Decisione del Consiglio della Magistratura sulla denuncia contro Zali del 2021: l’MPS chiede che il Parlamento decida sul ricorso
Pubblichiamo qui di seguito due testi. Il comunicato con il quale l’MPS spiega le ragioni per le quali chiede all’UP del Gran Consiglio di sottoporre a quest’ultimo la decisione di inoltrare un ricorso contro la decisione del Consiglio della Magistratura, nonché il testo della lettera. (Red)
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Caso Zali: il Gran Consiglio deve potersi pronunciare sul ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura
Lunedì 5 ottobre, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso di non dare seguito alla richiesta dei deputati dell’MPS di sottoporre al Parlamento la possibilità di interporre ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura del 21 settembre 2026. Con tale decisione, il Consiglio della magistratura ha escluso di dare seguito sul piano disciplinare alla segnalazione concernente l’operato del procuratore generale Andrea Pagani nella gestione della denuncia presentata nel 2021 nei confronti dell’allora consigliere di Stato Claudio Zali.
Di fatto, con questa scelta si è impedito al Gran Consiglio di discutere e decidere nel merito di una questione che riguarda direttamente l’esercizio delle sue competenze di alta vigilanza sulla magistratura.
Il giorno successivo, martedì 6 ottobre, decine di migliaia di cittadine e cittadini del nostro Cantone hanno potuto seguire l’importante inchiesta della trasmissione Falò, intitolata La storia di Sabrina. Il servizio ha ricostruito, sulla base di documenti, registrazioni e testimonianze, diversi passaggi della vicenda che aveva portato la donna a rivolgersi alla magistratura nel 2021, denunciando comportamenti attribuiti a Claudio Zali.
Si tratta di elementi particolarmente rilevanti anche alla luce del nuovo procedimento penale aperto nei confronti dell’ex consigliere di Stato per presunti reati contro l’integrità sessuale. Secondo quanto riferito dalla stampa, le ipotesi di reato oggetto degli accertamenti riguardano in particolare gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere (art. 191 del Codice penale) e lo sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza (art. 193 del Codice penale). Si tratta di ipotesi investigative che dovranno naturalmente essere accertate dalla magistratura, nel pieno rispetto della presunzione d’innocenza.
L’inchiesta di Falò ha portato all’attenzione di un vasto pubblico diversi elementi che sollevano seri interrogativi sulla gestione dell’incarto del 2021. Tra questi, la registrazione di una telefonata alla Polizia cantonale nella quale la donna riferiva di essere stata trattenuta in un’automobile e minacciata, nonché le circostanze nelle quali la Procura aveva preso conoscenza di messaggi e altre informazioni riguardanti i fatti denunciati.
Anche l’intervista rilasciata alla trasmissione dal procuratore generale Andrea Pagani, con le spiegazioni fornite sulle modalità degli accertamenti effettuati e sulle ragioni per le quali non si era proceduto ulteriormente, ha suscitato nuovi interrogativi. Le risposte del procuratore generale, a nostro giudizio poco convincenti su diversi punti, non hanno certamente contribuito a dissipare i dubbi.
L’inchiesta giornalistica ha dunque reso ancora più evidente quanto fosse legittima e fondata la richiesta avanzata dai deputati dell’MPS. Le modalità con le quali venne gestita la denuncia del 2021, la valutazione degli elementi allora disponibili e la decisione di non procedere ulteriormente meritano un esame approfondito, anche sotto il profilo giuridico.
È proprio questo il senso della richiesta di ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura. Non si tratta di anticipare giudizi sulla responsabilità disciplinare del procuratore generale, ma di permettere che la decisione dell’organo di vigilanza venga sottoposta al controllo dell’autorità di ricorso competente.
Alla luce di quanto emerso nelle ultime settimane, e in particolare dell’inchiesta di Falò, le ragioni che hanno spinto i deputati dell’MPS a chiedere un ricorso appaiono oggi ancora più fondate e convincenti.
In allegato trasmettiamo la Valutazione giuridica riguardante la legittimazione del Gran Consiglio a ricorrere contro la decisione del Consiglio della magistratura, trasmessa ai deputati e sulla quale l’Ufficio presidenziale ha fondato la propria risposta negativa alla richiesta dell’MPS.
Al di là delle conclusioni contenute in questa valutazione, i deputati dell’MPS ritengono che la questione dell’eventuale ricorso, compresa quella della legittimazione del Gran Consiglio a presentarlo, debba essere sottoposta al Parlamento nel suo insieme e non possa essere liquidata con una decisione del solo Ufficio presidenziale.
È il Gran Consiglio, nell’esercizio delle proprie prerogative istituzionali, che deve potersi pronunciare formalmente sulla proposta. Tanto più quando sono in discussione questioni che riguardano l’operato della magistratura, l’esercizio dell’alta vigilanza parlamentare e la fiducia delle cittadine e dei cittadini nelle istituzioni.
Per queste ragioni, i deputati dell’MPS hanno riformulato oggi la richiesta di iscrivere all’ordine del giorno della seduta del Gran Consiglio del prossimo 26 ottobre la questione dell’eventuale ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura del 21 settembre 2026. Richiesta che pure trovate qui allegata.
Non si può continuare a invocare la trasparenza e la necessità di fare piena luce su questa vicenda e, nello stesso tempo, impedire al Parlamento persino di discutere e decidere se utilizzare gli strumenti giuridici a sua disposizione.
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La lettera all’Ufficio presidenziale
Spettabile Ufficio Presidenziale,
abbiamo ricevuto la vostra nota giuridica datata 2 ottobre 2026. La stessa non è firmata e non sappiamo chi ne sia l’autore o l’autrice.
In primo luogo, non possiamo che biasimare nel modo più deciso il fatto che tale «nota giuridica» non sia stata messa a disposizione del Plenum del Gran Consiglio in occasione della seduta del 5 e 6 ottobre 2026. Per quale ragione l’Ufficio Presidenziale ha voluto nascondere questa nota?
Detto ciò, prendiamo atto di questa «nota giuridica» anonima, nella quale vengono espresse considerazioni e conclusioni su aspetti di contenuto e interpretazioni legislative che esulano dalle competenze decisionali dell’Ufficio Presidenziale.
Vi ricordiamo che, in base all’articolo 17 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, i compiti dell’Ufficio Presidenziale si limitano a:
– curare il regolare svolgimento dei lavori del Gran Consiglio e delle Commissioni;
– ricevere le proposte dei deputati inerenti al funzionamento del Gran Consiglio;
– elaborare il programma annuale dei lavori del Gran Consiglio, sentito il Consiglio di Stato;
– elaborare l’ordine del giorno delle sedute del Gran Consiglio;
– esercitare la direzione suprema degli affari amministrativi del Gran Consiglio.
Non spetta all’Ufficio Presidenziale decidere nel merito se il Gran Consiglio sia competente o meno a esprimersi sull’eventuale inoltro di un ricorso contro una decisione.
Di conseguenza, non possiamo che ribadire la nostra richiesta dello scorso 27 settembre 2026, chiedendo dunque di inserire all’ordine del giorno della prossima seduta del Gran Consiglio del 26 ottobre 2026 una trattanda relativa alla decisione del Consiglio della Magistratura del 21 settembre 2026.
L’Ufficio Presidenziale potrà presentare un proprio rapporto, eventualmente avvalendosi anche della «nota giuridica» anonima datata 2 ottobre 2026.
Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi
La presente comunicazione viene anticipata per e-mail e trasmessa anche mediante lettera raccomandata.
Bellinzona, 14 ottobre 2026