La Commissione federale dell’energia elettrica (ElCom) ha finalmente pubblicato i dettagli relativi alle tariffe dell’energia elettrica per il 2027. Un’operazione necessaria. Infatti, le informazioni diffuse dai media ticinesi hanno tremendamente risentito della propaganda orchestrata dalle maggiori aziende di distribuzione dell’energia elettrica. Il risultato, ricercato, è stato quello di propagare tra la popolazione un messaggio positivo: le tariffe sono ancora diminuite e, nel peggiore dei casi, si sono stabilizzate.
Questa versione è stata sostenuta facendo riferimento alle tariffe degli ultimi tre anni (2025/2026/2027). Una scelta evidentemente di comodo e, a dire il vero, piuttosto manipolatoria. Per una semplice ragione: l’esplosione delle tariffe è avvenuta negli anni 2022, 2023 e 2024. Per avere una visione reale e onesta dell’andamento delle tariffe è quindi necessario misurare i risultati rispetto al 2022. Questo esercizio di confronto restituisce uno scenario piuttosto differente da quello teleguidato dalle società di distribuzione.
Vediamo concretamente quanto stiamo affermando, ricorrendo ad alcune semplici tabelle. Iniziamo dall’evoluzione delle tariffe nel periodo 2025-2027:

Ben nove società di distribuzione su undici hanno registrato, nell’arco di tempo preso in considerazione, una diminuzione delle tariffe, alcune delle quali, a prima vista, anche piuttosto consistenti. Annotiamo, però, che ben due società hanno addirittura contabilizzato un aumento delle tariffe offerte alla propria utenza. Dai dati emergerebbe un virtuosismo tariffario, riflesso di una politica aziendale volta a ricercare una riduzione dei prezzi a favore dei propri clienti. Le bottiglie di champagne vanno però rimesse in frigo se analizziamo i dati relativi all’evoluzione delle tariffe nel periodo 2022-2027:

Ecco che la realtà cambia brutalmente. Tutte le società di distribuzione del Cantone presentano aumenti decisamente pesanti, molto più consistenti delle contrazioni registrate nel periodo 2025-2027. In sostanza, gli effetti della crisi speculativa del 2022, dovuti alla liberalizzazione del mercato europeo dell’energia, non sono mai stati riassorbiti.
In gergo, questo fenomeno viene chiamato “effetto a razzo e piuma”, dall’inglese “rockets and feathers effect”: i prezzi si innalzano velocemente come un razzo, ma discendono molto lentamente, come delle piume. La questione è se, pur planando a rilento, i prezzi torneranno a quelli precedenti alla crisi. Il rischio che ciò non succeda è elevato perché, in molti casi, la discesa delle tariffe si blocca, consentendo di aumentare o mantenere a livelli elevati i profitti dei distributori di energia elettrica, molto più che nella fase precedente alla crisi.
Nei prossimi due anni, forse, assisteremo ancora a una leggera diminuzione delle tariffe. Ma, nella maggior parte dei casi, queste non ritorneranno più al livello del 2022. Fino ad attendere la prossima speculazione sui prezzi, decisi da chi controlla il mercato liberalizzato dell’energia a livello internazionale, che rilancerà verso l’alto le tariffe, riproducendo l’andamento appena descritto.
L’esempio di AIL SA: fare profitti sempre e comunque
Un esempio concreto ce lo fornisce l’azienda di distribuzione più votata alla massimizzazione dei profitti, ossia AIL SA, di proprietà della Città di Lugano. Nel 2021 questa società realizzava 165,7 milioni di franchi di ricavi dalla distribuzione di elettricità. I costi di acquisto dell’energia elettrica ammontavano a 83,3 milioni di franchi, per una differenza di 82,4 milioni di franchi.
Nel 2023, i ricavi dalla distribuzione di elettricità raggiungevano i 312,3 milioni, a fronte di costi di acquisto dell’energia elettrica saliti a 221 milioni, per un saldo positivo di 91,3 milioni di franchi. Nel 2024, i ricavi ammontavano a 328,8 milioni, mentre i costi raggiungevano i 231,9 milioni, per un saldo di 96,8 milioni. Nel 2025, il rapporto era di 283,3 milioni contro 183,9 milioni, per un risultato positivo di 99,4 milioni.
