Piccaluga, giù le mani dai docenti!
Nell’articolo apparso ieri sul Corriere del Ticino («La scuola dà i voti. E chi li dà ai docenti?») Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega, ripropone una vecchia ricetta: scaricare sui lavoratori e le lavoratrici della scuola le responsabilità di una politica che da anni considera l’istruzione pubblica soprattutto una spesa da contenere.
Il copione è sempre lo stesso. Prima qualche parola di circostanza sulle difficoltà degli insegnanti, poi arrivano le accuse: docenti poco motivati, resistenti al cambiamento, incapaci di mettersi in discussione. E infine la vera proposta politica: valutazioni individuali e salari legati al cosiddetto «merito». Il “rilancio” della Lega passa, decisamente, da vecchie ricette!
Si tratta in realtà di un attacco, neppure troppo mascherato, alla dignità professionale e alle condizioni di lavoro dei e delle docenti.
Piccaluga dovrebbe sapere che gli insegnanti vengono già valutati e che il loro lavoro richiede quotidianamente aggiornamento, grande impegno e responsabilità. Dipingerli come una categoria di privilegiati, da spronare con premi e penalizzazioni salariali, è una caricatura offensiva.
Ma, ci si chiede, chi dovrebbe decidere quali docenti “meritano” di più? Le direzioni? I funzionari del DECS? Qualche commissione incaricata di distribuire pagelle e premi?
La scuola pubblica non è un’azienda e i docenti non sono venditori da mettere in competizione per un bonus!
La qualità dell’insegnamento si costruisce con investimenti, classi meno numerose, sostegni adeguati, diminuzione delle ore di insegnamento, tempo per preparare le lezioni e condizioni di lavoro dignitose.
Naturalmente di tutte queste cose Piccaluga e i suoi amici (e ci riferiamo alla grande maggioranza dei partiti) non si curano: quando si tratta di garantire alla scuola le risorse necessarie prevale sempre (e di fronte a qualsiasi importo, anche minimo) la logica del risparmio.
Invece di dare i voti ai docenti, Piccaluga e la sua Lega dovrebbero interrogarsi sulle loro scelte politiche che contribuiscono a indebolire la scuola pubblica.
Difendere i docenti significa difendere la scuola pubblica. Respingiamo ogni tentativo di introdurre salari al merito, classifiche tra insegnanti e meccanismi di concorrenza che dividono il personale.
Gli insegnanti non hanno bisogno delle prediche di Piccaluga. Hanno bisogno di rispetto, risorse e riconoscimento del loro lavoro.
E se proprio vogliamo distribuire pagelle, cominciamo dalla classe politica: sulla difesa della scuola pubblica Piccaluga e soci rischiano di beccarsi una sonora insufficienza!
*articolo apparso sul Corriere del Ticino, sabato 17 ottobre 2026