La 13a AVS è garantita. No a un nuovo aumento dell’IVA!
Una cosa deve essere chiara: la tredicesima rendita AVS sarà versata a dicembre 2026, indipendentemente dal risultato della votazione del 29 novembre. Che vinca il Sì o il No, le pensionate e i pensionati riceveranno la loro tredicesima. E continueranno a riceverla anche negli anni successivi. Non bisogna quindi lasciarsi spaventare: votare No non significa mettere in discussione la tredicesima AVS!
Quello su cui siamo chiamati a esprimerci è il modo in cui finanziare questa prestazione nei prossimi anni. E aumentare ancora una volta l’IVA è una scelta profondamente ingiusta e antisociale.
L’IVA colpisce infatti proporzionalmente di più chi ha redditi bassi e medi, perché queste persone devono destinare una parte maggiore delle proprie entrate ai consumi quotidiani. In un momento in cui il potere d’acquisto è già messo a dura prova dall’aumento dei premi di cassa malati, degli affitti, dei trasporti e del costo della vita, imporre un ulteriore rincaro è inaccettabile. Sarebbe per di più il secondo aumento dell’IVA in appena quattro anni e altri (per finanziare le spese di armamento) sono in discussione. È ora di dire basta!
Tanto più che l’AVS gode di buona salute finanziaria. Negli ultimi due anni ha registrato complessivamente oltre 10 miliardi di eccedenze e dispone di riserve superiori ai 60 miliardi di franchi. Sono cifre importanti, che testimoniano la solidità della nostra principale assicurazione sociale e che mal si conciliano con i continui allarmi sul suo presunto dissesto finanziario.
Del resto, non è certo la prima volta che si cerca di dipingere il futuro dell’AVS a tinte fosche. Da decenni assistiamo regolarmente alla pubblicazione di proiezioni catastrofiste, che annunciano deficit insostenibili e un sistema previdenziale sull’orlo del collasso. Previsioni che, alla prova dei fatti, sono state ripetutamente smentite o ridimensionate dall’evoluzione effettiva dei conti. Le entrate dell’AVS sono cresciute più di quanto previsto e la sua situazione finanziaria si è dimostrata spesso ben più solida di quanto lasciassero intendere gli scenari più pessimisti. Pochi anni fa, per influenzare una votazione, si sono addirittura fornite proiezioni ufficiali sbagliate!
Questo non significa negare le sfide legate all’invecchiamento della popolazione o sostenere che il finanziamento dell’AVS non debba essere pianificato sul lungo periodo. Significa però rifiutare che si utilizzino sistematicamente le previsioni più allarmistiche per giustificare nuove misure che pesano sulla popolazione. Le proiezioni non sono certezze: dipendono da ipotesi sull’andamento dei salari, dell’occupazione, dell’immigrazione e dell’economia. E la storia dell’AVS dovrebbe insegnarci a trattarle con maggiore prudenza, anziché trasformarle ogni volta in un’emergenza che impone nuovi sacrifici.
Non si può continuare a evocare il rischio di un disastro futuro ignorando i risultati positivi del presente. L’AVS ha dimostrato nel corso dei decenni di essere un sistema solido, capace di adattarsi all’evoluzione economica e demografica del Paese. Non c’è quindi motivo di precipitare le decisioni e ricorrere a una nuova tassa che penalizza soprattutto chi ha meno.
Se occorre rafforzare il finanziamento dell’AVS, la strada giusta è quella dei contributi salariali, non dell’IVA. I contributi sono proporzionali al salario, sono pagati per metà dai datori di lavoro e non gravano sulle persone pensionate, che hanno già contribuito al finanziamento dell’AVS durante tutta la loro vita lavorativa. È un sistema decisamente più equo e solidale, fondato sulla ripartizione degli oneri tra lavoratori e datori di lavoro, anziché su una tassa sui consumi che colpisce indistintamente tutte e tutti, indipendentemente dalle loro possibilità economiche.
Il 29 novembre votiamo dunque NO all’aumento dell’IVA. In votazione non vi è il diritto alla 13a AVS, che è già garantita, ma un finanziamento ingiusto che farebbe pagare ancora una volta il conto alle persone con redditi bassi e medi, alle famiglie, alle pensionate e ai pensionati.