Finanziamento 13a AVS. No all’aumento dell’IVA il prossimo 29 novembre

Il prossimo 26 settembre il sindacato nazionale SSP/VPOD discuterà della propria presa di posizione in merito alla votazione previsa il prossimo 29 novembre sul finanziamento della 13a mensilità attraverso un aumento dell’IVA dello 0,4% deciso dal Parlamento.
Come si ricorderà la discussione è stata alimentata da diverse varianti: chi ha proposto un finanziamento misto (aumenti dei contributi salariali e dell’IVA), chi vuole solo un aumento dei contributi salariali, chi (ed è questa variante che ha avuto la meglio) propone solo un aumento dell’IVA (e per un periodo limitato).
In seno all’Unione Sindacale Svizzera (USS), generalmente contraria all’IVA perché ritenuta un’imposta antisociale, ha prevalso una posizione di sostegno a favore della soluzione aumento IVA come proposto dal Parlamento e sulla quale saremo appunto chiamati a votare il 29 novembre trattandosi di una modifica costituzionale.
La questione diventa ancora più critica anche alla luce della probabile decisione del Parlamento di decretare un ulteriore aumento dell’IVA per finanziare le spese militari.
Questa posizione sindacale, tuttavia, non fa l’unanimità. Pubblichiamo l’intervento di Agostino Soldini, segretario centrale di SSP/VPOD, che invita ad opporsi a questa modifica. (Red)

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Perché oggi non possiamo sostenere ciò contro cui abbiamo combattuto fino a ieri. Perché le finanze dell’AVS sono in buona salute e non c’è bisogno di un finanziamento supplementare a breve termine. Perché l’IVA è un’imposta antisociale.

Vittoria padronale

Abbiamo condotto la campagna per la 13ª rendita con la seguente posizione: «Attualmente, l’AVS dispone del patrimonio più elevato della sua storia e non ha quindi debiti. Per i prossimi anni, lo stesso Consiglio federale prevede utili per 3,5 miliardi. …… Queste cifre consentono di introdurre la 13ª rendita senza finanziamenti supplementari» (Pierre-Yves Maillard, Le Matin dimanche, 7 gennaio 2024).

Parallelamente, abbiamo sostenuto, «per il finanziamento a lungo termine» (secondo i termini del comitato d’iniziativa riportati nell’opuscolo ufficiale della votazione), l’opzione di un aumento dei contributi salariali: «Non si tratta …… di aumentare l’IVA. Abbiamo sempre detto …… che, se necessario, occorreva aumentare i contributi salariali» (Léonore Porchet, vicepresidente dei Verdi svizzeri, 24 heures, 24 ottobre 2024). «Un’opinione condivisa dal PS», aggiungeva il quotidiano.

Durante i dibattiti parlamentari, i partiti di sinistra hanno tuttavia difeso una «soluzione mista»: l’aumento dei contributi salariali combinato con un incremento dell’IVA. Ebbene, anche questa soluzione è stata respinta: non resta altro che l’IVA!

Si tratta di una vittoria degli ambienti borghesi. Come scrive la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), riportando la posizione dell’Unione svizzera degli imprenditori, «l’essenziale è che non ci sia alcun aumento dei contributi salariali!» (NZZ, 22 agosto 2026).

È quindi lecito porsi alcune domande. È coerente difendere, alla fine del percorso, l’opposto di ciò per cui ci siamo battuti? Non è forse paradossale subire una sconfitta e, in definitiva, sostenerne il risultato? Quale messaggio stiamo trasmettendo al padronato?

È chiarissimo: «Anche se rifiutate tutto ciò che proponiamo, siamo pronti a ingoiare qualsiasi rospo»…

L’AVS gode di buona salute

Oggi come ieri, nulla giustifica un finanziamento supplementare a breve termine per la 13ª rendita. Perché l’AVS è in ottima salute.

Nel 2024 ha realizzato utili per 5,63 miliardi di franchi e nel 2025 per 4,44 miliardi. In soli due anni, i suoi utili – oltre 10 miliardi – superano quindi quanto frutterebbe l’aumento dell’IVA previsto nell’arco di sei anni (1,5 miliardi all’anno).

Inoltre, l’AVS dispone di un patrimonio record: 60,4 miliardi di franchi, pari al 113% delle sue spese annuali. In altre parole, le sue riserve corrispondono a più di un anno di spese.

Con l’introduzione della 13ª rendita, questo patrimonio diminuirebbe certamente in una certa misura. Ma tra questo e parlare di un’emergenza finanziaria c’è un abisso.

Come affermava Pierre-Yves Maillard: «Non abbiamo bisogno di accumulare riserve così ingenti. Uno studio commissionato dal Consiglio federale per il progetto PV 2020 prevedeva che, con riserve dimezzate, l’AVS non avrebbe corso alcun rischio e raccomandava, per sicurezza, riserve pari al 70% di un anno di rendite anziché al 100%» (Le Temps, 2 febbraio 2024).

Ebbene, un livello di riserve del 70% corrisponderebbe a un patrimonio di circa 37 miliardi di franchi. Rispetto alla situazione attuale, ci sarebbe quindi un margine di circa 23 miliardi. Ce n’è abbastanza per affrontare il futuro…

Un’imposta antisociale

Resta da esaminare l’IVA in quanto tale.

Sottolineiamo innanzitutto un’evidenza: l’aumento di questa imposta ridurrebbe il potere d’acquisto sia dei lavoratori sia dei pensionati.

Certo, il costo supplementare non sarebbe enorme – in media 180 franchi all’anno per economia domestica, comunque (Blick, 22 agosto 2026) –, ma andrebbe ad aggiungersi al nuovo, imminente aumento dei premi delle casse malati.

Senza contare tutto il resto: affitti, spese di trasporto, ecc. Gli unici a rimanere fermi sono i salari!

E si tratterebbe del secondo aumento dell’IVA in un lasso di tempo molto breve: la sua aliquota era già stata aumentata di 0,4 punti nel 2024.

In sintesi, nell’arco di quattro anni, l’aumento complessivo supererebbe il 10%!

Infine, l’IVA è un’imposta profondamente antisociale. Tutti gli studi lo confermano, come quello recentemente realizzato dall’istituto di ricerca BAK su mandato dell’UFAS.

Lo studio afferma che «l’aumento dell’IVA ha un effetto sistematicamente regressivo: in proporzione al loro reddito disponibile, le economie domestiche a basso reddito sono chiamate a contribuire in misura maggiore rispetto a quelle ad alto reddito, perché i consumi rappresentano una quota più importante del loro bilancio» (Sicurezza sociale, 24 giugno 2026).

Persino il consigliere agli Stati del PLR Pascal Broulis – non certo un esponente della sinistra – la definisce «un’imposta ingiusta» (24 heures, 20 agosto 2026).

Non bisogna aver paura di votare NO! Non c’è alcun legame tra il versamento della 13ª rendita e l’esito della votazione del 29 novembre. Che prevalga il SÌ o il NO, i pensionati riceveranno la loro 13ª rendita a dicembre. Lo stesso vale per l’anno prossimo e per tutti gli anni successivi.

Dire NO non significa indebolire l’AVS. Significa respingere un finanziamento antisociale. Significa rifiutarsi di capitolare di fronte all’arroganza padronale. Significa difendere una linea sindacale coerente e fedele ai nostri orientamenti.

*articolo apparso sull’edizione del 4 settembre 2026 di Services publics.