Svizzera. «Meno Stato, più libertà»: l’offensiva contro il personale pubblico

«Per un giusto equilibrio tra l’Amministrazione federale e la popolazione (freno all’amministrazione)»:  questo contorto titolo di un’iniziativa federale lanciata nell’aprile 2026 non deve trarre in inganno. Non si tratta di un semplice espediente, ma di uno strumento importante della campagna della destra per imporre le proprie priorità, innanzitutto in vista delle elezioni nazionali dell’ottobre 2027.
L’iniziativa proviene dai Giovani Liberali Radicali (GLR). Ma il comitato d’iniziativa comprende fin dall’inizio figure di primo piano del Partito Liberale Radicale (PLR), come la sua copresidente Susanne Vincenz-Stauffacher (San Gallo) e i consiglieri nazionali ginevrino Cyril Aellen e vodese Olivier Feller, diversi consiglieri nazionali dell’UDC, il consigliere agli Stati del Centro Fabio Regazzi (Ticino) e il consigliere nazionale Martin Bäumle (Zurigo), che per dieci anni è stato presidente dei Verdi Liberali.
Inoltre, il 12 agosto scorso, le tre principali organizzazioni padronali — l’Unione svizzera degli imprenditori (USI), economiesuisse e l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) — hanno espresso pubblicamente alla stampa il loro sostegno ufficiale, cosa piuttosto rara per un’iniziativa che si trova ancora nella fase della raccolta delle firme (Blick, 12.08.2026).

Giovani liberali premiati dai vecchi radicali

I GLR non sono alla loro prima iniziativa.
Sono stati anche all’origine dell’iniziativa «Per una previdenza per la vecchiaia sicura e sostenibile (iniziativa sulle rendite)», che prevedeva di innalzare l’età pensionabile a 66 anni. Questa iniziativa è stata respinta da tre quarti degli elettori nel marzo 2024, lo stesso giorno in cui è stata approvata la tredicesima rendita AVS.
Tuttavia, essa ha contribuito a radicare stabilmente l’idea di un automatismo che colleghi l’aspettativa di vita all’età pensionabile. Un modo per sottrarre la questione dell’età della pensione al dibattito sociale e politico, pretendendo di risolverla attraverso una presunta regola «oggettiva», altrettanto poco discutibile quanto una formula matematica.
Lo slogan dei GLR — «Più libertà. Meno Stato» — è un’eco della campagna del Partito radicale democratico (PRD) per le elezioni nazionali del 1979 — «Meno Stato. Più libertà» —, che in qualche modo diede avvio all’offensiva neoliberale in Svizzera.
Il presidente dei GLR al momento della loro iniziativa sulle rendite era Andri Silberschmidt, consigliere nazionale e attuale candidato del PLR alle elezioni della primavera 2027 per il Consiglio di Stato del Canton Zurigo. Il 20 agosto 2026 Andri Silberschmidt ha ricevuto il «Premio Bonny per la libertà», dotato della modesta somma di… 100.000 franchi, per il suo impegno «a favore della giustizia intergenerazionale», concretizzato dall’iniziativa volta a imporre un aumento automatico dell’età pensionabile, e per «condizioni quadro migliori per le imprese» (Neue Zürcher Zeitung, 20.08.2026).
Il «Premio Bonny per la libertà» è stato istituito nel 2013 da Jean-Pierre Bonny e Beat Brechbühl. Jean-Pierre Bonny è stato segretario dell’USAM negli anni Sessanta, prima di diventare direttore dell’UFIAML (Ufficio federale dell’industria, delle arti e mestieri e del lavoro, oggi integrato nel SECO — Segreteria di Stato dell’economia) negli anni Settanta, per poi essere eletto consigliere nazionale radicale nel 1983. È un esempio perfetto della fusione, così tipicamente elvetica, tra ambienti padronali, alta amministrazione federale e personale politico.
Beat Brechbühl è una figura chiave del più grande studio legale svizzero, Kellerhals Carrard, specializzato in particolare nel diritto societario e nelle fusioni e acquisizioni. Il premio assegnato ad Andri Silberschmidt illustra la lunga continuità delle politiche di destra all’interno della quale si collocano le iniziative dei GLR.

