È importante ricordare che la questione dell’addebito dei costi di polizia agli organizzatori di manifestazioni non riguarda soltanto la Confederazione. Anche in Ticino l’MPS ha sollevato il problema nel ricorso contro la nuova Legge sulla polizia, approvata dal Gran Consiglio il 21 aprile 2026. Il ricorso, presentato al Tribunale federale il 9 settembre 2026, contesta tra l’altro proprio la possibilità di far ricadere sugli organizzatori i costi degli interventi di polizia durante le manifestazioni politiche, sindacali o religiose.
Va inoltre richiamato alla memoria che l’escalation viene non di rado provocata dalla stessa polizia e dalla relativa direzione dell’intervento. Di regola, alla polizia viene poi riconosciuta un’interpretazione privilegiata della situazione, anche per dimostrare la propria integrità. La manifestazione di Berna ne è un buon esempio: la polizia riferì di due manifestanti leggermente feriti e di 18 agenti feriti. La stampa borghese riprese praticamente subito queste cifre senza metterle in discussione. In realtà, come mostrano diverse inchieste, i manifestanti feriti furono oltre 300, alcuni dei quali in modo grave. (Red.)
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Secondo il Parlamento svizzero, chi manifesta dovrebbe pagare le spese della polizia. Il 24 settembre 2026 il Consiglio degli Stati ha confermato la decisione del Consiglio nazionale. All’origine di questa massiccia limitazione della libertà di riunione vi è la manifestazione per la Palestina dell’11 ottobre 2025. Ciò che viene presentato come «principio di causalità» rischia di trasformarsi in uno strumento di pressione finanziaria contro le manifestazioni politiche e quindi in una pesante limitazione della libertà di riunione.
Ancora una volta, i media borghesi mostrano immagini di bandiere palestinesi al vento, di manifestanti con la kefiah e di nuvole di fumo rosso sopra il centro storico di Berna. Questa volta, però, le immagini della manifestazione per la Palestina dell’11 ottobre 2025 dovrebbero suscitare nei lettori qualcosa di più della semplice indignazione morale. Dovrebbero convincere i lettori della necessità di una drastica limitazione della libertà di riunione da parte della Confederazione.
Dopo l’approvazione da parte delle due Camere del Parlamento, ora spetterebbe al Consiglio federale elaborare un progetto su come, in futuro, i costi per la sicurezza di una manifestazione possano essere scaricati sui suoi organizzatori.
Naturalmente, nessun organizzatore di una manifestazione di grandi dimensioni può garantire che tutte le persone presenti rispettino il consenso della manifestazione. A prescindere da questo, le manifestazioni potrebbero essere deliberatamente sabotate con l’obiettivo di dissanguare finanziariamente gli avversari politici. Ma non è tutto. A decidere i costi per la sicurezza di una manifestazione non sono gli organizzatori, bensì principalmente la polizia. L’entità e il costo del dispositivo dipendono dalla discrezionalità della polizia cantonale competente. Il Parlamento mette quindi nelle mani della polizia competente uno strumento per punire direttamente sul piano finanziario qualsiasi uso sgradito del diritto di manifestare.
Con questa proposta non vengono trasferiti ai responsabili costi aggiuntivi secondo il principio di causalità. Il fatto che i danni materiali siano a carico dei rispettivi responsabili è già da tempo disciplinato dallo Stato di diritto. Qui, invece, si minacciano concretamente persone private politicamente attive di rovina finanziaria qualora continuino a voler esercitare i propri diritti fondamentali.
È significativo che il panorama politico svizzero, che ama distinguersi dalle autocrazie di questo mondo proprio per il proprio attaccamento alla libertà, approvi una simile limitazione dei diritti fondamentali. Ancora più notevole è che i politici borghesi rinuncino ai propri e proclamati valori liberali e democratici a causa di una manifestazione che è costata ai contribuenti appena un millesimo di quanto sia finora costato il fallito tentativo della Confederazione di acquistare nuovi aerei da combattimento: 1 milione contro 1,1 miliardi di franchi svizzeri. (Situazione a settembre 2026.)
*militante della sezione di Berna dell’MPS/BFS
