Dalla stessa parte del banco. Il 20 novembre docenti a fianco dei giovani in sciopero

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Pubblichiamo il comunicato relativo all’assemblea dei docenti svoltasi ieri sera a Bellinzona all’insegna dello slogan “Senza risorse la scuola muore”. L’assemblea ha approvato tra le altre cose l’invito ai docenti a mobilitarsi il prossimo 20 novembre. Di seguito, anche il testo della risoluzione adottata e il volantino che da oggi viene distribuito nelle scuole. (Red)

Ieri sera, mercoledì 21 ottobre, l’Associazione docenti della scuola media superiore (ADSMS), l’ErreDiPi (Rete per la Difesa delle Pensioni) e il Movimento della Scuola (MdS) si sono riuniti al Liceo di Bellinzona con colleghe e colleghi di tutti gli ordini di scuola, dalle scuole comunali al liceo e al professionale, per discutere della situazione della scuola ticinese.
L’assemblea ha approvato all’unanimità la risoluzione Senza risorse la scuola muore, che proclama il 20 novembre giornata di mobilitazione nelle scuole ticinesi.

Scuola dell’infanzia ed elementare: un impegno di lungo periodo

La serata si è aperta con il cri du cœur di un docente di scuola elementare, stupito che si chieda un massimo di 18 allievi per classe: per lavorare bene alle elementari, ha detto, bisogna ridurre ancora più drasticamente il numero di allievi per classe, perché la situazione sta precipitando.

È tutto il suo racconto ad averci colpiti. Sapevamo che alla scuola elementare e alla scuola dell’infanzia il lavoro è difficile: classi sempre più ardue da gestire, casi sempre più complessi, una sfida che a volte diventa quasi insostenibile. Sapevamo che chi vi insegna guadagna meno che negli altri ordini di scuola, a fronte di un lavoro almeno pari, e che non stacca mai, nemmeno durante la pausa pranzo. Sapevamo che tante colleghe e tanti colleghi lasciano l’insegnamento prima della pensione e che spesso non riescono a partecipare alle nostre riunioni, perché sono a casa a stilare rapporti e a preparare la programmazione del giorno dopo. 
Ma ieri sera la sincerità, quasi la disperazione, di quelle parole ci ha toccati da vicino. Siamo pronti ad accogliere questo grido: la risoluzione chiede ora un massimo di 12-18 allievi/e per classe, a seconda del settore scolastico, e migliorare le condizioni di lavoro nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare sarà l’obiettivo di lungo termine delle tre associazioni.

20 novembre: insieme ai giovani

Yannick De Maria, membro dell’ErreDiPi e granconsigliere del PS, ha presentato all’assemblea lo sciopero nazionale della gioventù e delle studentesse e degli studenti, che il 20 novembre si terrà in Svizzera e in diversi paesi europei. I giovani protestano contro i tagli all’istruzione e il carovita, e contestano che si risparmi su scuola e servizi pubblici mentre crescono le spese militari. Non sono soli: in Francia liceali e docenti si mobilitano insieme da inizio ottobre; a Bruxelles, il 9 ottobre, 30’000 persone hanno manifestato contro i tagli. È la stessa richiesta che docenti e personale scolastico vicini all’ErreDiPi portano avanti da mesi, vista dall’altra parte del banco.

La giornata si svolgerà in due momenti. La mattina, nelle sedi. Nei licei e nelle scuole professionali si cercherà di collaborare con le ragazze e i ragazzi (laboratori, discussioni, assemblee), oppure ci si mobiliterà in parallelo, secondo gli accordi presi in ciascuna sede. Nelle scuole medie, elementari e dell’infanzia si chiede a docenti e personale di manifestare la propria adesione anche solo con striscioni, cartelli e fotografie di gruppo. Il pomeriggio, tutte e tutti in piazza: docenti, personale della scuola, genitori, personale dell’Amministrazione cantonale, pensionate e pensionati sono invitati a Bellinzona, alla stazione FFS, per il pranzo in comune alle 12 e il corteo con le studentesse e gli studenti alle 15.

Una protesta di docenti accanto a quella dei giovani non solo è possibile: è doverosa, e ha più forza.

La risoluzione e il volantino

Il Governo ha tagliato sulla scuola nel 2024, nel 2025 e nel 2026 e annuncia nuovi interventi per il 2027. Eppure il Ticino spende già per la formazione 323 franchi per abitante in meno della media dei cantoni: circa 343 milioni in tre anni. Ogni taglio si paga in classe: sezioni fino a 23-25 allievi/e, un onere d’insegnamento tra i più alti d’Europa e, in alcuni settori, 12 classi e 240 allieve e allievi da seguire per un solo docente.

Con la risoluzione l’assemblea chiede al Consiglio di Stato e al DECS: 

  • una spesa per la formazione pari almeno alla media intercantonale;
  • un massimo di 12-18 allievi/e per classe, a seconda del settore scolastico;
  • 4 ore-lezione d’insegnamento in meno, più 2 per i compiti istituzionali;
  • salari allineati alla media svizzera e il rincaro riconosciuto ogni anno;
  • più risorse di sostegno per ogni sede;
  • il coinvolgimento dei docenti nelle riforme, fin dall’inizio.

La risoluzione invita inoltre i collegi dei docenti a sostenere la giornata.

Il volantino Dalla stessa parte del banco porta la mobilitazione nelle sedi e ricorda un’altra minaccia: l’iniziativa dell’UDC «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», che vuole circa 580 posti in meno in cinque anni.

Senza risorse la scuola muore. Il 20 novembre docenti, personale e giovani saranno dalla stessa parte del banco, e in piazza.

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