ci saranno ritorsioni; siete davvero pronti ad affrontarle?
L’intervento in Venezuela è stato militare, così come il blocco navale volto a impedire l’approvvigionamento di Cuba. Ma gli Stati Uniti agiscono incessantemente manipolando le comunicazioni su Internet attraverso il dominio delle loro megaimprese tecnologiche. Le «big tech» controllano la moderazione, il filtraggio e la circolazione delle informazioni.
Tutto ciò è stato dimostrato in modo inequivocabile dallo scandalo relativo al ruolo di Cambridge Analytica. I dati personali di oltre 87 milioni di utenti di Facebook sono stati raccolti senza il loro consenso e utilizzati per creare profili psicografici mirati, influenzando persino il referendum sulla Brexit nel 2016.
Nel corso degli ultimi dieci anni, tutto si è evoluto a un ritmo vertiginoso, sempre più rapido. In caso di vittoria di Lula, è prevedibile che sarà necessario lottare per difendere la legittimità del voto.
4.- Nella lotta politica, ciò che non bisogna fare è altrettanto importante di ciò che bisogna fare. La componente liberale della classe dominante sembra procedere a un riposizionamento tattico.
Gli editoriali apparsi sulla Folha de S. Paulo e sull’Estadão de S. Paulo hanno denunciato Flávio Bolsonaro come un estremista radicale inseparabile dalle milizie. Anche sulla rete Rede Globo il tono è cambiato, con la diffusione di nuove informazioni sugli stretti legami tra il bolsonarismo e Daniel Vorcaro, il banchiere truffatore.
L’egemonia esercitata dalla componente liberale sui grandi media viene sfruttata per mettere in guardia la borghesia dal fatto che Flávio sarebbe «incontrollabile» alla presidenza.
Per quattro settimane hanno «ballato sull’orlo del precipizio» [riferimento letterario alla situazione in Germania, dove ci si diverte a Berlino mentre il nazismo si insedia]. Questo movimento risponde all’incertezza riguardo alle conseguenze dell’allineamento incondizionato dell’estrema destra a Trump.
Hanno giocato con il fuoco. Hanno sostenuto la manovra del giudice Mendonça all’interno dell’STF, che si è rivelata cruciale per il recupero di popolarità del bolsonarismo, perché l’associazione tra Xandão [soprannome dato ad Alexandre de Moraes] e Lula è sempre stata inevitabile [per varie ragioni, gli scandali di corruzione della «classe politica» sono sempre stati strumentalizzati a vantaggio della destra radicale].
Tutto ciò è servito a fare pressione su Lula [da parte della componente liberale della borghesia] affinché assumesse impegni a favore dell’aggiustamento di bilancio prima delle elezioni.
Ma ora sembra esserci un’inversione di rotta. Hanno «scoperto» tardivamente che il pericolo di una vittoria bolsonarista è reale, immediato e presente.
Di conseguenza, la pressione su Lula affinché annunci una nuova «Lettera ai brasiliani» si intensifica rapidamente. La cena del 25 settembre con i capitalisti [600 invitati] sarà un momento delicato [secondo BBC Brazil, i partecipanti non erano lì per ascoltare il presidente e candidato, ma per discutere dei rapporti tra il governo e il settore privato; Lula ha insistito sugli «imprenditori coraggiosi»].
Ora, niente meno che José Guimarães [«capo del governo alla Camera dei deputati»: deputato federale nominato dal presidente per essere il suo rappresentante ufficiale e negoziatore presso la Camera bassa] difende pubblicamente un compromesso e un severo aggiustamento di bilancio.
5.- Gli aggiustamenti apportati al programma attraverso l’annuncio di misure urgenti e di nuovi progetti lasciano intravedere, per un nuovo mandato, un impegno di Lula a favore di misure più audaci volte ad ampliare le riforme sociali progressiste.
Ora, il futuro è adesso.
La campagna di Lula si trova a un bivio, di fronte a due grandi sfide. La prima riguarda nuove misure, come la gratuità dei trasporti e la regolamentazione dell’imposta sulle grandi fortune. «La mano non deve tremare» in un momento in cui la posta in gioco assume un’importanza vitale: impedire il ritorno al potere dei neofascisti.
La vittoria elettorale richiede di difendere un numero sempre maggiore di riforme volte a trasformare le condizioni di vita delle classi popolari.
La gratuità dei trasporti esiste già in decine di piccole città e potrebbe essere introdotta in alcune grandi metropoli, finanziata attraverso l’aumento delle imposte sui super-ricchi; essa svolgerebbe un’enorme funzione educativa.
La seconda questione è la seguente: quale base sociale può garantirci la vittoria? Tutto porta a pensare, come ha sostenuto João Pedro Stedile [del Movimento dei Sem Terra], che la risposta sia: le donne delle periferie.
È nel Sud-Est, nelle grandi città, come nel 2022, che si giocheranno le elezioni.
*articolo apparso su Esquerda Online, sito della corrente Resistencia del PSOL, il 27 settembre 2026
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