Pubblichiamo il testo della interrogazione presentata oggi dai deputati dell’MPS in merito all’offensiva di investimenti da parte delle grandi imprese dell’IA sul mercato obbligazionario svizzero. E delle possibili conseguenze – per gli investitori e in particolare per le casse pensione – nel caso di un possibile (dai più ormai ritenuto probabile) scoppio della bolla finanziaria creatasi in questi ultimi due anni. (Red)
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L’IPCT ha acquistato obbligazioni dei giganti statunitensi dell’intelligenza artificiale? Quali rischi per gli assicurati e per le loro pensioni?
Secondo uno studio [1] della Banca cantonale di Zurigo (Zürcher Kantonalbank, ZKB), pubblicato lo scorso 12 ottobre, il mercato obbligazionario in franchi svizzeri sta attraversando una fase di espansione senza precedenti. Nel 2025 sono state emesse 558 nuove obbligazioni, per un volume complessivo di circa 124 miliardi di franchi, un record che testimonia la crescente importanza di questo mercato.
Uno degli sviluppi più significativi del 2026 è rappresentato dall’arrivo dei grandi gruppi tecnologici statunitensi, protagonisti della corsa all’intelligenza artificiale (IA). Come sottolinea la ZKB, «l’ingresso delle grandi aziende tecnologiche statunitensi nel mercato obbligazionario in franchi» costituisce una svolta importante. In particolare, «Amazon ha emesso obbligazioni per un valore di 2,8 miliardi di CHF, entrando così nella Top 30 dei maggiori emittenti, mentre Alphabet ha collocato obbligazioni per un valore di 3 miliardi di franchi». Secondo la banca, «l’elevato fabbisogno di finanziamenti per gli investimenti nelle infrastrutture di intelligenza artificiale ha reso il mercato in franchi svizzeri un’importante piattaforma di finanziamento per i gruppi tecnologici».[2]
Non è affatto escluso che questa tendenza prosegua e si rafforzi nei prossimi mesi, con nuove emissioni e l’arrivo di altri grandi gruppi tecnologici statunitensi.
Come ha spiegato il professor Sergio Rossi sulle colonne de laRegione, una delle ragioni principali di questo fenomeno risiede nel livello particolarmente basso dei tassi d’interesse svizzeri rispetto a quelli statunitensi, europei e britannici. Infatti, in «Svizzera i tassi d’interesse sono notevolmente inferiori a quelli negli Stati Uniti, nella zona euro o nel Regno Unito. Per Alphabet, Amazon e le altre aziende nel campo delle Big Tech emettere obbligazioni in franchi costa meno: in dollari pagherebbero tassi magari doppi. Raccolgono così somme ingenti in franchi, che poi convertono in dollari».[3]
In altre parole, il mercato finanziario svizzero viene sempre più coinvolto nel finanziamento della gigantesca corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale, con tutti i rischi che questa operazione comporta.
Le grandi società tecnologiche, soprattutto statunitensi, stanno infatti investendo somme astronomiche nello sviluppo dell’IA. Si tratta di investimenti che richiedono enormi quantità di energia elettrica, acqua, infrastrutture, semiconduttori e capacità di calcolo, con conseguenze ambientali e sociali sempre più pesanti.
Attorno all’IA si è sviluppata una campagna propagandistica senza precedenti, che promette una rivoluzione della produttività, una nuova fase di crescita economica e profitti straordinari. Dietro queste promesse si nasconde tuttavia una realtà assai più contraddittoria. I benefici economici e il controllo delle tecnologie tendono a concentrarsi nelle mani di pochi grandi gruppi capitalistici, mentre i costi, i rischi e le conseguenze sociali e ambientali vengono sempre più spesso scaricati sulla collettività.
Come sottolinea l’economista Martin Hart-Landsberg in un articolo pubblicato sul sito del Movimento per il socialismo, «le ingenti spese per le infrastrutture dell’IA – data center, hardware e software associati – sottraggono fondi ad altri settori che ne hanno bisogno e alimentano una bolla speculativa sul mercato, alimentata dall’entusiasmo per l’IA». Le cifre riportate dall’economista sono impressionanti: «Negli Stati Uniti, le spese di investimento annuali per l’IA delle quattro maggiori aziende tecnologiche – Alphabet (società madre di Google), Amazon (Jeff Bezos), Meta (Mark Zuckerberg) e Microsoft (CEO dal 2024 Satya Nadella) – sono passate da 150 miliardi di dollari nel 2022 a 360 miliardi nel 2025, per poi raggiungere, secondo le stime, i 650 miliardi di dollari quest’anno». [4]
Si tratta di una crescita vertiginosa, che solleva interrogativi fondamentali sulla sostenibilità economica di questi investimenti e sulla loro effettiva capacità di generare, nel medio e lungo periodo, ricavi sufficienti a giustificarli.
