Bellinzona. All’ex-Lati si farà una sala da ballo?

Il Consiglio comunale di Bellinzona ha discusso e votato il messaggio municipale che proponeva l’acquisto dello stabile ex-Lati di Sant’Antonino.
Il primo punto della risoluzione, che prevedeva l’insediamento della caserma dei pompieri nello stabile ex-Lati, è passato per il rotto della cuffia (29 voti contro 27). È andata un po’ meglio al secondo punto, quello che stanziava 14 milioni di franchi per l’acquisto dell’immobile, approvato con 34 voti contro 22.
Infine, si è votato il credito di 700’000 franchi per la progettazione definitiva della ristrutturazione dello stabile e la sua trasformazione in caserma dei pompieri. Anche qui, maggioranza risicata (29 a 27). Peccato che, per approvare questo punto, fosse necessaria la maggioranza assoluta, che non è stata raggiunta.
Risultato? Il Municipio ha trovato i voti per comprare lo stabile, ma non quelli necessari per trasformarlo nella nuova caserma dei pompieri. Insomma, si compra prima e si vedrà poi cosa farne. Magari una sala da ballo?
Alla luce di questo esito, che rende la decisione ancora più assurda, la necessità di opporvisi appare ancora più evidente. L’MPS, come annunciato da tempo, sosterrà quindi il referendum contro la decisione del Consiglio comunale.
Pubblichiamo qui di seguito l’intervento del consigliere comunale dell’MPS, Martino Colombo, durante il dibattito di lunedì sera in Consiglio comunale. (Red.)

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«Non sono stati svolti ulteriori studi.» Così ha risposto il Municipio, il 2 settembre, a chi chiedeva se oltre a Google Maps fosse stato fatto uno studio di mobilità o una simulazione per i mezzi di soccorso.

Stasera ci chiedono 14,7 milioni, il primo passo di un’operazione da 34 milioni, per portare la caserma dei pompieri fuori dalla Città. E i tempi d’intervento, che sono il cuore di un servizio d’urgenza, sono stati calcolati con Google Maps.

Lo dico subito: l’MPS non è contrario a una nuova caserma. Quella di via Mirasole non basta più, lo sappiamo tutti. Non ci chiediamo se farla, ma dove farla e con quali conseguenze.

Primo: i tempi. Usiamo i dati del Municipio. Dall’ex LATI al quartiere di Bellinzona servono 10 minuti di notte e 20 alle cinque del pomeriggio. Dall’ex Birreria ne servono 5 e 10, da via Mirasole 2 e 3. Per arrivare all’Ospedale San Giovanni nell’ora di punta ci vogliono 18 minuti dall’ex LATI e 9 dall’ex Birreria. Per la casa anziani comunale, 20 minuti dall’ex LATI e 12 dall’ex Birreria.

E Bellinzona non è un quartiere qualsiasi. Negli ultimi cinque anni vi si è svolta quasi la metà di tutti gli interventi del Corpo: 1’051 su circa 2’300. Ci dicono che «in media» i tempi sono comparabili. Ma quella media mette sullo stesso piano Bellinzona e Moleno, dove nello stesso periodo c’è stato un solo intervento.

Il concetto Pompieri 2030 chiede di intervenire entro 10 minuti nelle zone a rischio medio-alto ed entro 15 in quelle a rischio medio-basso. Venti minuti di solo tragitto non rientrano né nell’uno né nell’altro limite.

Secondo: i volontari. Sono loro che di notte e nel fine settimana garantiscono la prima partenza. Sempre secondo il Municipio, la sede che raggiungono più in fretta da casa non è l’ex LATI, ma l’ex Birreria.

Alcuni di loro, il comitato NoCaSa, ci hanno scritto tre volte, in forma anonima per paura di ripercussioni. Scrivono di non essere mai stati consultati. Il rapporto di maggioranza risponde che «raramente le realtà comunali sottopongono a un sondaggio di gradimento» queste scelte. Ma qui non si tratta di gradimento: si tratta di chi esce di notte per un incendio.

Terzo: i costi che nel conto non ci sono. Il 17 giugno il Municipio ha scritto a noi che un distaccamento nord «al momento non è in discussione». Lo stesso giorno, rispondendo alla collega Mossi, descriveva una sede da 350 metri quadrati vicino allo svincolo nord. A settembre era diventato «in fase di valutazione».

Nelle risposte di settembre i turni sulle 24 ore sono definiti uno «scenario molto probabile», e nella nuova sede sono previsti dormitori fino a 28 posti letto. Secondo la maggioranza, un professionista costa circa dieci volte un volontario. Quanto costerà tutto questo? Non lo sappiamo. Per i costi di gestione il messaggio scrive «n.a.», non disponibili.

Poi c’è l’accesso diretto alla strada nazionale, che dovrebbe accorciare di un chilometro e mezzo il percorso verso nord. Ad aprile il Municipio scriveva che con l’USTRA «non sono ancora state avviate delle discussioni ufficiali».

E il prezzo: 14 milioni, mentre la perizia fatta allestire dalla Città indicava 12,4 milioni. Perché 14? Perché il venditore ha fatto sapere di avere un’altra offerta a quella cifra.

Infine, ci dicono che stasera si decide solo l’acquisto e la progettazione. Ma il primo punto del dispositivo approva «il progetto di insediamento» all’ex LATI. Una volta comprato lo stabile, non si torna indietro.

Il Municipio chiede di decidere su un servizio che proteggerà questa città per decenni. E ce lo chiedono con le medie di Google Maps, con un distaccamento che un giorno c’è e un giorno no, e senza conoscere i costi di gestione. Così non basta.

Per queste ragioni il gruppo MPS voterà contro. Se il Consiglio comunale approverà il messaggio, sosterremo il referendum: su una scelta di questa portata l’ultima parola deve spettare alla popolazione.