Ucraina. Lavorare sotto le bombe
In Ucraina, la guerra non ferma il lavoro: lo rende più pericoloso, più intenso e spesso invisibile. Nei settori dell’energia, della sanità e dei servizi di emergenza, migliaia di lavoratori mantengono il paese in funzione sotto i bombardamenti. Questa realtà sta mettendo a dura prova i limiti della salute e della sicurezza sul lavoro ben oltre il fronte.
In Ucraina, i servizi essenziali per il funzionamento del paese sono sottoposti a una pressione enorme. Le richieste rivolte ai settori critici sono state colossali sin dall’invasione del 24 febbraio 2022 e i rischi si sono decuplicati con il protrarsi della guerra. Sebbene le infrastrutture civili abbiano subito bombardamenti russi fin dalle prime ore dell’invasione su larga scala, sono particolarmente prese di mira ogni inverno. Mentre le temperature sotto zero attanagliano l’intero paese, le centrali elettriche vengono attaccate da decine di droni a basso costo carichi di esplosivo.
Nelle regioni di Sumy, Zaporizhzhia, Kharkiv, Donetsk e Kherson, la vicinanza dei combattimenti aumenta il rischio per i lavoratori. A Kiev, il sindaco è arrivato a ordinare un’evacuazione temporanea dei residenti non essenziali della capitale nel gennaio 2026; circa 600.000 persone hanno lasciato la città, mentre metà degli edifici era senza riscaldamento. Anche gli operatori dei servizi di emergenza – vigili del fuoco, medici e paramedici – sono sempre più spesso presi di mira dai droni russi, soprattutto nelle regioni in prima linea. I bombardamenti russi impiegano la tattica del “doppio attacco”, una strategia volta a eliminare prima un obiettivo e poi, in una seconda fase, le squadre di soccorso.
Superato lo shock iniziale dell’invasione, emerse rapidamente un senso di urgenza: la necessità di organizzarsi per la sopravvivenza, poi di ricostruire meccanismi di solidarietà adattati ai nuovi rischi. Come garantire la stabilità del paese mantenendo al contempo il necessario impegno militare? Quale equilibrio sociale si poteva raggiungere tra l’incrollabile impegno dei settori chiave e l’inevitabile mobilitazione militare?
Uno sconvolgimento civico
In Ucraina, dove una parte della vita ruota attorno all’industria, la brutalità della guerra ha aggravato l’ondata di riforme neoliberiste e corruzione. Come sottolinea Vitaliy Dudin, avvocato e cofondatore dell’organizzazione ucraina Sotsialnyi Ruth (Movimento Sociale), “i lavoratori vivono nella costante paura dei bombardamenti e delle decisioni arbitrarie dei loro leader”.
È davvero sorprendente che la legislazione sulla sicurezza sul lavoro non si sia ancora adeguata alla realtà della guerra. Il Codice del lavoro ucraino e il Codice della protezione civile non hanno subito modifiche sostanziali da febbraio 2022, nonostante tutti i lavoratori in Ucraina siano esposti a potenziali attacchi aerei. Nel 2025, il 46,5% dei decessi sul lavoro è stato causato da missili, mine o droni (222 morti su un totale di 477). In assenza di norme di sicurezza chiaramente definite nel Codice del lavoro ucraino, i dipendenti hanno dovuto fare affidamento su procedure stabilite a livello locale, in particolare per quanto riguarda la risposta agli allarmi antiaerei.
Nel caos dei primi mesi dell’invasione del 2022, il monitoraggio condotto dall’organizzazione Sotsialnyi Rukh ha rivelato una chiara correlazione tra l’insicurezza vissuta dalla popolazione e l’aumento degli abusi da parte dei datori di lavoro. L’invasione ha inoltre limitato il margine di azione dei sindacati e delle organizzazioni politiche. La legge marziale proibiva manifestazioni e scioperi, e la Legge n. 2136 del 15 marzo 2022, relativa all’organizzazione del lavoro in regime di legge marziale, consentiva persino ai datori di lavoro di sospendere unilateralmente i contratti dei dipendenti.
Nonostante le restrizioni e i maggiori rischi, i sindacati si sono opposti a queste disposizioni, ritenute necessarie per salvaguardare l’economia ucraina. Ad esempio, il Sindacato Libero dei Ferrovieri dell’Ucraina ha sostenuto con successo dinanzi alla Corte suprema che la decisione delle Ferrovie Ucraine di sospendere unilateralmente l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro in materia di assistenza sanitaria era illegittima. Questa sentenza a favore dei lavoratori ha preceduto l’eliminazione di tale clausola di sospensione unilaterale dalla Legge n. 2136 nel settembre 2025.
Il coinvolgimento umano
Il ruolo dei sindacati si è adattato alla guerra, fungendo da struttura sociale per rispondere alle esigenze dei lavoratori impegnati nell’esercito. In effetti, i rappresentanti della classe operaia industriale sono sia i più sindacalizzati che i più mobilitati. Decine di migliaia di ferrovieri, minatori e lavoratori del settore energetico si sono uniti all’esercito ucraino. Nelle regioni più industrializzate, quasi un terzo della forza lavoro è stato mobilitato.
