Preventivo 2027: la continuità dell’austerità e il passivo politico di un Governo senza risposte

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Il Preventivo 2027 conferma una politica di austerità che abbiamo già respinto negli anni scorsi. Di fronte alle emergenze sociali, formative e climatiche che attraversano il Cantone, il Governo non cambia passo. Anzi, continua a far pagare il prezzo delle proprie scelte ai settori più esposti

1. Un preventivo in continuità con le politiche di austerità di quelli precedenti

Il primo dato politico che emerge dal Preventivo 2027 è la sua totale continuità con i preventivi degli anni precedenti. Non vi è un vero cambiamento di rotta rispetto ai Preventivi 2024, 2025 e 2026, che l’MPS aveva respinto e che avevano suscitato anche importanti contestazioni sul piano sociale.
I tagli decisi negli anni precedenti continuano infatti a produrre i loro effetti. Si tratta di misure divenute strutturali oppure destinate a protrarsi anche negli anni successivi. È il caso, per esempio, della riduzione del 10% nelle sostituzioni del personale, introdotta con il Preventivo 2026 e riproposta nel 2027, con effetti che si proiettano anche sul 2028. O, ancora, l’ipotesi di compensare il rincaro solo nella misura dello 0,25%: assolutamente insufficiente (alla luce dell’accelerazione in atto della inflazione) e della necessità di recupero di oltre il 3% di potere d’acquisto perso negli ultimi anni.
Non siamo quindi di fronte a un nuovo esercizio di risparmio, isolato e contingente. Siamo di fronte alla prosecuzione di una politica di austerità.
Lo stesso messaggio governativo indica in circa 157 milioni di franchi l’effetto sul Preventivo 2027 delle misure di risparmio decise negli anni precedenti, cui si aggiungono circa 47 milioni di nuovi risparmi previsti per il 2027. Ma anche questi ultimi vanno letti con attenzione: soltanto circa 7 milioni sono direttamente legati a decisioni del Gran Consiglio. Per il resto, il Consiglio di Stato dispone di un margine assai ampio per proseguire autonomamente nella propria politica di contenimento della spesa.

2. A pagare sono ancora una volta i soliti settori

Le conseguenze sono visibili in diversi ambiti.

La scuola: gruppi più numerosi invece di investimenti
Anche nel settore scolastico prosegue una logica di contenimento che contraddice le esigenze più volte evidenziate sul piano formativo.
Il Preventivo prevede, ad esempio, a partire dall’anno scolastico 2027-2028, l’estensione a 17 sedi della scuola media dell’aumento da 16 a 18 del numero di allieve e allievi nei gruppi di inglese di quarta media. Il Governo quantifica in 90’000 franchi il risparmio previsto nel 2027.
La cifra, presa isolatamente, può apparire modesta. Ma il problema è politico: anche quando si parla di scuola, la logica dominante è quella della riduzione dei costi attraverso l’aumento del numero di allieve e allievi per gruppo.
Questo avviene mentre il dibattito pubblico continua a sottolineare la necessità di rafforzare la qualità della scuola, di sostenere il lavoro dei docenti e di affrontare le difficoltà formative e sociali che emergono nelle classi. Ma, soprattutto, di mettere più risorse al servizio della scuola in questo momento di gravi difficoltà scolastiche e sociali, messo in evidenza anche dal peggioramento dei risultati dei test PISA.
E tutto questo mentre, come abbiamo già indicato, le misure di risparmio nella scuola già introdotte con i passati preventivi continuano (pensiamo, anche qui a titolo esemplificativo, alla rinuncia all’aumento dello sgravio per la docenza di classe nelle scuole medie).

Asilo: la prosecuzione di una politica di chiusura

Anche sul terreno dell’asilo e dell’accoglienza il Preventivo conferma una linea che l’MPS contesta da tempo.
Ancora una volta, invece di difendere concretamente il principio dell’accoglienza e dei diritti delle persone, il Governo prosegue sulla strada dei risparmi e delle restrizioni. Restrizioni (come quella che ha interessato la Croce rossa) che si combinano a quelle che avvengono sul nostro territorio a seguito delle politiche federali (pensiamo a quanto annunciato, anche a seguito del cambiamento di gestione, a Chiasso).
È una scelta particolarmente significativa perché riguarda persone che dispongono di strumenti assai limitati per far valere i propri diritti. E viene da chiedersi che cosa resti, nella pratica, delle proclamazioni sul valore umanitario della politica svizzera quando, sul terreno concreto, la priorità diventa quella di ridurre le prestazioni e contenere le spese.

