Un sì l’8 marzo contro il dumping. Forza!

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Una caratteristica fondamentale che uno Stato dovrebbe possedere per essere definito civile si constata anche dalla condizione sociale e lavorativa in cui vivono le donne. Uno Stato, per essere definito civile, dovrebbe avere la volontà di applicare tutte le leggi a sua disposizione o introdurne di nuove per lottare contro ogni forma di discriminazione. E ancora: in uno Stato che possa essere definito tale non dovrebbero esistere disparità e lo Stato di diritto dovrebbe essere sempre garantito.

Ciò che ho descritto sembrerebbe quasi utopico e porta (ahimè) ancora tante donne a credere, per svariati motivi, che sia impossibile vivere in una società del genere. Anche nella “civilissima” Svizzera tali discriminazioni dovrebbero essere superate, malgrado una legge costituzionale del 1981, “rinforzata” nel 1996, che le vieta. La realtà, però, qui in Ticino è ben diversa.

Se poi si aggiunge una falsa e ridondante narrazione da parte della destra padronale e conservatrice, ecco che aspirare a migliori condizioni di vita per chi vive del proprio salario diventa difficile. Pur riconoscendo che a livello politico siano stati compiuti piccoli passi nella lotta contro queste svariate forme di abuso, tuttavia non è sufficiente e la questione della disparità salariale rimane un tema centrale.

Guadagnare un salario dignitoso e privo dell’effetto dumping (pressione dei salari al ribasso) sarebbe un efficace strumento di emancipazione per combattere varie forme di violenza, come quella economica che subiscono le donne. Abbiamo un mercato del lavoro fuori controllo e votare Sì l’8 marzo all’iniziativa anti-dumping è fondamentale, oltre che un gesto di responsabilità e di solidarietà verso le persone più svantaggiate, tra cui tante donne.

*testo apparso sul quotidiano LaRegione venerdì 27 febbraio 2026

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