L’AVS sta bene: non c’è bisogno di un aumento dell’IVA!

A dicembre 2026, per la prima volta, sarà versata la 13a rendita AVS. È una data storica. Questa misura, ottenuta grazie a un’ampia mobilitazione popolare, sarà un importante sostegno per centinaia di migliaia di pensionati/e, perché ancora oggi le rendite del primo pilastro non assicurano un livello di vita soddisfacente. Il Parlamento ha però deciso che è necessario un finanziamento aggiuntivo, attraverso l’innalzamento dell’IVA dall’8,1% all’8,5%. L’IVA è l’imposta più antisociale: pesa proporzionalmente molto di più sui redditi bassi e medi. Questa misura colpirebbe ulteriormente il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché delle pensionate e dei pensionati. Un potere d’acquisto in forte calo da diversi anni a causa dell’inflazione, dell’esplosione dei premi di cassa malati e dell’aumento degli affitti. Recentemente è esploso anche il prezzo della benzina.

E soprattutto non vi è alcun motivo per un finanziamento supplementare, a breve termine, della 13a rendita AVS. L’AVS gode infatti di ottima salute finanziaria. Nel 2024 ha registrato un risultato positivo di 5,6 miliardi di franchi e nel 2025 di 4,4 miliardi. Inoltre, dispone oggi di un patrimonio record di 60,4 miliardi di franchi, pari al 113% delle sue spese annuali. Parlare di urgenza finanziaria è semplicemente falso!

Il finanziamento aggiuntivo alimenta il dubbio – già ampiamente diffuso dalla destra e dal padronato – che in futuro l’AVS possa avere problemi di risorse. Con l’introduzione della 13a rendita, il patrimonio dell’AVS diminuirebbe, ma in misura assolutamente sostenibile. Come ha affermato il presidente dell’USS, «non è necessario accumulare così tante riserve. Una perizia commissionata dal Consiglio federale per il progetto PV 2020 prevedeva che, con la metà delle riserve, l’AVS non correrebbe alcun rischio e raccomandava, per sicurezza, il 70% di un anno di rendita invece del 100%» (Pierre-Yves Maillard, Le Temps, 02.02.2024). Un tasso di copertura del 70% corrisponde a un patrimonio di circa 37 miliardi. Rispetto alla situazione attuale, quindi, c’è un margine di circa 23 miliardi. L’AVS è dunque in grado di autofinanziare la 13a rendita anche in futuro, sicuramente almeno fino al 2034. L’AVS è solida. Qualsiasi rafforzamento del suo finanziamento futuro non deve avvenire sulle spalle delle salariate e dei salariati. I soldi vanno cercati altrove, soprattutto nelle tasche di coloro che si sono arricchiti a dismisura grazie alle controriforme neoliberali portate avanti negli ultimi trent’anni. Una possibile fonte, per esempio, potrebbe essere quello 0,9% di contribuenti che nel 2022 deteneva il 44,12% della sostanza totale dichiarata, ossia 1’016 miliardi di franchi!

*articolo apparso su LaRegione venerdì 6 novembre 2026