Il sociale: il caso emblematico della LAPS

Lo stesso discorso vale per il settore sociale, a partire dalle misure che incidono sulla LAPS.
Anche qui il Governo continua a muoversi nella direzione di una riduzione delle prestazioni e di un contenimento della spesa, invece di affrontare l’aumento delle difficoltà economiche che colpiscono una parte crescente della popolazione.
L’austerità non è neutrale: quando si tagliano prestazioni sociali, quando si riduce il personale o quando si restringono gli interventi pubblici, il costo viene trasferito sulle persone e sulle famiglie.

3. Le vere emergenze non entrano nel Preventivo

Ma il problema del Preventivo 2027 è ancora più profondo.
Il Governo non si limita a proseguire una politica di austerità. Mostra di non essere in grado di affrontare (o di non volerlo fare) le grandi questioni che si sono imposte con forza nell’ultimo anno.
Basta un dato, anche simbolico: nel documento non troviamo nemmeno menzionate questioni come la violenza di genere e la canicola, temi che hanno sistematicamente occupato l’agenda delle emergenze in tutto il 2026.
E questo è particolarmente grave.
Sul fronte della violenza contro le donne, è urgente un significativo potenziamento delle risorse destinate alla prevenzione, al contrasto della violenza di genere e al sostegno alle vittime. L’aumento inquietante del numero dei femminicidi nell’anno che sta per concludersi dovrebbe spingere il governo a ritenere questo punto una vera e propria emergenza che avrebbe potuto trovare le prime risposte proprio nel Preventivo 2027. Ma sul tema non si va oltre agli annunci e alle promesse che qualcosa si farà.
Non basta quindi dichiarare che la lotta alla violenza costituisce una priorità. Una priorità politica deve tradursi in personale, servizi, strutture e risorse finanziarie.
Il Programma di legislatura riconosce formalmente l’obiettivo di rendere strutturale il sistema di prevenzione e contrasto alla violenza domestica, ma la stessa documentazione governativa indica che la nuova strategia è ancora legata all’allineamento con quella nazionale attesa tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Senza dimenticare il modo assolutamente insoddisfacente con il quale si è messo mano ad alcune misure (pensiamo al 142 nel nostro Cantone). Di fronte alla gravità del fenomeno, non è sufficiente attendere.
Lo stesso vale per la canicola e gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sulle condizioni di vita. Il Cantone dispone formalmente di obiettivi di adattamento climatico e di decarbonizzazione, ma il monitoraggio del Programma di legislatura mostra che alcune azioni previste sono ancora in sospeso. La scorsa estate ha mostrato la totale insufficienza dell’intervento pubblico a tutti i livelli.
La domanda è quindi semplice: dove sono, nel Preventivo, le risorse necessarie per affrontare concretamente queste emergenze?

4. Il problema fondamentale resta quello delle entrate

C’è poi un altro elemento che l’MPS ritiene fondamentale.
Il Governo presenta il riequilibrio delle finanze pubbliche come la priorità della legislatura. Ma il riequilibrio non può essere perseguito guardando esclusivamente alla spesa, né all’insegna del pareggio di bilancio e della diminuzione del debito pubblico.
Occorre invece interrogarsi anche sulla struttura delle entrate fiscali.
Negli ultimi vent’anni il prodotto interno lordo cantonale è passato da circa 23 a oltre 36 miliardi di franchi, con una crescita superiore al 50%. Eppure, l’evoluzione delle entrate fiscali non riflette in modo proporzionale questa crescita della ricchezza.
Il dato è particolarmente evidente per le persone giuridiche, il cui gettito ha conosciuto negli ultimi anni una forte volatilità seppure in un contesto – a lungo termine – di stagnazione; e, nelle previsioni, è indicata una fase di stagnazione o diminuzione. Per le persone fisiche, invece, il gettito è cresciuto, ma senza seguire in modo proporzionale l’aumento della ricchezza prodotta. In particolare, se non fossero state approntate misure di tagli fiscali – in particolare per gli alti redditi – la disponibilità finanziaria del Cantone sarebbe stata di gran lunga superiore.
Non si può quindi continuare a presentare il problema delle finanze cantonali come se l’unica risposta possibile fosse il contenimento della spesa pubblica.
Ricordiamo, di passata, che il debito pubblico non rappresenta per il Cantone un “onere sempre più insopportabile” come vuole la propaganda della maggioranza parlamentare. Il Cantone continuerà ad incassare oneri sul proprio patrimonio (106,6 milioni) che anche nel 2027 saranno più del doppio rispetto al costo del debito (48 milioni), con cioè un saldo positivo di 58,6 milioni).
La questione fiscale deve tornare al centro del dibattito. Gli sgravi fiscali approvati negli ultimi anni hanno ridotto il margine di manovra finanziario del Cantone proprio mentre aumentavano i bisogni collettivi. Il risultato è una contraddizione sempre più evidente: da un lato si riduce la capacità finanziaria dello Stato, dall’altro si sostiene che non vi siano risorse per affrontare i nuovi compiti. È una scelta politica, non una fatalità. Senza risposta adeguata dal punto di vista fiscale, una modifica del rapporto della distribuzione della ricchezza tra capitale e lavoro, non vi saranno risposte adeguate alle urgenze (sanità, formazione, ambiente) che pesano sulla vita delle cittadine e dei cittadini di questo Cantone.