L’entità degli investimenti è tale che persino gruppi tecnologici dotati di enormi disponibilità finanziarie ricorrono sempre più frequentemente all’indebitamento per finanziare la propria espansione.
Il problema centrale, tuttavia, riguarda la redditività dell’intero sistema economico che si sta costruendo attorno all’IA.
Hart-Landsberg richiama in particolare la situazione di OpenAI e Anthropic, due delle principali società sviluppatrici di modelli di intelligenza artificiale generativa, che «non hanno ancora registrato profitti. Il motivo è semplice: i loro modelli sono costosi da addestrare e da far funzionare, ma per incoraggiare le aziende a utilizzarli, hanno offerto ai clienti abbonamenti gratuiti o fortemente sovvenzionati. Di conseguenza, come ha affermato un analista del settore, i fornitori di IA “stanno dilapidando i loro soldi”».
L’economista prosegue sottolineando che «non sorprende quindi che ChatGPT abbia registrato una perdita di 5 miliardi di dollari nel 2024 e di 35 miliardi di dollari nel 2025. Le previsioni indicano perdite ancora maggiori nel 2026. Anthropic sta seguendo la stessa strada».[5]
Queste cifre, riportate dall’autore sulla base delle informazioni e delle stime disponibili, illustrano la dimensione delle risorse finanziarie assorbite dal settore.
Il problema non riguarda soltanto le società che sviluppano direttamente i modelli di IA. Esiste infatti una forte interdipendenza tra queste imprese e i grandi gruppi tecnologici che costruiscono e gestiscono le infrastrutture informatiche necessarie al loro funzionamento.
Se le prime non dovessero riuscire a generare ricavi sufficienti per sostenere la crescente domanda di potenza di calcolo, anche la redditività degli investimenti realizzati dai grandi fornitori di infrastrutture potrebbe essere seriamente compromessa.
È proprio questa interdipendenza a rendere particolarmente preoccupante l’attuale corsa all’indebitamento.
Come ricordato nell’articolo di Hart-Landsberg, il Financial Times del 5 ottobre 2026 ha segnalato un crescente nervosismo degli investitori. Secondo il quotidiano britannico, «negli ultimi mesi, gli investitori hanno richiesto un premio per il rischio più elevato per prestare denaro alle aziende tecnologiche che investono migliaia di miliardi di dollari nello sviluppo di sofisticati modelli di IA, spinti dal timore che i loro ingenti investimenti di capitale non si traducano in attività redditizie nel lungo periodo. Gran parte di questa ondata di indebitamento servirà a finanziare l’acquisto di chip all’avanguardia, il cui prezzo continua ad aumentare giorno dopo giorno».[6]
Si sta dunque creando una situazione nella quale investimenti sempre più ingenti vengono finanziati anche attraverso un crescente indebitamento, mentre la capacità di ottenere ritorni economici adeguati rimane tutt’altro che garantita.
Il rischio è quello di una spirale nella quale le società tecnologiche sono spinte a investire sempre di più per mantenere le proprie posizioni sul mercato, alimentando aspettative di crescita e profitti che potrebbero rivelarsi largamente sovrastimate.
Qualora queste aspettative venissero deluse, potrebbero verificarsi forti correzioni dei valori di mercato, difficoltà di rifinanziamento e, nei casi più gravi, problemi di solvibilità per le imprese maggiormente esposte.
Le conseguenze non resterebbero necessariamente circoscritte al settore tecnologico. Considerata la dimensione degli investimenti, l’intreccio tra le società coinvolte e il ruolo assunto dai mercati finanziari nel loro finanziamento, una crisi dell’IA potrebbe trasmettersi ad altri comparti dell’economia mondiale.
