Contro la violenza di genere: più protezione, più prevenzione, rafforzare il servizio pubblico

Pubblichiamo il testo della mozione parlamentare che i deputati dell’MPS – Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi – hanno presentato ieri sollecitando l’adozione di misure urgenti contro la violenza di genere. (Red)

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La violenza contro le donne non è una questione privata e nemmeno una somma di episodi isolati. È un fenomeno strutturale, che affonda le proprie radici nei rapporti di potere tra uomini e donne, nelle disuguaglianze economiche e sociali, negli stereotipi di genere e in una cultura che ancora troppo spesso tollera il controllo, la sopraffazione e la violenza nelle relazioni.
I numeri restituiscono soltanto una parte di questa realtà, perché una quantità significativa delle violenze non viene denunciata. Ma anche i dati ufficiali sono drammatici: nel 2025, in Svizzera, 25 donne sono state uccise nell’ambito della violenza domestica. Complessivamente, la polizia ha registrato oltre 12’000 persone lese in ambito domestico, il 70% delle quali donne o minori.
La violenza non riguarda una particolare categoria sociale né determinati ambienti. Può manifestarsi in ogni tipologia di famiglia, nelle relazioni di coppia e tra persone di generazioni diverse, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle istituzioni e negli ambienti politici. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto persone con ruoli pubblici, così come gli episodi emersi nel mondo della scuola, dimostrano quanto sia sbagliato pensare alla violenza di genere come a un problema degli «altri».
Proprio per questo non bastano la condanna pronunciata dopo ogni femminicidio, le campagne di sensibilizzazione o gli interventi delle autorità quando la violenza è già esplosa. La prevenzione, la protezione e il sostegno alle vittime devono diventare una responsabilità strutturale delle istituzioni pubbliche.
Con la presente mozione si chiede al Consiglio di Stato la messa in atto di misure concrete nei seguenti ambiti:

Una rete di protezione ancora insufficiente

La Svizzera ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la cosiddetta Convenzione di Istanbul. Essa riconosce la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e impegna le autorità pubbliche a garantire prevenzione, protezione, sostegno alle vittime e un sistema coordinato di intervento.
L’articolo 23 della Convenzione stabilisce inoltre la necessità di garantire rifugi adeguati, accessibili e in numero sufficiente, affinché le donne vittime di violenza e i loro figli possano disporre di un alloggio sicuro.
Eppure, in Ticino siamo ancora lontani dall’avere una rete di protezione all’altezza di questa responsabilità.
Il parametro di riferimento utilizzato nell’ambito della Convenzione di Istanbul è di circa una camera/posto di protezione ogni 10’000 abitanti. Per il Ticino ciò significa disporre di almeno 35 camere/posti di protezione effettivi.
Non basta, tuttavia, far quadrare i numeri sulla carta. Non possono essere considerati equivalenti una camera all’interno di una casa rifugio a indirizzo protetto e un posto in una struttura non specificamente destinata alla protezione delle donne vittime di violenza.
Una struttura di protezione deve garantire sicurezza, riservatezza, anonimato dell’ubicazione e una presa a carico adeguata delle vittime e dei loro figli. È una distinzione che l’MPS ha sollevato da anni e che deve finalmente essere affrontata con chiarezza.
La protezione non può essere una statistica: deve essere una possibilità concreta per una donna che decide di sottrarsi alla violenza.

Servizi accessibili, immediati e specializzati

Una politica seria contro la violenza di genere deve intervenire lungo tutto il percorso: prima che la violenza esploda, quando emergono i primi segnali, nel momento in cui una vittima chiede aiuto e dopo l’allontanamento dall’autore.
Per questo il Ticino ha bisogno di una rete di Centri antiviolenza realmente accessibili, capaci di offrire in modo coordinato ascolto, sostegno psicologico e sociale, consulenza giuridica, accompagnamento e orientamento.
Questi servizi devono essere accessibili anche alle donne che non hanno ancora deciso di denunciare o di lasciare la relazione violenta. Chiedere aiuto non può essere subordinato alla denuncia.
Il nuovo numero nazionale 142, attivo 24 ore su 24 dal maggio 2026, costituisce uno strumento importante. Ma un numero telefonico, da solo, non è una politica pubblica.
Per essere realmente efficace deve essere collegato a una rete cantonale capace di intervenire immediatamente, mettendo in relazione la persona in situazione di pericolo con case rifugio, servizi sociali e sanitari, polizia e autorità giudiziarie.
Nessuna donna deve sentirsi dire di richiamare il giorno dopo perché non esiste un servizio disponibile.

