Basta accusare la vittima d’essere l’aggressore

Tempo di lettura: 2 minuti
image_print

Il 5 ottobre, a Lens, un agente ha lanciato una granata in mezzo a un gruppo di liceali: un quindicenne ha perso la mano. In vista delle mobilitazioni di sabato 17 il ministro dell’Interno ha poi tolto la moratoria sulle granate assordanti decisa dopo quel fatto: una scelta di campo costata la mano a un altro manifestante. C’era mezzo milione di persone in piazza e a Parigi la polizia ha risposto con lacrimogeni nella metropolitana e cariche contro gruppi di liceali. In Francia, al 13 ottobre, quasi 8.000 persone erano state arrestate, l’86% delle quali minorenni; sabato scorso altri 1.200 fermi. Inoltre, due denunce per aggressione sessuale, da parte di un manifestante e di una manifestante, pesano ora su agenti in servizio l’8 ottobre. Bisognerebbe quindi avere un po’ più di senso della misura quando ci si lamenta delle «mani alzate contro un agente» o quando, giornalisticamente, si racconta ciò che succede in questi giorni in Francia, come in Spagna e in Italia, mettendo l’accento sulla questione dell’ordine pubblico e di chi paga i danni. Uno Stato che mette in cella migliaia di ragazzi e di ragazze non difende la scuola ma al massimo la svuota. I «danni» le famiglie li pagano da anni: anni di tagli, in Francia come in Ticino, ultimo cantone per spesa nella formazione, dove uno studente delle medie su due deve fare capo – se può permetterselo – a lezioni private. Il discorso andrebbe quindi ricentrato su un fatto: lottare per i propri diritti permette di ottenere risultati importanti. In quattro settimane i liceali hanno strappato 3.024 supplenti in più per 500 scuole, centinaia di assunzioni e la promessa di un emendamento alla legge di bilancio 2027. Ancora troppo poco, ma rimane il fatto che nessuna petizione o azione sindacale aveva ottenuto tanto, e la lotta è solo all’inizio. Il copione purtroppo lo conosciamo. A Lugano, il 21 febbraio, 300 antifascisti pacifici sono stati accerchiati da 200 agenti in tenuta antisommossa; il 7 marzo la polizia ha usato le telecamere cittadine per pedinare chi manifestava per Gaza. Il Ticino che stringe i denti e resiste, lotta per il diritto di mobilitarsi in difesa del proprio futuro senza essere messi dalla parte del torto quando invece i torti li si subiscono in piazza, sui posti di lavoro e nelle scuole.

articoli correlati

Lo scandalo del Manchester City è la miseria della socialdemocrazia europea

Cina. Data center vuoti: la nuova sovracapacità

Capire non è giustificare. Reprimere non è risolvere