Non è la prima volta, e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima. Quando non si hanno più argomenti per giustificare l’ingiustificabile, la strategia è sempre la stessa: cambiare discorso, deviare l’attenzione, buttare la palla in tribuna.
È esattamente ciò che stanno facendo i partiti politici ticinesi e i loro rappresentanti di fronte al massacro quotidiano a Gaza. Dopo qualche parola di circostanza, il solito teatrino ipocrita: “siamo tutti preoccupati”. Poi subito il cambio di bersaglio: non più il genocidio in corso, ma i manifestanti, accusati di antisemitismo, violenza, estremismo. Una manovra squallida e codarda, utile solo a screditare chi ha il coraggio di denunciare i crimini, e a coprire le proprie vergogne.
Il problema reale – che questi partiti e il Consiglio Federale si guardano bene dall’affrontare – è l’assoluta subalternità della Svizzera di fronte al governo israeliano. Al massimo, qualche dichiarazione tiepida e “omeopatica” di dispiacere, tanto per salvare la faccia. Nessuna volontà politica di condannare apertamente Tel Aviv, nessuna rottura dei rapporti diplomatici, economici e militari. In poche parole: complicità piena.
Di questo, però, non si parla. Molto più comodo e vile concentrare l’attenzione sugli “eccessi” dei manifestanti. È il solito copione di chi difende i carnefici e accusa le vittime. Vergogna!