Protezione delle vittime e controllo degli autori

Anche gli strumenti tecnologici possono contribuire alla protezione delle vittime.
Il braccialetto elettronico imposto all’autore di violenza può essere uno strumento utile, ma nei casi ad alto rischio una sorveglianza esclusivamente passiva, basata essenzialmente sulla verifica a posteriori degli spostamenti, non può essere considerata sufficiente.
È necessario sviluppare sistemi di sorveglianza elettronica attiva, capaci di segnalare immediatamente la violazione delle zone di interdizione e di permettere un intervento tempestivo delle forze dell’ordine.
Parallelamente, occorre valutare l’utilizzo di dispositivi personali di allarme per le vittime ad alto rischio, attraverso i quali sia possibile richiedere immediatamente aiuto.

Una polizia specializzata

La violenza domestica e di genere presenta dinamiche specifiche. Il controllo, l’isolamento, la dipendenza economica, le minacce, la manipolazione e l’escalation della violenza possono rendere estremamente difficile per la vittima interrompere la relazione o denunciare.
Per questo la presa a carico non può dipendere unicamente dalla sensibilità del singolo agente o operatore.
È necessaria una sezione specializzata della Polizia cantonale dedicata ai reati di violenza domestica e di genere, dotata di personale adeguatamente formato sulla dinamica della violenza, sulla valutazione del rischio, sull’ascolto delle vittime, sulla gestione dei casi complessi e sul coordinamento con case rifugio, servizi sociali, servizi sanitari e autorità giudiziarie.
La formazione deve essere obbligatoria e continuativa e basarsi sulle migliori pratiche disponibili, affinché ogni intervento sia tempestivo, competente e rispettoso della sicurezza e dell’autodeterminazione delle vittime.

Intervenire anche sugli autori

La violenza non si contrasta soltanto proteggendo le vittime. Occorre intervenire anche sugli autori.
Questo non significa in alcun modo attenuare la loro responsabilità. Significa, al contrario, intervenire concretamente per ridurre il rischio di recidiva e impedire che altri episodi di violenza si producano.
Sono quindi necessari programmi obbligatori, continuativi e valutati scientificamente per gli uomini autori di violenza, finalizzati alla responsabilizzazione, alla prevenzione della recidiva, alla modifica dei comportamenti violenti e alla decostruzione dei modelli di dominio e controllo.
Questi percorsi devono essere integrati nella rete cantonale e coordinati con i servizi sociali, sanitari e giudiziari, con particolare attenzione ai casi ad alto rischio.

Prevenire significa intervenire a livello culturale

La prevenzione non può essere ridotta a campagne occasionali.
Deve iniziare nelle scuole, attraverso un’educazione all’affettività, al consenso, alla parità e al rispetto, e deve proseguire attraverso la formazione di tutte le figure professionali che possono entrare in contatto con vittime e autori di violenza.
Servono inoltre campagne rivolte non soltanto alle vittime, ma anche agli uomini e all’intera società, perché la responsabilità della prevenzione non può essere scaricata sulle donne.

Una responsabilità pubblica

La lotta contro la violenza di genere richiede finanziamenti pubblici stabili, personale qualificato e strutture permanenti.
Non può essere affidata alla precarietà dei progetti temporanei o alla buona volontà delle associazioni. Le organizzazioni che da anni svolgono un lavoro fondamentale devono poter contare su un finanziamento pubblico adeguato e stabile.
La violenza contro le donne non è inevitabile. È una realtà prodotta e alimentata da rapporti sociali e culturali che possono essere cambiati.
Per questo servono prevenzione, protezione, autonomia e servizi pubblici. Contro la violenza di genere non servono soltanto parole. Servono risorse, strutture e scelte politiche chiare e urgenti.

Alla luce delle considerazioni che precedono, formuliamo quindi la seguente mozione:

1. Più protezione, subito

Gi garantire in Ticino almeno 35 camere/posti di protezione effettivi, a indirizzo sicuro, distribuiti in modo equilibrato sul territorio cantonale e finanziati stabilmente dal Cantone.
Dal computo dovranno essere escluse le strutture che non garantiscono le caratteristiche proprie di una casa rifugio, in particolare per quanto riguarda sicurezza, riservatezza dell’ubicazione e presa a carico specializzata delle vittime e dei loro figli.