Il giornalista economico Romaric Godin, in un articolo pubblicato su Mediapart, ha messo in guardia proprio contro questo pericolo: «l’intero edificio finanziario e materiale che si sta costruendo in questo momento rischia di crollare. La fuga in avanti attuale rappresenta quindi un pericolo considerevole. L’IA non solo rappresenta una follia ecologica e sociale, ma potrebbe anche condurre il mondo verso una nuova crisi decennale, mentre non siamo ancora usciti da quella del 2008».[7]
È precisamente a questo punto che la questione assume una rilevanza diretta per la Svizzera e, in particolare, per il Canton Ticino.
Come abbiamo visto, i grandi gruppi tecnologici statunitensi hanno iniziato a raccogliere miliardi di franchi sul mercato obbligazionario svizzero. Tra i potenziali acquirenti di questi titoli figurano banche, assicurazioni, fondi d’investimento e casse pensioni, istituzioni che gestiscono patrimoni considerevoli e che sono costantemente alla ricerca di rendimenti adeguati.
Il professor Sergio Rossi, nell’intervista pubblicata da laRegione, ha richiamato l’attenzione proprio su questo aspetto: «bisognerebbe sapere chi ha comprato queste obbligazioni, ma i dati non sono pubblici. Si può presumere che una parte sia stata acquistata da istituzioni finanziarie in Svizzera: banche, fondi d’investimento e, non da ultimo, casse pensioni e assicurazioni».
Per queste istituzioni, osserva Rossi, «sono dei titoli comodi dato che, essendo in franchi, non comportano alcun rischio di cambio». Tuttavia, aggiunge il professore, «se la bolla dell’intelligenza artificiale scoppia – e prima o poi scoppierà – i prezzi di queste obbligazioni crollano perché tutti vendono, e chi le detiene registra delle perdite che potrebbero essere miliardarie. Il danno può arrivare persino prima dello scoppio».[8]
Si tratta di un avvertimento che non può essere sottovalutato. L’assenza del rischio di cambio non significa infatti assenza di rischio finanziario. Il valore delle obbligazioni può diminuire a seguito di un aumento dei premi per il rischio, di un deterioramento della situazione finanziaria dell’emittente, di un declassamento del suo merito creditizio o di un peggioramento delle condizioni generali dei mercati.
Una crisi del settore dell’IA potrebbe quindi provocare perdite anche importanti per gli investitori che detengono questi titoli, soprattutto qualora fossero costretti a venderli in una fase di forte ribasso.
Nel caso estremo di un’insolvenza dell’emittente, le perdite potrebbero essere ancora più gravi.
Naturalmente, non tutte le obbligazioni comportano gli stessi rischi, né una crisi dell’IA determinerebbe automaticamente l’insolvenza di grandi gruppi diversificati come Amazon o Alphabet. Proprio per questo risulta indispensabile conoscere la natura esatta dei titoli acquistati, la loro scadenza, il loro merito creditizio, la loro concentrazione nei portafogli e i rischi effettivamente assunti.
La questione diventa ancora più delicata quando riguarda le casse pensioni.
Queste ultime non amministrano capitali destinati alla speculazione, ma il risparmio previdenziale accumulato da lavoratrici e lavoratori nel corso di una vita professionale. La loro responsabilità fondamentale consiste nel garantire, nel lungo periodo, il finanziamento delle prestazioni pensionistiche.
Eventuali perdite importanti sui mercati finanziari possono peggiorare la situazione patrimoniale degli istituti previdenziali e contribuire a determinare pressioni per nuove misure di risanamento, maggiori contributi o riduzioni delle prestazioni future, nei limiti previsti dalla legislazione.
Il rischio politico e sociale è evidente: ancora una volta, potrebbero essere le lavoratrici e i lavoratori, attraverso i loro diritti pensionistici, a sopportare almeno una parte delle conseguenze di scelte finanziarie dalle quali traggono principalmente beneficio i grandi gruppi economici e finanziari.
Senza dimenticare che eventuali difficoltà degli istituti previdenziali potrebbero essere utilizzate per rilanciare ulteriormente le pressioni padronali a favore di un innalzamento dell’età di pensionamento o di un peggioramento delle condizioni previdenziali.
È in questo contesto che riteniamo urgente fare piena luce sulla situazione dell’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT). Alla luce di queste considerazioni, chiediamo al Consiglio di Stato:
1. L’IPCT detiene attualmente obbligazioni emesse da grandi gruppi tecnologici statunitensi impegnati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, in particolare Amazon, Alphabet, Microsoft, Meta o altre società direttamente coinvolte nel finanziamento delle infrastrutture dell’IA?