5. Un Governo e una maggioranza parlamentare che chiudono la legislatura con un forte passivo politico

Il Preventivo 2027 arriva al termine di una legislatura durante la quale il Consiglio di Stato e la maggioranza parlamentare che lo ha sostenuto avrebbero dovuto affrontare alcune delle questioni fondamentali per il futuro del Cantone.
Il bilancio che emerge è invece quello di una maggioranza politica che non ha saputo cambiare passo. La vicenda che ha coinvolto il consigliere di Stato Claudio Zali ha mostrato nelle ultime settimane problemi politici e istituzionali che il Parlamento stesso ha ritenuto necessario affrontare.
Ma la questione non riguarda soltanto la vicenda Zali. Il problema è più generale: le forze politiche che formano la maggioranza in Governo e che dispongono della maggioranza anche in Parlamento hanno sostenuto, seppur con sfumature diverse, l’impostazione generale della politica cantonale di questi anni. Il Preventivo 2027 ne è una delle espressioni più evidenti.
Quando si tratta di contenere la spesa, la determinazione non manca. Quando si tratta di affrontare le disuguaglianze sociali, la crisi abitativa, le difficoltà della scuola, le condizioni di lavoro, la violenza di genere o gli effetti della crisi climatica, il salto di qualità non arriva.
Non si tratta quindi soltanto di chiedere al Governo un diverso atteggiamento. Il problema riguarda gli stessi rapporti di forza politici che, in Governo e in Parlamento, hanno permesso la prosecuzione di questa politica.

6. Serve un’alternativa politica

Per l’MPS il Preventivo 2027 va quindi respinto. Esso rappresenta il punto finale di una legislatura caratterizzata da un forte passivo politico: pochi cambiamenti di rotta, molta austerità e risposte insufficienti di fronte alle grandi questioni sociali, formative e ambientali.
È su questo terreno che l’MPS continuerà la propria opposizione: non per difendere lo status quo, ma per costruire un’alternativa politica e sociale, capace di cambiare le priorità del Cantone e di mettere al centro i bisogni della maggioranza della popolazione.
E sarà anche su questo terreno che l’MPS affronterà le prossime elezioni cantonali: non soltanto per contestare le singole decisioni dell’attuale maggioranza, ma per proporre un cambiamento dei rapporti di forza politici dai quali quelle decisioni dipendono.
Il Cantone ha bisogno di un’altra politica. Una politica che parta dai bisogni collettivi e individui le risorse necessarie per finanziarli. Una politica fiscale che si interroghi sulla distribuzione della ricchezza prodotta in Ticino e sulla necessità di recuperare margini finanziari.
Un’alternativa di questo tipo non può limitarsi a chiedere qualche correzione alle politiche dell’attuale maggioranza. Deve mettere in discussione le priorità che hanno guidato questa legislatura e proporre un diverso indirizzo complessivo per il Cantone.
Il Governo che presenta questo Preventivo è espressione dei rapporti di forza esistenti in Gran Consiglio. E proprio per questo il cambiamento non può essere affidato soltanto a un diverso atteggiamento dell’Esecutivo.
Le scelte fondamentali devono cambiare anche in Parlamento, e per cambiarle è necessario costruire un’alternativa politica alla maggioranza che oggi governa il Cantone, tanto in Consiglio di Stato quanto in Gran Consiglio.

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