Venerdì 2 ottobre è andato in scena il primo risultato dell’evento che ha scosso la politica nello Stato spagnolo, con la votazione in Parlamento dei due Decreti che il governo aveva varato nel tentativo di dare una risposta al movimento per la casa. Entrambi i testi erano stati negoziati in fretta e furia e rappresentavano il tentativo del PSOE e dei suoi alleati di compiere un’ultima mossa per non arrivare già sconfitti al ciclo che, inevitabilmente, si aprirà nelle prossime settimane. La tensione sociale introdotta dalla questione abitativa nella vita della maggioranza della popolazione si è trasformata in tensione politica grazie all’intervento efficace del Sindacato degli Inquilini, allo sfratto di Maricarmen come evento fondativo e alla pressione esercitata nelle strade. Oggi la politica spagnola avanza inevitabilmente verso un’altra fase e il voto al Parlamento rappresenta un passaggio di questa transizione.
Un passaggio, ma non uno qualunque. La lotta del movimento ha portato la politica nelle strade e ha costretto le istituzioni a manovrare: dall’approvazione in Consiglio dei ministri fino alle trattative e al voto parlamentare. L’intero corpo politico dello Stato è stato scosso in questi giorni e non ha smesso di aprire nuovi fronti di lotta, il che ha rappresentato la sua scelta più efficace, alla luce del vicolo cieco in cui si è imbattuto il percorso istituzionale. Già da alcuni giorni, persino prima che il Consiglio dei ministri desse avvio al processo legislativo poi naufragato ieri, il movimento aveva iniziato a lanciare la parola d’ordine dello sciopero generale e a preparare le manifestazioni, affinché la spinta della lotta non venisse meno con il fallimento del governo. Questo sabato 3 ottobre si sono svolte manifestazioni con centinaia di migliaia di persone in tutto lo Stato, e più di mezzo milione a Madrid. Gli appelli alla mobilitazione sociale si moltiplicano in tutto il Paese con una forza che non diminuisce, ma assorbe la rabbia collettiva per il fallimento istituzionale. Ci troviamo in un momento inedito di radicalità politica e sociale, nel quale le masse accettano e condividono le critiche ai partiti del governo progressista per la loro inerzia e la loro retorica vuota.
Le forze parlamentari, nel frattempo, si sono mosse lungo una traiettoria prevedibile: la sinistra ha nuovamente affidato tutto a una maggioranza variabile che, ancora una volta, non è riuscita a formarsi per imporre le proprie proposte, mentre la destra e l’estrema destra ripetono i loro vecchi – e falsi – mantra sulla liberalizzazione e sulla costruzione immobiliare su larga scala. È importante sottolineare che queste destre, pur non rinunciando a un tono incendiario e vedendo avvicinarsi la possibilità di occupare la Moncloa, non riescono del tutto a imporre i propri messaggi e hanno senza dubbio perso terreno rispetto alla situazione di alcune settimane fa, quando la crisi di Ceuta era il tema centrale della politica nazionale.
In questo contesto, una potenzialità particolarmente forte è rappresentata dalla flessibilità e dall’apertura che si stanno delineando nell’Acampada di Sol e che sembrano essere un tratto distintivo di questo nuovo ciclo di mobilitazione. A differenza dell’atteggiamento reattivo nei confronti delle organizzazioni politiche che il movimento sociale ha mostrato in altri momenti, l’impulso che si apre ora appare disponibile a relazionarsi con i partiti, per quanto di sinistra possano essere, e a discutere senza pregiudizi di idee di rottura totale con il capitalismo. In questo senso, il movimento per la casa è stato intelligente e agile nel mantenere una posizione flessibile, evitando al tempo stesso i tentativi di cooptazione da parte delle forze politiche, in particolare di quelle che fanno parte del governo. In questo modo, il calcio d’inizio di questo nuovo ciclo nasce attorno alla questione abitativa con una potenzialità nuova e con una capacità di relazione che segneranno l’emergere di una nuova generazione militante.
Lo scenario si apre ora in un contesto difficile da interpretare: da una parte, è evidente che si conclude la fase dei governi progressisti che si sono alimentati fondamentalmente della paura dell’ultradestra; dall’altra, non possiamo ancora sapere come si svilupperà una congiuntura nella quale sono presenti molti elementi, a cominciare dal calendario elettorale. Se Sánchez decidesse di convocare le elezioni politiche generali, la sinistra di governo cercherà di fagocitare il movimento per la casa e di alimentarsi della sua spinta per attenuare il disastro elettorale annunciato, ma non sembra facile che ci riesca dopo aver messo in scena la propria impotenza durante la trattativa sui decreti. È prevedibile che la destra riesca a formare un governo e che avvii, come già fece nel 1996 e nel 2011, un periodo di intensa attività normativa che si tradurrà in un vero e proprio attacco alle classi popolari.
Noi dobbiamo essere chiari: in una fase di sconfitta della sinistra istituzionale, non bisogna mettere toppe ai partiti che hanno formato il governo, ma recuperare gli interessi delle classi lavoratrici e porli al di sopra delle sigle che li hanno monopolizzati in questi anni. Il Sindacato degli Inquilini ha saputo aprire una breccia in un momento molto difficile, quando la crescita della destra sembrava inevitabile, e lo ha fatto attraverso una linea radicale capace di mobilitare i settori giovanili. Il compito ancora da svolgere è costruire nuove esperienze politico-elettorali che abbiano come obiettivo il ripristino dei legami organizzativi delle classi popolari, per raggiungere una maggioranza sociale strutturata su tutti i fronti, dal basso e dall’alto. In questo processo, gli appuntamenti elettorali sono momenti importanti, nella misura in cui rappresentano una condensazione dell’attività politica, ma dobbiamo evitare di ridurre il politico all’elettorale e lavorare in ogni momento per raggiungere forme di organizzazione che non si limitino al terreno elettorale, ma aspirino a costituire un ampio polo di classe che lotti in tutte le sfere della politica. In definitiva, si aprono scenari mutevoli e ciò che cerchiamo è costruire una forza di classe capace di sfruttare i tempi rapidi per compiere salti, avanzamenti rapidi verso le posizioni politiche che favoriscono la maggioranza.
*Juanjo Álvarez e Raúl Camargo sono militanti di Anticapitalistas. L’articolo è apparso sulla rivista Viento sur il 3 ottobre 2026