2. Veri Centri antiviolenza

Istituire e finanziare una rete cantonale di Centri antiviolenza specializzati, accessibili gratuitamente e anche alle donne che non hanno ancora deciso di denunciare l’autore della violenza o di interrompere la relazione.Tali centri dovranno garantire, in modo coordinato:

  • ascolto e prima accoglienza;
  • sostegno psicologico;
  • sostegno sociale;
  • consulenza giuridica;
  • accompagnamento e orientamento;
  • valutazione del rischio;
  • coordinamento con case rifugio, servizi sanitari e sociali, polizia e autorità giudiziarie.

3. Un 142 che non sia soltanto un numero

Garantire che il numero nazionale 142, attivo 24 ore su 24, sia collegato a una rete cantonale di intervento effettivamente operativa e dotata di personale qualificato.La rete dovrà permettere una presa a carico immediata delle situazioni di rischio e garantire il collegamento diretto con case rifugio, servizi sociali e sanitari, polizia e autorità giudiziarie.

4. Sorveglianza elettronica realmente efficace

Potenziare il sistema di sorveglianza elettronica degli autori di violenza, sviluppando, nei casi ad alto rischio e nel rispetto delle competenze e delle basi legali applicabili, sistemi di sorveglianza attiva capaci di segnalare immediatamente la violazione delle zone di interdizione e consentire un intervento tempestivo delle forze dell’ordine.
Di valutare inoltre l’introduzione di dispositivi personali di allarme per le vittime ad alto rischio, collegati direttamente ai servizi di emergenza.

5. Una sezione specializzata della Polizia cantonale

Istituire o potenziare una sezione specializzata della Polizia cantonale per i reati di violenza domestica e di genere, dotata di personale sufficiente e specificamente formato.
La formazione dovrà riguardare almeno:

  • dinamiche della violenza domestica e di genere;
  • controllo coercitivo;
  • valutazione del rischio;
  • ascolto e protezione delle vittime;
  • gestione dei casi complessi;
  • prevenzione della recidiva;
  • coordinamento con i servizi sociali e sanitari, le case rifugio e le autorità giudiziarie.

La formazione dovrà essere obbligatoria, continuativa e aggiornata sulla base delle migliori pratiche nazionali e internazionali.

6. Una presa a carico strutturale degli uomini autori di violenza

Di sviluppare e finanziare programmi obbligatori, continuativi e scientificamente valutati rivolti agli uomini autori di violenza, finalizzati alla responsabilizzazione, alla prevenzione della recidiva e alla modifica dei comportamenti violenti.
Tali programmi dovranno essere integrati nella rete cantonale e coordinati con i servizi sociali, sanitari e giudiziari, con particolare attenzione alle situazioni ad alto rischio.

7. Prevenzione strutturale nelle scuole e nella società

Di rafforzare e finanziare programmi permanenti di prevenzione della violenza di genere, in particolare attraverso:

  • educazione all’affettività;
  • educazione al consenso;
  • educazione alla parità e al rispetto;
  • prevenzione dei comportamenti di controllo e sopraffazione;
  • sensibilizzazione sui segnali della violenza nelle relazioni.

Le campagne di prevenzione dovranno essere rivolte non soltanto alle potenziali vittime, ma anche agli uomini, ai giovani e all’intera società.

8. Formazione obbligatoria degli operatori

Di introdurre o rafforzare una formazione obbligatoria e continuativa sulla violenza di genere per il personale dei servizi sanitari, sociali e scolastici e, nell’ambito delle competenze cantonali, per gli operatori della polizia e della giustizia.

9. Finanziamenti pubblici stabili

Di garantire alla rete cantonale di prevenzione, protezione e presa a carico della violenza di genere finanziamenti pubblici stabili e pluriennali, assicurando personale qualificato e continuità dei servizi.
La fornitura di servizi essenziali alle vittime non dovrà dipendere dalla precarietà di progetti temporanei o dalla sola capacità delle associazioni di reperire finanziamenti.

10. Un piano cantonale coordinato

Elaborare, coinvolgendo le associazioni specializzate e gli operatori della rete, un piano cantonale pluriennale contro la violenza di genere e domestica, con obiettivi misurabili, tempi di attuazione, risorse finanziarie definite e un sistema di monitoraggio periodico.
Il piano dovrà indicare in modo trasparente il numero effettivo di posti di protezione disponibili, i servizi esistenti, le lacune della rete e le misure necessarie per garantire il rispetto degli obblighi derivanti dalla Convenzione di Istanbul.