Caso della Scuola media di Giubiasco e commissione d’inchiesta: malgrado le precisazioni, restano aperte molte questioni

Pubblichiamo qui di seguito il testo dell’interpellanza che i deputati dell’MPS hanno inoltrato oggi in merito alle vicende che coinvolgono un docente della Scuola media di Giubiasco e alla costituzione di una commissione di inchiesta. (Red)

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Il 17 marzo 2026 un docente della Scuola media di Giubiasco è stato arrestato per presunti reati sessuali ai danni di allieve minori di 16 anni. Il 1° ottobre il Ministero pubblico ne ha annunciato il rinvio a giudizio davanti alle Assise criminali per diversi reati, tra cui violenza carnale, coazione sessuale e atti sessuali con fanciulli. Secondo quanto riferito da laRegione del 15 ottobre 2026, nei suoi confronti è stata nel frattempo ordinata la carcerazione di sicurezza per tre mesi. Il procedimento penale segue il suo corso e vale la presunzione d’innocenza.
Resta aperta un’altra questione: che cosa si sapeva, chi lo sapeva e che cosa è stato fatto.
Il 19 agosto 2026 laRegione aveva riferito di svariate segnalazioni interne giunte alla Direzione di sede nell’arco di una decina d’anni. Il 16 settembre la direttrice del DECS ha dichiarato in Gran Consiglio che alla Direzione del Dipartimento e alla Sezione dell’insegnamento medio non era giunta alcuna segnalazione prima dell’arresto.
L’articolo pubblicato oggi, 15 ottobre, da laRegione aggiunge elementi importanti. Secondo le informazioni raccolte dal giornale, le segnalazioni non riguardavano presunte attenzioni sessuali nei confronti delle allieve, bensì reiterati atteggiamenti molesti e predatori verso colleghe adulte, nonché comportamenti problematici del docente, in particolare legati all’abuso di alcol durante cene e uscite scolastiche. Le segnalazioni sarebbero state formulate oralmente, ma in presenza di testimoni, senza ottenere risultati concreti: il docente avrebbe continuato negli anni a comportarsi nello stesso modo.
Queste informazioni rendono ancora più urgente chiarire come siano state gestite le segnalazioni e perché non abbiano prodotto interventi efficaci. Occorre in particolare verificare se, dopo l’introduzione nel giugno 2023 delle nuove disposizioni del DECS sui comportamenti inadeguati, la Direzione di sede abbia rispettato l’obbligo di segnalare per scritto i casi alla Sezione dell’insegnamento medio.
Per fare luce, il Consiglio di Stato ha istituito una commissione incaricata di un’inchiesta amministrativa e disciplinare nei confronti di ignoti dipendenti dell’Amministrazione cantonale. Sempre secondo laRegione del 15 ottobre, la commissione è composta da due funzionari cantonali, specializzati in ambito giuridico e nella gestione amministrativa e del personale, ed è coordinata dall’avvocata esterna Maria Galliani.
Il Governo ha inoltre precisato che le verifiche riguarderanno personale alle dipendenze del Cantone «indipendentemente dalla funzione specifica». Il mandato consiste nell’accertare eventuali violazioni amministrative, il coinvolgimento di docenti o terze persone a conoscenza dei fatti o di segnali di comportamenti inadeguati e le procedure seguite dai docenti e dalla Direzione scolastica.
Sono precisazioni utili, ma lasciano aperte questioni fondamentali.
Anzitutto, il Consiglio di Stato non ha comunicato i nomi e le funzioni dei due membri interni all’Amministrazione. Non è quindi possibile sapere se abbiano avuto, o abbiano tuttora, rapporti professionali o gerarchici con i servizi e le persone il cui operato potrebbe essere oggetto dell’inchiesta. Il Governo giustifica il ricorso a una specialista esterna con la volontà di garantire la terzietà dell’indagine. Ma l’indipendenza di una commissione non dipende soltanto da chi la coordina: riguarda necessariamente tutti i suoi membri.
In secondo luogo, non è chiaro fino a dove si spingeranno le verifiche. Il mandato, così come illustrato dal Governo, insiste soprattutto sulle procedure seguite dai docenti e dalla Direzione di sede. Ma se le segnalazioni si sono fermate a livello della Direzione, occorre stabilire perché; e se invece sono state trasmesse, occorre accertare come siano state trattate dai livelli superiori. L’inchiesta deve quindi poter esaminare senza limitazioni anche l’operato della Sezione dell’insegnamento medio, della Divisione della scuola e, se necessario, della Direzione del Dipartimento.
Un ulteriore interrogativo riguarda gli strumenti a disposizione della commissione. Secondo laRegione, essa ha accesso all’atto d’accusa del procedimento penale, ma non è noto se possa consultare anche gli altri atti, comprese le testimonianze e gli interrogatori. Né è stato chiarito come docenti, ex docenti, personale scolastico, ex allieve e allievi o famiglie possano rivolgersi direttamente alla commissione per fornire informazioni.
Non è la prima volta che si pongono simili problemi. Nel 2023, dopo il caso della Scuola media di Lugano Centro, l’inchiesta affidata alla stessa avv. Galliani aveva accertato responsabilità anche a livello della precedente Direzione scolastica, che aveva ricevuto diverse segnalazioni senza affrontare il problema con i propri superiori. Ne erano seguite nuove direttive sui comportamenti inadeguati e l’obbligo di segnalazione per le direzioni.
Tre anni dopo, il caso di Giubiasco solleva nuovamente il dubbio che il sistema di segnalazione non abbia funzionato. È quanto varie voci del mondo della scuola avevano paventato sin dal mese di aprile: un sistema nel quale le segnalazioni devono passare dalle direzioni degli istituti resta fragile. Le direzioni possono temporeggiare per evitare conflitti interni, perché conoscono le persone coinvolte o perché temono per la reputazione della sede. Da qui la richiesta, già avanzata a più riprese, di spazi di segnalazione esterni e indipendenti, non subordinati alla gerarchia scolastica.
Lo stesso principio deve valere per l’inchiesta in corso. Chi dispone di informazioni deve poterle comunicare direttamente, in condizioni di riservatezza e senza temere conseguenze professionali. La trasparenza sulla composizione della commissione, sull’estensione del mandato e sulle modalità di raccolta delle testimonianze non è un dettaglio procedurale: è una condizione essenziale perché l’inchiesta possa raggiungere il suo scopo.
Infine, il Consiglio di Stato ha annunciato che, al termine dei lavori, è prevista una comunicazione pubblica sull’esito dell’inchiesta, analogamente a quanto avvenuto nel 2023 per Lugano Centro. Non ha tuttavia indicato un termine per la consegna del rapporto, né precisato se quest’ultimo sarà reso pubblico. Va inoltre rilevato che, a oggi, l’istituzione della commissione e il suo mandato sono stati resi noti soltanto attraverso risposte del Governo alle domande di un giornale, senza una comunicazione ufficiale rivolta alla comunità scolastica e all’opinione pubblica.

