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La conferenza stampa del Municipio di Lugano di giovedì 18 febbraio ha certo un gran merito; spazza via ogni ambiguità, se mai fosse stato il caso, sul fatto che c’è una sola alternativa possibile: ingoiare integralmente il progetto megalomane confezionato a esclusivo vantaggio degli investitori privati, in primis Credit Suisse, oppure rifiutare tutta l’operazione speculativa.

Per l’esecutivo luganese non ci sono alternative. Compatto, rimanda al mittente qualsiasi proposta di “spacchettamento” del progetto, in particolare le proposte che vengono da settori che vorrebbero si cominciasse per il momento limitandosi ai soli contenuti sportivi. La strategia è chiara: creare spaccature all’interno del PLR, sostenitore principale della linea “gradualista”, facendo emergere i franchi tiratori necessari per trovare una maggioranza favorevole al PSE.

La presa di posizione dell’esecutivo luganese è limpida: o passano gli interessi degli investitori privati, a scapito di quelli presenti e futuri della collettività luganese, oppure sarà il cataclisma, soprattutto sportivo, con la relegazione del FC Lugano in Challenge League.

Va innanzitutto ricordato che i responsabili di questa configurazione, se effettivamente essa esiste, sono esclusivamente le autorità politiche luganesi, le quali, come ammesso nella stessa conferenza stampa, è da dieci anni – 10 anni! – che lavorano sul progetto e riescono ad arrivare a mezzanotte meno uno con progetto speculativo e inaccettabile, oltretutto scandalizzandosi e vilipendendo coloro che intendo usare i diritti democratici fondamentali. In verità, l’accordo generale di partenariato pubblico privato (PPP) può essere tranquillamente cestinato. Basterebbe ricordare, per farlo a cuor leggero, che solo pochi mesi fa è stato presentato al Municipio un progetto, chiavi in mano, di 58,8 milioni di franchi per la costruzione dello stadio, riattivabile in tempi stretti, ampiamenti sufficienti per rispettare la scadenza della Swiss Football League!

Se le autorità politiche luganesi avessero veramente a cuore le sorti del FC Lugano e dei ragazzi che praticano il calcio, si sarebbero dati la pena di elaborare e presentare un piano alternativo, diametralmente opposto a quello esclusivamente immobiliare in discussione. E invece nulla. Solo la cattedrale nel deserto da 350 milioni di franchi (almeno). Incompetenza o compiacenza? Oppure entrambe?

L’uscita mediatica dell’esecutivo luganese dimostra un altro aspetto fondamentale della questione. E cioè che non ci sono alternative al referendum per fermare questo progetto distruttivo, a livello finanziario, sociale e ambientale. Il fatto che il PLR tenti di far passare la sua proposta di “spacchettamento” del PSE, è comprensibile; ma se non passerà, l’unica scelta coerente, dopo aver giustamente criticato e sottolineato l’insostenibilità finanziaria di questo progetto, sarà quella di sostenere il lancio del referendum già annunciato dall’MPS.

Infine, chiediamo agli “Amici del Credit Suisse” di palazzo Civico di indicare correttamente – come fatto con l’aeroporto… – quale sarebbe la base scientifica della loro affermazione secondo la quale la creazione di un centinaio di appartamenti – magari di standing medio-alto – e 18’000 m2 di nuovi spazi amministrativi e di un nuovo stadio con palazzetto possano «rendere il progetto una vera e propria dinamo capace di trasformare e di dare impulso all’economia locale». E già che ci sono dovrebbero anche spiegare alle cittadine e ai cittadini di Lugano come il PPP costituisca «la chiave di volta che permette agli enti pubblici di realizzare opere importanti tutelando la solidità delle casse comunali»! Che spieghino dove intendendo trovare i 10,8 milioni che per 27 anni (come minimo) serviranno per pagare il ritorno dell’investimento realizzato dal Credit Suisse.

Infine, il Municipio dovrebbe anche prendere posizione in merito al fatto che questa “multinazionale bancaria” si sia inserita nel progetto a tempo ampiamente scaduto, dopo il famoso “triplice fischio finale”. Se è così facile calpestare le regole, uno sport che sembra molto in voga a palazzo Civico, meglio allora non fissarne alcuna. Almeno si evita il rischio di cadere nel ridicolo, condizione tollerabile durante il breve periodo carnevalesco, ma non oltre.

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