Pubblichiamo la presa di posizione dell’associazione ErreDiPi in merito alla vicenda del docente di scuola media arrestato nelle scorse settimane e accusato di atti sessuale con alcune minorenni. (Red)
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Erredipi esprime forte preoccupazione per quanto emerso in relazione al recente caso che ha portato all’arresto di un docente di scuola media. Pur nel pieno rispetto del lavoro della magistratura, riteniamo necessario evidenziare alcune criticità sistemiche che questo episodio porta nuovamente alla luce. Questo caso non è un semplice fatto di cronaca, ma un ennesimo campanello d’allarme che mette in discussione la capacità delle istituzioni scolastiche e del Dipartimento di prevenire e affrontare comportamenti inappropriati.
Ancora una volta emerge la dinamica, purtroppo ricorrente, del “si sapeva, ma non si parlava”. Questo silen-zio non è mai neutrale: crea le condizioni per normalizzare comportamenti inopportuni e, come in questo caso, penalmente rilevanti. Sembra che la segnalazione sia avvenuta quando sono emersi atti sessuali con minori, cioè quando la situazione aveva già superato una soglia gravissima e irreversibile. Eppure, il docente era attivo nella sede da dieci anni e già si parla di altre potenziali vittime. È difficile non chiedersi se si sarebbe potuto intervenire prima, se alcuni segnali di disagio — che oggi appaiono evidenti — fossero stati colti con la necessaria attenzione e tempestività.
Un altro elemento riguarda la tempistica dell’informazione e della presa a carico della comunità scolastica. L’arresto del docente è avvenuto il 17 marzo, mentre la comunicazione ufficiale è stata inviata solo il 1° aprile. Sappiamo che parte del ritardo è stato motivato da indicazioni della magistratura e della polizia. Ma questo non può diventare un alibi per l’assenza di una strategia comunicativa e di accompagnamento. In questo lasso di tempo le voci su quanto stava avvenendo sono girate totalmente incontrollate, le famiglie, gli allievi e i docenti sono stati lasciati soli a gestire domande e paure. La scuola ha perso credibilità proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere un punto di riferimento. Anche quando esistono vincoli giudiziari, è compito dell’istituzione non lasciare la comunità scolastica disarmata. La trasparenza non è un optional: è una responsabilità politica.
Ora il DECS e la direzione della scuola hanno dichiarato di essere “vicini” e “a disposizione” di famiglie e docenti. Si tratta però di dichiarazioni vaghe senza che sia chiaro quali sono le vere risorse disponibili e messe a disposizione con quali tempi e modalità. Non basta dichiarare vicinanza e presa a carico se non ci sono risorse strutturate, se non c’è un piano di intervento, se non c’è un coordinamento chiaro. Così la vicinanza rischia di diventare un semplice esercizio retorico.

Dopo il caso di Lugano il Dipartimento ha introdotto un nuovo protocollo di segnalazione. In questo caso la segnalazione alla magistratura è partita proprio dal Dipartimento, ma, come detto prima, quando i fatti avevano assunto una gravità inaudita. Il problema principale di questa procedura risiede infatti nella responsabilità che viene messa sulle direzioni delle sedi. È da lì che devono passare le segnalazioni e ci pare verosimile il rischio, al di là di lodevoli eccezioni, che le direzioni possano temporeggiare, esitare per non voler “mettersi contro” un docente, per evitare conflitti interni, perché conoscono le persone coinvolte, perché temono ripercussioni sulla reputazione della scuola. È pure possibile che le vittime stesse, specie se molto giovani, possano essere restie, almeno in un primo momento, a confidarsi con la direzione della propria scuola.
In queste condizioni, i protocolli diventano strumenti fragili, inefficaci e talvolta inutilizzabili. È necessario che ci siano spazi di segnalazione esterni e indipendenti, non subordinati alla gerarchia scolastica, organismi che garantiscano imparzialità, protezione e trasparenza. È necessario potenziare la formazione e la prevenzione. La cultura del rispetto non la si costruisce con un documento PDF: la si costruisce con strutture che funzionino, con responsabilità chiare e con la certezza che chi segnala non sarà lasciato solo.
Questo caso dimostra che il sistema scolastico ha bisogno di una riforma culturale e organizzativa profonda. Non bastano protocolli, non bastano dichiarazioni di vicinanza, non bastano comunicati tardivi. Serve una scelta politica chiara: mettere al centro la sicurezza, la dignità e il benessere di chi vive la scuola, e dotare le istituzioni degli strumenti necessari per farlo davvero.
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