Alla luce delle precedenti considerazioni, chiediamo al Consiglio di Stato:

1. Quali sono i nomi, le funzioni e le qualifiche dei due funzionari cantonali che, insieme all’avv. Maria Galliani, compongono la commissione? In quali servizi dell’Amministrazione cantonale operano attualmente e quali incarichi hanno ricoperto negli ultimi dieci anni? Hanno avuto rapporti gerarchici o professionali con il DECS, con la Sezione dell’insegnamento medio o con altri servizi il cui operato potrebbe essere oggetto dell’inchiesta?

2. Secondo quali criteri sono stati designati i due membri interni all’Amministrazione? Quali verifiche sono state effettuate per escludere conflitti d’interesse, anche indiretti? Quali garanzie assicurano che possano svolgere le verifiche senza condizionamenti da parte della gerarchia amministrativa?

3. Con quale risoluzione governativa, e in quale data, è stata istituita la commissione? Il Consiglio di Stato è disposto a rendere pubblica la risoluzione e il testo integrale del mandato, al di là della descrizione generale fornita alla stampa?

4. Il mandato comprende esplicitamente l’esame dell’operato della Sezione dell’insegnamento medio, della Divisione della scuola e della Direzione del DECS, oltre che della Direzione di sede e dei docenti? La commissione può accertare eventuali omissioni o responsabilità a tutti questi livelli, senza limitazioni? Quale periodo è preso in esame?

5. La commissione è incaricata di verificare specificamente se la Direzione della Scuola media di Giubiasco abbia rispettato le disposizioni introdotte nel giugno 2023, in particolare l’obbligo di trasmettere per scritto alla Sezione dell’insegnamento medio le segnalazioni di comportamenti inadeguati? L’inchiesta esaminerà anche l’adeguatezza delle procedure previste da tali direttive e la loro effettiva applicazione?

6. Il mandato comprende anche la verifica delle modalità con cui è stata gestita la comunicazione alla comunità scolastica dopo l’arresto del docente, nonché delle modalità con cui gli erano stati attribuiti gli incarichi d’insegnamento?

7. Nell’aprile 2026 la stampa riferiva di un’inchiesta amministrativa già avviata, mentre nel settembre successivo il Governo ne annunciava l’apertura a procedimento penale concluso. Quando è stata formalmente aperta l’inchiesta attuale? Quali verifiche o misure di conservazione della documentazione sono state effettuate nel frattempo? Come si concilia l’avvio dell’inchiesta amministrativa con il procedimento penale tuttora pendente?

8. È confermato che la commissione dispone dell’atto d’accusa? Può accedere anche agli altri atti del procedimento penale, in particolare interrogatori, testimonianze e documentazione raccolta dagli inquirenti, nei limiti consentiti dalla legge? In caso contrario, quali strumenti ha a disposizione per ricostruire autonomamente i fatti e le segnalazioni?

9. La commissione può sentire docenti, ex docenti, personale non docente, ex allieve e allievi e genitori? Chi desidera fornire spontaneamente informazioni può contattarla direttamente, senza passare dalla Direzione di sede o dal DECS? In caso affermativo, attraverso quali canali? Il Consiglio di Stato intende renderli pubblici e comunicarli alla comunità scolastica?

10. Quali garanzie di riservatezza e di protezione da eventuali ritorsioni sono previste per chi testimonia, in particolare per i dipendenti che si trovano in rapporti gerarchici con persone il cui operato è oggetto delle verifiche? Come viene garantito che le informazioni raccolte non siano accessibili a persone potenzialmente coinvolte nell’inchiesta?

11. Il Governo ha indicato che il rapporto sarà consegnato «il prima possibile», senza fissare una scadenza. È previsto almeno un termine indicativo? La comunicazione pubblica annunciata comprenderà soltanto le conclusioni del Governo oppure sarà reso pubblico anche il rapporto della commissione, integralmente o in una versione che tuteli i dati personali e le esigenze del procedimento penale?

12. Alla luce di quanto emerso a Giubiasco, e considerato che le nuove direttive del 2023 non sembrano aver impedito il ripetersi di situazioni problematiche, il Consiglio di Stato non ritiene necessario avviare finalmente un’azione volta a istituire spazi di segnalazione esterni e indipendenti dalla gerarchia scolastica, ai quali docenti, personale scolastico, allieve e allievi e famiglie possano rivolgersi direttamente e in condizioni di sicurezza?