Insomma, l’aumento complessivo dei prezzi imposto da AIL SA è stato di molto superiore all’aumento dei costi di acquisto dell’energia elettrica, ciò che ha garantito al Comune di Lugano di aumentare costantemente i propri margini di profitto, ovviamente sulle spalle della popolazione. Prova ne è che, a fronte di un’erogazione di elettricità rimasta praticamente stabile dal 2021 al 2025 (1), l’utile annuale è costantemente cresciuto: 10,914 milioni di franchi nel 2021, 15,590 nel 2023, 13,895 nel 2024 e 14,867 nel 2025.
E AIL SA ha deciso un aumento delle tariffe per il 2027. L’aumento rispetto al 2026 sarà del 3,10%, pari a 0,8 centesimi per kWh. Di passaggio, sottolineiamo che AIL SA è la sola società, insieme alla piccola Cooperativa Elettrica di Faido (il cui aumento sarà dell’1,84%), ad aver aumentato le tariffe per il 2027.
Per spiegare questa politica dei prezzi, Carlo Cattaneo, direttore commerciale di AIL SA, ha fornito questa criptica spiegazione: «È un approccio diverso al tema. Noi abbiamo messo il focus sul valore assoluto, mentre altre aziende hanno posto l’accento maggiormente sulla tendenza» (LaRegione, 2.9.2026).
Affermazione incomprensibile. Il giornalista de LaRegione propone questa interpretazione: «Tradotto: AIL ha tariffe già tra le più basse, scendere ulteriormente in questo contesto sarebbe stato difficile».
Strana interpretazione. Delle undici aziende di distribuzione, AIL SA si situa al quinto posto, appena sopra la metà, nella graduatoria delle tariffe più basse (categoria H4, standard). Sul fatto di “scendere ulteriormente”, ci sembra che il concetto sia in antitesi con la scelta aziendale di AIL SA di aumentare le tariffe dal 2026 al 2027.
Un assist perfetto per Cattaneo, che afferma entusiasta: «Ora la sfida è riuscire a mantenere il costo basso». E qui si raggiunge l’apice dell’ipocrisia: a parlare è uno dei responsabili di una società che ha appena aumentato le tariffe elettriche per il nuovo anno e che, rispetto al 2022, presenta una maggiorazione dei prezzi del 20%.
L’importante è manipolare la realtà per confondere la popolazione, stordirla e continuare a garantire gli elevati profitti di AIL SA. Mentre i partiti dell’esecutivo comunale nel consiglio d’amministrazione di AIL SA continuano a spartirsi cifre impressionanti sottoforma di emolumenti di varia natura. Il portale Ticinonews (2) ha appena svelato che per il presidente del consiglio d’amministrazione, il leghista Lukas Bernasconi, «si parla di compensi fino a 90mila franchi in sei mesi», mentre il vice-presidente dello stesso organismo, il PS Filippo Zanetti, guadagnerebbe «tra i 70 e gli 80 mila franchi». Interessante anche il guadagno del segretario del CdA, Mario Antonini in quota PLR, avrebbe percepito finora «tra i 35 e i 45 mila franchi». Il membro del consiglio Paolo Beltraminelli, presidente del Centro di Lugano, avrebbe incassato «tra i 25 e i 35 mila franchi». Il municipale UDC, Marco Chiesa, ha staccato una cifra pure compresa «tra i 25 e i 35 mila franchi». E fermiamoci qui. Per il presidente Lukas Bernasconi questi «gli emolumenti non sono probabilmente la cosa più importante, la cosa più importante è la società, l’azienda, il lavoro che si sta facendo e soprattutto i risultati. (…) Questo lavoro ha portato ad avere anche dei risultati importanti». Una visione, come abbiamo visto, totalmente discutibile. I grandi risultati finanziari di AIL SA sono stati soprattutto ottenuti applicando coscientemente delle tariffe elevate, garantendosi così dei profitti costantemente eccezionali. A pagare il prezzo di questa politica aziendale è ovviamente l’utenza. Ed è attraverso questa stessa “fonte” che sono alimentati i lauti “emolumenti” dei servitori della “cosa pubblica” luganese…
*Matteo Poretti, sindacalista, è membro della direzione dell’MPS. Questo articolo è apparso sul sito naufraghi.ch il 24 settembre 2026
1.Ecco l’andamento nel dettaglio: 1’120’453 MWh nel 2021, 1’048’034 MWh nel 2023, 1’102’885 MWh nel 2024 e 1’093’165 MWh nel 2025.
2. AIL, ecc https://www.ticinonews.ch/ticino/ail-ecco-quanto-guadagnano-i-membri-del-cda-443194 o quanto guadagnano i membri del CdA