Un meccanismo grottesco…

Ma torniamo alla loro ultima iniziativa «per un freno all’amministrazione»: che cosa propone?
Essa stabilisce che «Le spese complessive per il personale dell’Amministrazione federale centrale e decentralizzata non possono aumentare, in termini percentuali, più del salario mediano svizzero.». Le sole eccezioni previste riguardano i casi di «una grave perturbazione dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna».
Come nel caso dell’età pensionabile, si tratta dunque di introdurre un meccanismo automatico, questa volta con l’obiettivo di strangolare la funzione pubblica federale.
Per illustrare il proprio obiettivo, i promotori confrontano la crescita delle spese per il personale della Confederazione tra il 2010 e il 2024 (+32%) con quella del «salario mediano della popolazione» (+17%). La differenza rappresenterebbe «circa 7 miliardi di franchi di spese aggiuntive per il personale […] che avrebbero potuto essere evitate fino al 2024», l’equivalente di «3 tunnel del Gottardo» (Argumentario:Iniziativa popolare per un freno all’amministrazione, p. 10), sottolineano i demagoghi o ciarlatani.
L’idea alla base di questo meccanismo è grottesca. I compiti di un’amministrazione pubblica, e quindi anche le sue spese per il personale, dipendono innanzitutto dalla crescita della popolazione (+15% tra il 2010 e il 2024), dall’evoluzione dell’attività economica e sociale e dai bisogni sociali rilevati, e non soltanto dall’andamento dei salari.
Secondo i dati dell’Amministrazione federale delle finanze (AFF), il livello delle spese per il personale della Confederazione è in realtà sorprendentemente stabile, se lo si confronta con un indicatore pertinente come il prodotto interno lordo (PIL), che misura l’attività economica di un Paese: 1,3% nel 1990, 1,2% nel 2010, 1,2% nel 2024.

… per vecchie ricette della destra…

L’iniziativa non mira dunque a un «giusto equilibrio», come lascia intendere il suo titolo fuorviante, bensì allo smantellamento dell’amministrazione federale. Perché questo attacco proprio oggi?
La prima motivazione invocata dai promotori è la crescita della «regolamentazione e della burocrazia», che comporterebbe un aumento degli «oneri che gravano sulle imprese e sui cittadini» (Argumentario, p. 4).
Questo tema è al tempo stesso un vecchio ritornello borghese, almeno fin dalla campagna elettorale del PRD del 1979, e una rivendicazione padronale che negli ultimi anni ha acquisito nuova forza, nel contesto del backlash trumpiano: le regolamentazioni pubbliche, in particolare quelle volte alla tutela dell’ambiente o della salute pubblica e che possono limitare la «libertà d’impresa», devono scomparire.
La recente decisione della maggioranza di destra della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale di abolire l’obbligo di dichiarare l’utilizzo di pesticidi o fertilizzanti costituisce un esempio recente di questa dinamica (Le Courrier, 25 agosto 2026).
Strangolare l’amministrazione è, per il padronato, un modo efficace per sbarazzarsi di ciò che considera un ostacolo alla possibilità di realizzare profitti in tutta tranquillità…
Vi è poi una seconda motivazione: il livello degli stipendi nell’amministrazione federale, che sarebbe «più elevato che nell’economia privata», cosa che «falserebbe il mercato del lavoro» e «rafforzerebbe la concorrenza per i talenti a scapito del settore privato» (Argumentario, pp. 6-7).
A questo proposito, i GLR riprendono gli argomenti diffusi da anni dall’IWP (Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik) di Lucerna, beneficiario — chi l’avrebbe mai detto! — del Premio Bonny per la libertà nel 2025.
La campagna di disinformazione condotta dall’IWP è stata smentita da uno studio della multinazionale di revisione contabile PricewaterhouseCoopers (PwC), realizzato su mandato del Consiglio federale: «Sulla base dell’analisi effettuata, PwC sottolinea che la grande maggioranza delle funzioni svolte dal personale all’interno dell’amministrazione federale dà diritto a una remunerazione complessiva simile a quella offerta dalle imprese del gruppo di confronto. […] In sintesi, PwC conclude che le differenze osservate tra la remunerazione complessiva di alcune funzioni dell’amministrazione federale e quella del gruppo di confronto sono giustificate, tenuto conto dell’insieme delle condizioni di impiego analizzate nello studio comparativo.» (Studio comparativo delle condizioni di impiego tra l’amministrazione federale e i settori pubblico, parapubblico e privato. Rapporto del Consiglio federale in risposta ai postulati Bauer (23.3087) e Nantermod (23.3070), 5 dicembre 2025, pp. 10-11).
Poco importa: il padronato è deciso a smantellare tutto ciò che potrebbe rappresentare una limitazione del suo margine di manovra in materia salariale.
Da un lato, si è scagliato contro i salari minimi cantonali, molto bassi ma che rappresentano comunque una breccia nel principio padronale sacro e intoccabile della totale non-ingerenza dei poteri pubblici nella determinazione delle retribuzioni. I sindacati hanno lanciato il referendum contro la decisione del Parlamento che annulla la prevalenza dei salari minimi cantonali rispetto ai contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale che prevedono retribuzioni inferiori, e quindi nel 2027 saremo chiamati a votare su questo tema.
La campagna contro gli stipendi del personale della Confederazione mira allo stesso obiettivo, ma nei confronti di altri segmenti di lavoratori e lavoratrici, in particolare quelli e quelle con una formazione superiore: bisogna impedire che la Confederazione, uno dei maggiori datori di lavoro a livello svizzero, svolga un ruolo di riferimento che contrasti le pressioni che il padronato esercita continuamente sui salari e sulle condizioni di lavoro.

