Le ragioni opposte di un No all’IVA

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La 13ª AVS è una conquista sociale. Il popolo l’ha approvata chiaramente nel marzo 2024 e la prima rendita supplementare sarà versata nel dicembre prossimo. La 13ª AVS non è dunque oggetto della votazione del 29 novembre. In votazione vi è esclusivamente il suo finanziamento: il Parlamento propone di finanziarla, in parte, attraverso un aumento dello 0,4% dell’IVA. È su questa scelta che siamo chiamati a pronunciarci e sulla quale diciamo No.
Ma la questione va posta in una prospettiva più ampia. Non si tratta soltanto di respingere questo aumento: occorre mettere in discussione la logica fiscale che da anni sposta il peso dell’imposizione verso i consumi.
L’IVA è infatti un’imposta strutturalmente antisociale. Colpisce ogni acquisto, indipendentemente dal reddito di chi paga. Per chi dispone di un salario basso o di una pensione e deve destinare quasi tutto il proprio reddito alle spese quotidiane, il peso dell’IVA è proporzionalmente maggiore. Chi dispone di redditi elevati ha invece maggiori possibilità di risparmio e investimento.
La Svizzera ha un’IVA molto bassa rispetto ai Paesi europei: l’aliquota normale è oggi dell’8,1%, contro una media UE di circa il 22%. Questo dato non dovrebbe però diventare un argomento per aumentarla ogni volta che occorrono nuove entrate. Al contrario, dovrebbe spingerci a difendere una fiscalità fondata maggiormente sulla capacità contributiva.
È qui che emerge anche la posizione della destra. Anche il PLR invita a votare No all’aumento dell’IVA, ma per ragioni diverse dalle nostre. La sua opposizione non nasce da una critica all’IVA in quanto imposta sui consumi. La linea liberale è anzi, da anni, quella di ridurre l’imposizione federale diretta e di spostare il peso verso l’imposizione indiretta
Per questo il PLR si oppone anche all’aumento dei contributi salariali destinati all’AVS e insiste sulla necessità di contenere la spesa e di intervenire sulle prestazioni. Il rischio è evidente: negando nuove entrate e rifiutando anche un maggiore finanziamento attraverso i contributi, si finisce per restringere progressivamente lo spazio finanziario dell’AVS e per alimentare l’idea che, domani, le sue prestazioni debbano essere ridotte.
La posizione della sinistra e del movimento sindacale dovrebbe essere opposta. Se l’AVS ha bisogno di maggiori risorse, il principio deve essere quello della solidarietà: chi dispone di maggiori redditi e patrimoni deve contribuire maggiormente. Non è accettabile che il finanziamento della previdenza sociale venga scaricato soprattutto sui consumi e quindi, proporzionalmente, su chi ha meno.
E non si tratta soltanto dell’AVS. Un altro aumento dell’IVA è già all’orizzonte: il progetto federale per il finanziamento delle maggiori spese militari prevede infatti un aumento temporaneo dello 0,5%. La prospettiva è quindi quella di ricorrere nuovamente all’imposta sui consumi ogni volta che occorrono nuove risorse.
È questa logica che dobbiamo contestare. Non vogliamo una spirale di aumenti dell’IVA. Vogliamo una fiscalità progressiva, fondata sulla capacità contributiva e non sul consumo.
Il 29 novembre, dunque, non si voterà se la 13ª AVS debba esistere: questo è già stato deciso dal popolo. Si voterà come finanziarla. Votare No all’aumento dell’IVA significa rifiutare questo meccanismo di finanziamento e aprire la strada a soluzioni più eque.
Difendere la 13ª AVS significa anche difendere il principio secondo cui la solidarietà deve essere finanziata da chi ha maggiori possibilità di contribuire.

* articolo apparso sul quotidiano LaRegione lunedì 5 ottobre 2026

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