Non si tratta di una società “militarizzata”, tuttavia, anche se, come riconosce Max Palamarchuk, studente di medicina al quinto anno presso l’Università Nazionale di Medicina O.O. Bogomolets, “il confine tra civili e militari si è notevolmente assottigliato”. Lavora in una clinica di riabilitazione che cura soldati feriti con gravi lesioni di guerra, compresi coloro che hanno subito l’amputazione di uno o più arti. Attraverso le sue interazioni con i civili che sono diventati soldati, descrive uno spostamento degli equilibri di potere che, tuttavia, non ha ridotto il divario tra la vita civile e le specificità del servizio militare.
È in questo contesto che le organizzazioni svolgono un ruolo parallelo a quello dello stato, siano esse sindacati, associazioni o semplici gruppi informali che si sono diffusi in tutto il paese. Ad esempio, l’organizzazione ucraina Sotsialnyi Rukh gestisce una linea telefonica di assistenza per i soldati che si trovano ad affrontare decisioni autoritarie da parte dei loro superiori o dell’amministrazione.
Altri gruppi si concentrano sul sostegno militare: ad esempio, Solidarity Collectives, un collettivo di attivisti di tutta la sinistra ucraina1, fornisce supporto ai soldati e ha introdotto un approccio più progressista all’interno dell’esercito. “Fondamentalmente, l’esercito vieta qualsiasi forma di attività politica al suo interno. […] Gli attivisti non trasformano l’esercito nel suo complesso, ma introducono metodi di lavoro diversi, più decentralizzati, a livello locale”, spiega Kseniia, un’attivista di Solidarity Collectives. Descrive pratiche che non sono formalmente politiche, ma che stabiliscono valori all’interno di questa istituzione statale.
Il coinvolgimento dei lavoratori, e in particolare delle lavoratrici nel settore sanitario, è uno degli esempi più eclatanti di partecipazione civica nel compensare le mancanze dello stato2. Dagli atti quotidiani di solidarietà ai professionisti sanitari, questo impegno si estende oltre le aree di competenza. Questo fenomeno, osservabile nelle infrastrutture critiche, “inizialmente era solo una risposta alla crisi, e si è trasformato […] in assistenza strutturata, migliore coordinamento e processi più solidi”, secondo Max Palamarchuk.
Tuttavia, questa evoluzione si limita al funzionamento delle strutture, senza affrontare l’impatto psicologico sugli individui. L’impatto della guerra viene assorbito dalle strutture sociali e dai cittadini comuni, ma ciò non implica una “normalizzazione”, come conferma Max Palamarchuk: “Ci si aspetta che gli operatori sanitari siano efficienti, forti e che perseverino senza sosta. Credo che questo impatto sia più riconosciuto di prima, ma il riconoscimento non è sinonimo di sostegno sistematico”.
Decine di migliaia di soldati e civili sono impegnati in percorsi di recupero da lesioni fisiche e psicologiche. Anche nel campo della riabilitazione e del follow-up post-traumatico, dal 2022 gli operatori sanitari si sono adattati grazie all’esperienza pratica e al sostegno reciproco: “L’esperienza ci ha dimostrato che il sistema sanitario ha bisogno non solo di attrezzature e protocolli, ma anche di resilienza umana, spirito di squadra e capacità di adattamento in un contesto di perenne incertezza”, afferma Max Palamarchuk.
È necessario il sostegno
Mentre l’Ucraina offre un esempio lampante di come la guerra riconfiguri le condizioni di lavoro, realtà simili, e talvolta persino più gravi, stanno emergendo in altre zone di conflitto, comprese quelle in cui sono coinvolti, direttamente o indirettamente, attori europei.
Nel frattempo, per l’Ucraina, questo conflitto ha radicalmente cambiato la vita sociale e politica. Sono emerse nuove forme di organizzazione sociale e i ruoli tradizionali dei sindacati si sono adattati alla guerra. La sfida immediata ora consiste nello sviluppo e nella sostenibilità di queste iniziative di auto-organizzazione: è essenziale una prospettiva a lungo termine, perché, come spiega l’attivista Kseniia, “l’esercito ora svolge un ruolo centrale nella vita politica; è probabile che gli individui che lo compongono plasmeranno i processi politici dopo la guerra”.
Troppo spesso in Europa l’Ucraina viene vista esclusivamente attraverso la lente militare. Ma dietro le linee del fronte ci sono lavoratori che mantengono il paese in funzione: nelle fabbriche, nelle miniere e nelle ferrovie. In guerra, la solidarietà non è solo uno slogan; si forgia nel vivo dell’azione, sul campo. Le organizzazioni politiche e sindacali europee devono ascoltare, in termini concreti, coloro che vivono la guerra in prima persona ogni giorno.
Sì, i sindacati devono continuare a difendere la pace, il diritto internazionale e una giusta ricostruzione. Ma questi principi hanno senso solo se derivano da una semplice realtà: i principali interessati sono gli ucraini stessi. Perché esistano i diritti dei lavoratori, la libertà è essenziale; come riassume Vitaliy Dudin: “I lavoratori si sentiranno al sicuro solo quando gli occupanti russi saranno stati sconfitti sul campo di battaglia”.
*articolo apparso sul numero 32 (settembre 2026) della rivista Hesamag
- Questi attivisti si riuniscono sotto la bandiera comune dell’“antiautoritarismo”.
- E’ stato pubblicato nel 2025 il libro della ricercatrice Ioulia Shukan da Éditions de la Maison des sciences de l’homme: Citoyennes soignantes. Guerre, femmes et fabrique du commun en Ukraine (non disponibile in italiano), risultato di nove anni di osservazione in un ospedale nell’Ucraina orientale.