Il capitalismo ha inventato gli animali da reddito e ci impone il diktat carnivoro: smontiamo le gabbie, votiamo sì all’iniziativa sull’alimentazione!
L’iniziativa “sull’alimentazione” solleva questioni politiche ritenute fondamentali sin dagli autori classici. Il tema dell’ alimentazione e della dieta è così poco un fatto esclusivamente personale-individuale che il termine greco diaitestonai, da dove proviene anche il termine italiano dieta, significa precisamente modo di vita. Discutere l’alimentazione implica pertanto decisioni fondamentali circa le norme comportamentali, circa l’etica e anche circa l’ economia con cui i cittadini si organizzano e si rapportano alla natura e agli altri esseri viventi. Pensare di chiudere il discorso squalificando l’ iniziativa come un bizzarro “diktat vegano” è gesto politicamente ignobile. Menzognero nel merito, l’ iniziativa non implica un diktat ma semmai riapre anche un orizzonte ideale fortemente alternativo rispetto al nichilismo della realpolitik borghese, quella tesa alla paradossale conservazione di un esistente mai come ora già in cupo disfacimento… Come se poi fosse irrazionale, o potenzialmente totalitario, praticare, difendere e diffondere il vegetarianesimo e, meglio ancora, il veganismo. Quest’ultimo è , a mio avviso, una delle più alte espressioni dell’ ideale di giustizia ambientale e antispecista, ovvero un’alta espressione del rifiuto di abbassare gli esseri viventi non umani a “animali da reddito “, come vuole invece il capitalismo che mette al lavoro tutte le vite, non solo quelle degli umani, e sfrutta sfacciatamente l’intera terra come capitalismo estrattivo, sfruttandola fino a prosciugarla e a distruggerla. Malgrado le indicazioni di voto ufficiali, si tratta di riconoscere, da parte di tutta la sinistra ecologista, che l’alimentazione, la sua distribuzione e produzione, compresa la destinazione dei finanziamenti pubblici all’agricoltura fuzionale agli allevamenti, oggi più che mai è un fatto politico fondamentale, che non puo essere lasciato alla voracità carnivora dell’homo oeconomicus: 50 kg di carne pro capite sono un’enormità! Vi è tra l’ altro anche un profondo legame fra i miti del patriarcato , il culto della forza e della mascolinità e la dominazione e il consumo di carne. La rimozione delle immagini degli allevamenti intensivi e di quei luoghi di violenza assoluta che sono i macelli dai libri di testo scolastici, in questo senso, è funzionale anche alla costruzione di identità che riproducono i ruoli di potere che scandiscono la nostra realtà. A partire dalla naturalizzazione astorica del rapporto di dominio fra l’ uomo e l’ animale ( ridotto a mezzo per far reddito ), anche le differenze e le gerarchie di genere sono pensate come qualche cosa di naturale ed eterno- dove la donna sostanzialmente deve produrre figli e lavorare in casa senza salario per consentire la riproduzion della forza lavoro maschile- e non come violenti rapporti di potere, storicamente e culturalmente determinati. Così come ci si deve opporre alle gerarchie di genere , si deve criticare a fondo anche la naturalizzazione astorica del rapporto di sfruttamento assoluto instaurato in epoca capitalistica nei confronti degli animali.
Non per niente, il passaggo fra la citta vegetariana e quella alimentata da carne svolge il ruolo di fondamentale spartiacque già nella Repubblica di Platone. Se la prima con la sua sobrietà alimentare, con focacce, olive e dolcetti di datteri, offre condizioni di vita salubri, prive di guerra e ricorda, con la possibilità dell’ ozio, l’‘età dell’ oro’ priva di malattie del corpo e dell’ anima se non anche il celebre mito dell’ androgino, la seconda città, “introducendo l’allevamento dei suini e di ogni altro genere di bestiame che possa trovare sbocco sul mercato”, porta ad allevare una cittadinanza “gonfia di umori” e a produrre quello che Platone critica come lo “ stato opulento”, simbolo di una condizione che dovrà espandere di continuo il suo territorio e si farà aggressiva per procacciarsi una grande quantita di beni superflui e decisamente malsani. Suona tra l’ altro piuttosto ironico, il greco Polis tryphosa, la città del lusso, ma quasi anche la città delle trippe sempre piene…, quella medesima città senza etica-ovvero la nostra- che come dirà sarcastico un altro raffinato filosofo vegetariano, al posto di Dio venera il WC (M.Horkheimer). Il rapporto fra ideologia della crescita e alimentazone carnivora diventa del resto esplicito e concreto nella gabbia capitalistica, con il fordismo che nasce dai macelli di Chicago, trasportando il modello insaguinato delle linee di squartamento delle carcasse di buoi, vitelli e suini, direttamente nelle linee di montaggio dei milioni di automobili che da allora ci tolgono l’aria. La catena di squartamento animale e la catena di montaggio industriale, significativamente nascono praticamente assieme, espressioni della medesima rincorsa dei profitti come un processo sopra e contro ogni vita.
Il rapporto fra distruttiva ideologia della crescita e alimentazione carnivora diventa del resto concreto nella gabbia capitalistica, con il fordismo che nasce dai macelli di Chicago, trasportando il modello insanguinato delle linee di squartamento delle carcasse di buoi e vitelli direttamente nelle linee di montaggio dei milioni di automobili che da allora ci impestano l’aria. Alla luce del disastro globale di questo produttivismo, criticare il capitalismo e restare carnivori è oggettivamente contraddittorio e a mio avviso oggi improponibile.
Con il passaggio alla città popolata da allevatori e macellai, osservava per altro già Platone, “avremo bisogno di medici, assai più di prima”, dove anche i politici saggi dovrebbero farsi medici per far fronte alle contaddizioni mortali dell’unico vero predatore, colui che punta ovunque solo e soltanto all’ avvento del mercato volto al profitto a scapito del valore d’ uso e del rispetto di ogni limite, e di ogni residua sacralità della terra. Ma se perde, come evidentemente è avvenuto, l’ideale platonico-ippocratico della cura del tutto, la politica rischia di rovesciarsi a sua volta proprio in una sorta di tecnica di allevamento della cittadinanza stessa, anch’essa infine bestiame da reddito, da ingrassare, intrattenere, riprodurre e disporre…alla fine proprio come la tristemente celebre “carne da cannone” da massacrare in guerra. Con l’affossamento dell’ iniziativa i molti politici del no potranno continuare a brindare e stra-mangiare assieme a commercianti, allevatori e macellai, sempre che siano ancora distinguibili fra di loro… salvo un’improvvisa rottura dell’ ordine, un beffardo e sovversivo si, da parte dell’animale collettivo che siamo ! Cominciamo allora, con questo si all’ iniziativa sull’ alimentazione, a scappare dalla gabbia delle indicazioni partitiche tradizionali per rompere un giorno tutte le gabbie, e trasformare gli allevamenti di animali da reddito e i tristissimi macelli in liberi santuari degli animali !
*filosofo