2. In caso affermativo, a quanto ammonta il valore complessivo di questi investimenti, espresso in franchi e in percentuale del patrimonio dell’IPCT? Si chiede di distinguere, per quanto possibile, gli importi investiti per singolo emittente, indicando il valore nominale, il valore di mercato e le relative scadenze.
3. L’IPCT detiene questi titoli anche indirettamente, attraverso fondi d’investimento, mandati di gestione patrimoniale, fondi indicizzati o altri strumenti finanziari? In caso affermativo, è possibile quantificare l’esposizione complessiva, diretta e indiretta? Qualora tali informazioni non fossero immediatamente disponibili, si chiede che vengano richieste ai gestori patrimoniali interessati.
4. Nel caso siano stati effettuati investimenti di questo genere, sulla base di quali criteri e valutazioni sono state assunte le relative decisioni? Quali considerazioni sono state svolte in merito alla solidità finanziaria degli emittenti, alla loro capacità di rimborso, alla redditività attesa e ai rischi connessi agli ingenti investimenti nell’IA?
5. La direzione dell’IPCT ha elaborato un’analisi specifica dei rischi finanziari legati alla possibile formazione e allo scoppio di una bolla speculativa nel settore dell’intelligenza artificiale? In caso affermativo, quali sono state le principali conclusioni?
6. L’IPCT ha valutato quali potrebbero essere le conseguenze di una forte correzione dei mercati finanziari legati all’IA sul valore delle obbligazioni eventualmente detenute? Sono state effettuate analisi di scenario o prove di stress per stimare le possibili perdite e le relative conseguenze sulla situazione patrimoniale dell’istituto?
7. Il Consiglio di amministrazione dell’IPCT è stato informato dell’eventuale presenza di questi investimenti e dei rischi specifici che comportano? Ha avuto modo di discuterne e di valutare se siano compatibili con la politica d’investimento e con gli obblighi di prudenza che devono caratterizzare la gestione del patrimonio previdenziale?
8. Nel caso l’IPCT detenga tali obbligazioni, quale strategia intende adottare rispetto alla loro permanenza nel portafoglio? Sono stati definiti criteri o condizioni che potrebbero determinarne una riduzione o una vendita anticipata, qualora i rischi finanziari del settore dovessero aumentare?
9. Alla luce delle preoccupazioni espresse da diversi economisti e analisti finanziari, non ritiene la direzione dell’IPCT opportuno valutare una riduzione o una dismissione delle eventuali posizioni obbligazionarie maggiormente esposte ai rischi legati all’IA, nell’interesse delle persone assicurate?
10. Qualora l’IPCT non detenga attualmente obbligazioni emesse dai grandi gruppi tecnologici statunitensi impegnati nell’IA, prevede di acquistarne nel prossimo futuro, direttamente o indirettamente? Oppure intende astenersi da simili investimenti in considerazione dei rischi descritti?
11. Nel caso siano previsti futuri investimenti di questo genere, il Consiglio di amministrazione sarà preventivamente coinvolto in una valutazione specifica dei rischi, compresi quelli derivanti dall’elevato indebitamento e dalle incertezze sulla redditività degli investimenti nel settore dell’IA?
12. Più in generale, non ritengono gli organi competenti dell’IPCT che, di fronte alle crescenti incertezze finanziarie e ai rischi speculativi legati all’intelligenza artificiale, sia necessario adottare un orientamento particolarmente prudente, evitando investimenti che potrebbero mettere a repentaglio il patrimonio previdenziale e, di conseguenza, gli interessi delle persone assicurate?
[1] Zürcher Kantonalbank (ZKB), CHF-Anleihenmarkt verzeichnet Rekordzuwachs, 12 ottobre 2026.
[2] Ibidem.
[3] laRegione, 17 ottobre 2026
[4] Martin Hart-Landsberg, I giganti della tecnologia e dell’IA: comprendere per affrontare il loro monopolio, Movimento per il socialismo, ottobre 2026. Testo dell’articolo. Intervento presentato alla conferenza Ecosocialismo 2026 e pubblicato originariamente dal sito australiano Green Left il 4 ottobre 2026.
[5] Ibidem
[6] Romaric Godin, L’IA, ou la chasse aux gains de productivité fantômes, Mediapart, 6 aprile 2026.
[7] laRegione, 17 ottobre 2026, dichiarazioni del professor Sergio Rossi, cit.
