Remunerazioni delle partecipate pubbliche e concordanza politica
La vicenda delle remunerazioni versate ai membri dei consigli d’amministrazione delle aziende controllate dalle varie autorità pubbliche sta assumendo dei contorni grotteschi. I maggiori partiti politici si spartiscono la stragrande maggioranza, se non la totalità, dei posti in questi consessi. Da anni imperversa il dibattito sulle remunerazioni (gettoni di presenza, indennità e bonus vari) che i rappresentanti dei partiti ricevono per questa loro attività di “figuranti”. Perché è di questo che si tratta. Oppure crediamo che il presidente del CdA di AIL SA, il leghista Lukas Bernasconi, profumatamente foraggiato con oltre 100’000 franchi l’anno, occupi questa “cadrega” per le competenze che può apportare nel campo del mercato dell’energia elettrica? Un po’ difficile da credere. Il buon Bernasconi ha “frequentato” l’università di Ginevra, formula che si presta a diverse interpretazioni, ha trascorso la maggior parte della sua vita professionale nella Riello a piazzare pompe di calore e scaldacqua, per poi finire quale «responsabile di un’importante azienda storica di Lugano» attiva nell’edilizia, ossia la mitica Bilsa SA, impresa della famiglia Bignasca da anni ridotta a un simulacro d’impresa, oggi rimasta addirittura priva degli organi societari… come un vascello senza equipaggio. Con il Bernasconi che esattamente un anno se ne è partito alla chetichella, dimissionando dalla carica di amministratore unico con firma individuale. Forse, AIL SA dovrebbe aggiornare il curriculum del suo presidente… Da “caronese”, Lukas Bernasconi sostiene la chiusura della piscina pubblica di Carona, in quanto non ci sarebbero i soldi per finanziarie il risanamento delle vasche e degli impianti idraulici. E pensare che con tre anni di emolumenti pagati da AIL SA al presidente Bernasconi si potrebbero coprire queste spese e riaprire la piscina…Di casi come quello di Lukas Bernasconi ne sono infarcite le controllate pubbliche: le competenze e le conoscenze reali sono un fattore secondario, primeggia l’appartenenza politica.
Dicevamo dei partiti politici. Tutti sorpresi dalle cifre che i media hanno reso pubbliche in questi ultimi giorni, contenti che finalmente il velo si sia alzato su questo segreto… di pulcinella. Come è possibile, infatti, che i maggiori partiti, quelli che governano il cantone e i comuni, così attenti nello spartirsi con geometrica precisione i posti nei vari consigli d’amministrazione, non sapessero quale fosse il livello delle remunerazioni che rientrano nelle tasche dei loro rappresentanti, eletti perché membri di partito? Tanto più – si può legittimamente pensare – che una parte dei ricavi pompati dalle aziende sotto controllo pubblico venisse e venga riversato anche nelle casse dei partiti. E se quest’ultimi non sapevano, in linea puramente teorica, bastava chiederlo ai propri rappresentanti… «Sono rimasto stupito nel vedere queste importanti cifre che girano all’interno dei CdA», così afferma Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi. E aggiunge: «Queste discussioni, ammetto, mi danno fastidio. Perché la Lega nasce per combattere certe tipologie di sistemi» (ticinonews 2.10.2026). E invece ha colonizzato tutti i consigli d’amministrazione delle controllate pubbliche: AIL SA, Casinò Lugano SA, TPL SA, Verzasca SA, Società Funicolare Cassarate–Monte Brè SA, EOC, BancaStato, AET, IPCT, ACR. Una presenza che si è tradotta in centinaia di migliaia di franchi all’anno, trasformatisi in milioni di franchi nei tre decenni di potere leghista. E di tutto questo i dirigenti della Lega non sapevano nulla? Lo stesso discorso vale per tutti i partiti di governo, nessuno escluso, tutti partecipano a questa spartizione di risorse pubbliche.
Infatti gli “emolumenti” versati ai rappresentanti dei partiti politici non sono nient’altro che la traduzione monetaria del “sistema di concordanza”, uno strumento potente d’integrazione/cooptazione, fondamentale componente del regime politico che ha consolidato storicamente l’egemonia degli interessi della borghesia in Svizzera. Il sistema di concordanza si caratterizza essenzialmente nella partecipazione perenne dei partiti più importanti, compresa la “sinistra”, alla definizione e alla messa in opera della politica dello Stato borghese, dal livello locale fino al piano federale. Così si spiega la permanenza di governi di coalizione fra i partiti borghesi e la “socialdemocrazia”, incarnazioni e simboli dell’unità nazionale (cantonale e comunale) la quale assicura alla borghesia – grazie anche al “partenariato sociale” – la più grande stabilità, sia sul piano delle relazioni di lavoro che a livello politico, come anche la garanzia di poter realizzare senza ostacoli, in generale, i progetti che rispondono ai suoi interessi di classe.
Ed è così che si spiega il silenzio politico unanime che permette, per esempio, a una società di proprietà pubblica come AIL SA di condurre una strategia aziendale che privilegia la massima redditività invece che offrire un bene fondamentale come l’energia elettrica prezzi socialmente più abbordabili. Così come si spiega anche il silenzio “interpartitico” sulla perdita di 200 milioni di franchi generata da AET con l’investimento deleterio nella centrale elettrica a carbone di Lünen, vero e proprio crimine ambientale e finanziario.