Il salario minimo in Ticino è entrato in vigore nel 2021 con una forchetta tra 19.00 e 19.50 franchi l’ora. Secondo la tabella di marcia prevista, al 1° gennaio 2026 la forchetta è salita a 20.00 – 20.50 franchi, pari a un aumento nominale complessivo del 5,2% rispetto al 2021.
In termini reali, però, la situazione è diversa. Nello stesso periodo l’indice dei prezzi al consumo (che non include i premi di cassa malati, una delle voci che più pesano sui bilanci delle economie domestiche) è aumentato di circa il 7,5%. Ciò significa che il salario minimo, nonostante l’aumento nominale, ha perso circa il 2,5% di potere d’acquisto. In altre parole, con il salario minimo attuale si compra mediamente meno di quanto si potesse comprare nel 2021.
Nei prossimi anni la forchetta, è questo il contenuto del “compromesso” accolto dalle istanze del PS in cambio del ritiro della iniziativa popolare sul salario minimo, dovrebbe salire in tre tappe fino a 21.75 – 22.25 franchi nel 2029, cioè circa +8,7% rispetto a oggi. Sulla carta questo aumento permetterebbe di recuperare il 2,5% di potere d’acquisto perso e di avere un margine di circa il 6% per assorbire futuri aumenti dei prezzi. Tuttavia questa prospettiva dipende in modo decisivo dall’andamento dell’inflazione nei prossimi anni.
Il “compromesso” tra Partito Socialista, partiti borghesi e padronato prevede infatti che fino al 2030 non vi sia alcuna compensazione del rincaro. In pratica, gli adeguamenti previsti non sono legati direttamente all’evoluzione dei prezzi. Questo significa che, se l’inflazione dovesse rivelarsi più elevata del previsto, il potere d’acquisto del salario minimo potrebbe continuare a erodersi.
Se tra il 2026 e il 2030 l’inflazione fosse in media attorno all’1,5% annuo – una stima relativamente prudente rispetto agli ultimi anni – l’aumento programmato del salario minimo verrebbe quasi interamente assorbito dal rincaro. In termini reali ciò significherebbe una sostanziale stagnazione del potere d’acquisto del salario minimo introdotto nel 2021, nonostante gli aumenti nominali previsti.
In altre parole, senza un meccanismo di adeguamento al rincaro, gli aumenti programmati rischiano di limitarsi a inseguire l’inflazione invece di migliorare realmente le condizioni salariali. E va ricordato che, per chi vive con salari molto bassi, anche piccole variazioni dei prezzi – dall’energia agli affitti, fino ai premi di cassa malati – incidono in modo particolarmente pesante sul bilancio familiare. A rimetterci saranno solo i bassi salari: l’inflazione è uno dei principali nemici dei lavoratori e delle lavoratrici, un virus che rischia di acquisire forza delle guerre imperialiste in atto (dall’Ucraina all’Iran).
Scommettere su un’inflazione molto bassa è possibile, ma alla luce delle attuali tensioni internazionali, dell’incertezza energetica e delle trasformazioni dell’economia globale appare una scommessa tutt’altro che priva di rischi — probabilmente assai più che puntare su una vittoria dell’iniziativa in una votazione popolare.
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