… e di vittorie ottenute in anticipo

In questi due ambiti, l’iniziativa dei GLR ha un effetto a doppia gittata.
In caso di accettazione, avrà un impatto enorme sull’evoluzione del pubblico impiego federale. Ma, forse ancora più importante, esercita già ora un’influenza sull’attività dell’amministrazione federale e sulla sua politica salariale.
Per esempio, il Consiglio federale ha già deciso che l’aumento automatico degli stipendi in funzione degli anni di servizio sarà abolito a partire dal 2027, «affinché l’evoluzione salariale all’interno dell’amministrazione federale si avvicini maggiormente a quella prevista dai sistemi di altri datori di lavoro» (comunicato stampa del Consiglio federale del 3 settembre 2025).
La capacità, indipendentemente dal colore politico, delle autorità politiche esecutive elvetiche e degli alti funzionari dell’amministrazione di anticipare le aspettative del padronato è sempre stata notevole.

Denigrare il pubblico impiego e approfittare dello Stato

Infine, e non è certo l’aspetto meno importante, questa iniziativa serve a riattivare e consolidare uno dei pilastri della «visione del mondo» diffusa da decenni dai principali esponenti della politica borghese: l’opposizione tra pubblico e privato, tra i funzionari che «non si ammazzano di lavoro» e gli artigiani e lavoratori e lavoratrici «che si alzano presto», tra l’amministrazione che regolamenta e gli imprenditori che innovano, tra la burocrazia che ostacola e soffoca e la libertà d’impresa, tra le tasse riscosse senza moderazione e i redditi guadagnati con fatica, tra lo spreco del denaro pubblico e il padre di famiglia che spende con prudenza…
Questa narrazione, aggiornata e rafforzata a ogni occasione, è essenziale per il dominio della classe dirigente nelle sue diverse componenti. Divide i lavoratori e le lavoratrici, li mette gli uni contro gli altri e li rende ciechi rispetto ai loro interessi comuni. È il terreno fertile sul quale prosperano le campagne contro le tasse. Rende invisibile l’utilità economica e sociale dei servizi pubblici.
Al tempo stesso, fa dimenticare la strumentalizzazione dello Stato da parte del padronato, quando ciò corrisponde ai suoi interessi: per esempio, per imporre prezzi più elevati dei medicinali in risposta alle pressioni dell’industria farmaceutica basilese; per gonfiare il bilancio dell’esercito e gli ordini all’industria che ne deriveranno; oppure per investire massicciamente nella rete stradale, per esempio costruendo un… secondo tunnel del Gottardo, garantendo così alle imprese di ingegneria civile una sostanziosa fonte di guadagni.
Senza dimenticare le due eccezioni previste: in caso di «grave perturbazione dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna», cosa che mette in evidenza la funzione dello Stato nel garantire il mantenimento dei «rapporti sociali di produzione e riproduzione».

Organizzare una risposta

Finora l’iniziativa dei GLR non ha suscitato grande attenzione tra le file del movimento sindacale e delle forze di sinistra.
Eppure dà la misura della determinazione della destra a imporre le proprie regole del gioco in questa fase. Una determinazione che ritroviamo anche nelle politiche di austerità e di riduzione della pressione fiscale portate avanti a livello cantonale.
È una sfida nazionale che richiede di costruire una risposta, anch’essa argomentata e organizzata su scala nazionale.

*articolo apparso sul sito alencontre.org il 29 agosto 2026